martedì, 23 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, per la deflazione a febbraio l’assegno
si alleggerisce
Pubblicato il 29-01-2017


Pensioni

TRATTENUTA SULL’ASSEGNO A FEBBRAIO

Da febbraio tutti i titolari di un assegno previdenziale fino a 1.450 euro lordi, dovranno restituire una quota della rivalutazione del 2015. La differenza negativa verificatasi per effetto dell’adeguamento dell’inflazione riconosciuto ai pensionati è stato nel 2015 dello 0,3%, mentre a consuntivo è risultato che i prezzi sono aumentati solo dello 0,2%. Quindi i pensionati si trovano a dover restituire lo scarto del’0,1%.

L’entità della cifra da restituire è limitata. Intorno ai 15 euro una tantum per gli assegni lordi intorno ai 1.500 euro. Mentre per le pensioni al minimo la perdita è di euro 6,50 all’anno e di 13 euro per un trattamento pensionistico da 1.000 euro.

Con un accordo informale tra governo e Inps, la restituzione dovrebbe avvenire in quattro rate, la prima presumibilmente a marzo. I sindacati dei pensionati hanno chiesto e continuano a chiedere un correttivo in corsa, ma nessuno sta facendo barricate.

Lo Spi Cgil nelle settimane scorse aveva chiesto al ministro Giuliano Poletti un intervento, magari con un emendamento al Milleproroghe. Il prelievo è limitato, ma – protestano i pensionati Cgil – rischia di «incidere sulle pensioni basse». Non tutti sono d’accordo. Il meccanismo di recupero dell’inflazione ha regole precise ed è normale che in caso di un caro vita inferiore alle attese non ci siano rimborsi. E che questi vengano restituiti se sono stati corrisposti erroneamente. C’è dell’altro a penalizzare chi ha un assegno, ha spiegato Romano Bellissima, segretario della Uil pensionati. «In 30 anni abbiamo perso il 30% del potere di acquisto delle pensioni». Tra le cause, anche il paniere Istat sulla base del quale si calcola l’inflazione. «Non è adeguato a misurare lo stile di vita dei pensionati e quindi non registra in modo corretto le variazioni di prezzi dei prodotti» consumati dagli anziani. La soluzione passa da un paniere ad hoc per i pensionati, da affiancare a quello di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo. Idea che ogni tanto si riaffaccia. «C’è la disponibilità da parte del governo di valutare la fattibilità. Non è un’anomalia, in molti paesi europei esiste già», ha aggiunto il sindacalista. Il potere di acquisto delle pensioni è un problema sentitissimo in Italia. Una recente indagine di Allianz Global Assistance ha rilevato che il 26% degli ex lavoratori pensa di trasferirsi all’estero. Tra tante notizie negative per i pensionati, il 2017 ha riservato ai pensionati anche qualche buona nuova. Il Milleproroghe ha previsto che da febbraio le pensioni saranno pagate il primo giorno «bancabile» del mese. Altra buona notizia, da quest’anno scompare il contributo di solidarietà previsto per le pensioni oltre i 90mila euro (dal 6 al 18%). La legge di Stabilità non ha prorogato il prelievo introdotto dal governo Monti.

Inps

IL CASELLARIO DELL’ASSISTENZA

Il 25 marzo 2015 è entrato in vigore il decreto interministeriale n. 206/2014 che contiene le modalità attuative del Casellario dell’assistenza: una Banca dati per la raccolta delle informazioni e dei dati relativi alle prestazioni sociali corrisposte da tutti gli enti centrali dello Stato, gli enti locali, gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.

In altre parole, il Casellario dell’Assistenza è un nuovo servizio dedicato prevalentemente agli enti locali e altri enti pubblici, erogatori di prestazioni sociali, per alimentare e consultare l’archivio amministrativo, gestito dall’Inps, mediante la raccolta, conservazione e gestione dei dati relativi ai beneficiari di prestazioni sociali.

Con l’acquisizione di informazioni complete sarà infatti possibile programmare gli interventi sociali in maniera più rispondente ai bisogni concreti dei cittadini, valutare la spesa sociale a livello locale e nazionale, ottenendo al contempo risparmi e una migliore gestione della spesa pubblica, nonché effettuare monitoraggi e controlli sulla legittimità delle prestazioni erogate.

Gli Enti interessati e coinvolti nell’operazione sono difatti espressamente tenuti a trasmettere telematicamente all’Inps i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati, per la realizzazione di una base conoscitiva volta a perfezionare la migliore amministrazione della rete dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse.

