martedì, 25 aprile 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Paolo Cristoni e Graziella Giovannini
L’Italia Riformista non si è fermata col Referendum
Pubblicato il 20-01-2017


La risposta sta nelle dichiarazioni di Renzi all’Italia, al popolo, a se stesso e alla sua famiglia. Se Egli vorrà essere un politico serio, oltre che lavoratore senza ombre dovrà comportarsi così: fermezza e conseguente presa d’atto del principio basilare della democrazia, il consenso o il dissenso degli elettori, sempre più attenti e sensibili a partire dagli interessi legittimi, dal loro status sociale (benessere o regressione), fisico (lavoro e convivenza), morale (rapporti di scambio su religione e politica), istituzionale (soggiacere al corpus delle leggi e pretesa di incidere non solo sull’elezione ma sulla gestione del potere pubblico)

Un vecchio comunista mi ha detto: “Ho sognato che Renzi chiama Bersani e lo invita ad unirsi a lui per preparare una legge che ci porti alle elezioni nel 2018”. Poi ha votato no.

Mi sembra una sintesi stringata di ciò che può avvenire nel PD. Ma non basta perché si torni al proporzionale cioè all’inizio della democrazia parlamentare: occorre pensare a uno schema di governo di coalizione chiarito all’inizio e rispettoso nelle persone e nei programmi, in cui i leader veri sia assumano il compito di tradurre la democrazia  entro canoni di efficienza, efficacia  e voglia di promuovere il futuro indirizzando, proponendo, battagliando sulle idee di progresso e di equilibrio sociale.

L’uso del cosiddetto volere “Web” è quanto di più populista, arretrato, preclusivo di ogni miglioramento: li viene fuori ogni bassezza fino all’insulto. Non la ricerca del consenso e dell’interesse generale bensì un indirizzo univoco, una gestione di pochi su tutti gli altri.

L’insulto, la demonizzazione, la contrapposizione permanente dell’uomo pubblico investito di potere è quanto di più squallido la democrazia del tweet mette in evidenza.

E’ su questo punto che la battaglia si sposta dai numeri ai contenuti, non si tratta di venire a patti con queste situazioni, vanno combattute con la strategia delle idee, non ci sono patti con chi insulta, denigra, demonizza.

E’ una mentalità politica partita con tangentopoli, cavalcata da PCI, PDS,DS, PD e fatta propria dal comico che ha trovato in una mini identità come questa, l’insieme del mondo dai “No blog” agli anarchici, alla destra fascista e parte dei grillini e dei leghisti, tutti felici di aver stampato il marchio dell’odio contro Renzi.

L’Italia riformista deve sapere che questo è un prezzo da pagare.

Il centro-sinistra sa che altri pezzi del suo elettorato devono emendarsi da questi difetti e quando la crisi morde, i più indifesi, i più bisognosi, i senza lavoro, i minacciati dal regresso sociale non sono aggregabili nell’immediato alle politiche riformiste ma è su questi strati di popolazioni che si debbono indirizzare politiche e programmi. Così il centro-sinistra del 41% può aprire un varco per andare avanti!

Paolo Cristoni Graziella Giovannini
Segreteria Provinciale PSI Modena

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Parto dalle parole di chiusura “Così il centro-sinistra del 41% può aprire un varco per andare avanti !”, che mi sembrano essere l’ennesima conferma che il votare SI’ al Referendum del 4 dicembre veniva di fatto inteso come l’adesione al progetto teso a far nascere il Partito della Nazione, ma il nome è tutto sommato secondario, ossia un soggetto politico che avrebbe continuato ad avere quali baricentro il PD, non fosse altro che per ragione di numeri e proporzioni.

    Ma quando poi si dice che va combattuta “una mentalità politica partita con tangentopoli, cavalcata da PCI, PDS,DS, PD…”, mentalità che non mi sembra mai venuta meno nei confronti dei socialisti, e di chi li guidò fino agli anni di Tangentopoli – come dimostrano le persistenti ostilità all’ipotesi di dedicargli una strada – mi par di intravvedere una qualche contraddizione, e neppure piccola, nel voler appunto convivere e collaborare con chi non pare essere molto ben disposto verso i socialisti.

    A me sembra che il futuro dei socialisti vada ricercato fuori da quel “corpo” del 41%, e lo vedrei piuttosto nell’ambito di un sistema elettorale di marca proporzionale, che non li costringa e li vincoli in alleanze fisse e “ideologiche”, quelle cioè che si stabiliscono “a prescindere”, ma permetta invece di aderire a coalizioni sulla base dei rispettivi programmi, mantenendo quella autonomia attraverso la quale poter esprimere la propria identità riformista.

    Riformismo che può essere apprezzato anche “quando la crisi morde”, cioè già in questa fase, se è in grado di formulare proposte concrete per dar riposta ai problemi dei nostri giorni, che è poi anche il modo più naturale per far fronte al “populismo”, verosimile figlio della incapacità a fornire tali risposte da parte della politica tradizionale, senza volerlo far passare come il “male assoluto”.

    Col proporzionale si pone ovviamente la questione della soglia di sbarramento, nonché delle preferenze, dal momento che c’è chi non le guarda con favore, e pure quella di assicurare la governabilità, ma credo che si possano avere idee al riguardo, vi sia cioè maniera di trovare il giusto punto di equilibrio tra i diversi “parametri”.

    Paolo B. 24.01.2017

Lascia un commento