La prima sezione del Casellario, la Banca dati delle prestazioni sociali agevolate (Psa), condizionate all’Isee, già disciplinata dal decreto ministeriale 8 marzo 2013, integralmente recepito dal sopra citato decreto interministeriale 206/2014, è stata avviata con il decreto direttoriale n. 8 del 10 aprile 2015. Mentre ottenuto il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Agenzia delle entrate e del Garante per la protezione dei dati personali, l’Inps ha formalmente adottato il decreto direttoriale n. 103 del 15 settembre 2016, che ha dato operativamente avvio alle altre due Banche dati che compongono il Casellario:

la Banca dati delle prestazioni sociali (Ps) e la Banca dati delle valutazioni multidimensionali (Vm). Quest’ultima Banca dati è articolata a sua volta in tre sezioni corrispondenti a tre distinte aree di utenza:

infanzia, adolescenza e famiglia (Sinba); disabilità e non autosufficienza (Sina); povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio (Sip). Tale modulo sarà oggetto di apposita sperimentazione.

Voucher

ECCO LE MODIFICHE ALLO STUDIO DEL GOVERNO

Riduzione dei tempi di incasso del rimborso per i datori di lavoro da 1 anno a 6-3 mesi; riduzione del tetto per i lavoratori da 7mila a 5mila euro all’anno e dei settori di applicazione o, in alternativa, un intervento che escluda i lavoratori contrattualizzati dalla possibilità di usufruire dei buoni per il lavoro accessorio. Obiettivo, stroncare l’abuso di alcune imprese che destinano i voucher al pagamento degli straordinari dei dipendenti. Sono queste, a quanto ha appreso e reso noto l’Adnkronos, le modifiche alle norme sui buoni per il lavoro accessorio a cui lavorano i tecnici del governo, indipendentemente dalla decisione assunta dalla Corte costituzionale sul referendum sul Jobs Act. Una delle correzioni a cui lavorano i tecnici del governo è la riduzione del tempo di incasso del rimborso del voucher da parte del datore di lavoro da un anno, come previsto dalle norme attuali, possibilmente a 6 o 3 mesi, aggredendo così gli abusi delle aziende che una volta dopo essere state oggetto di un’ispezione riprendono il ‘nero’ e alla conclusione dell’annualità chiedono il rimborso del voucher. La seconda modifica allo studio punta a ridurre da 7mila a 5mila euro o meno il tetto di reddito annuo. Una modifica pressoché irrilevante in termini tecnici visto che dati alla mano il reddito medio pro capite annuo dei voucher finora staccati è pari a 250 euro, ma che mira ad chiudere polemiche strumentali sul tema. Polemiche che hanno accompagnato tutta la breve vita dell’operazione voucher: un intervento che interessa 40mila lavoratori. Terza modifica sul tavolo, ma di difficile realizzazione, è la limitazione dei settori in cui si possono usare i voucher. Ma, qualora non si riuscisse a limitare i settori che ricorrono ai buoni di lavoro, si potrebbe introdurre, più realisticamente, un correttivo ‘trasversale’, cioè che interessi tutti i settori, vietando l’uso dei voucher per i lavoratori contrattualizzati. Un abuso questo che consisteva nel pagare con i buoni lavoro gli straordinari dei dipendenti stabili. Intanto si attendono i risultati della tracciabilità, intorno a febbraio. Dopodiché si predisporrà l’intervento normativo. Dati questi che saranno degli indicatori per definire le correzioni in quanto daranno un quadro chiaro e un identikit delle imprese che usano i voucher, in termini di ripetitività e settori.

I tempi – Dovrebbero arrivare dopo febbraio le correzioni del governo ai voucher. A quanto ha riferito l’Adnkronos, l’esecutivo aspetta di vedere i risultati della tracciabilità, attesi appunto il mese prossimo, e poi predisporrà il testo definitivo. Ancora da decidere quale sarà il veicolo di intervento, se dl o altro. I dati sulla tracciabilità sono infatti cruciali per definire le correzioni in quanto daranno un quadro chiaro e un identikit delle imprese che usano i voucher, in termini di frequenza e settori.

Poletti, revisione necessaria – “In relazione alle prime evidenze registrate dal monitoraggio sui voucher il governo considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero”. Sono le parole con cui il ministro del lavoro, Giuliano Poletti ha annunciato al Senato il prossimo provvedimento del governo sui buoni per il lavoro accessorio.

Fisco

AGENZIA ENTRATE CAMBIA GIOCO

”Guardie e ladri è un gioco che non funziona più”. La deterrenza è l’ultimo strumento, dopo aver messo in campo ”tutti gli strumenti a disposizione per costruire un rapporto di fiducia” con i contribuenti. Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi , ha recentemente scritto un editoriale pubblicato nella rivista interna dell’amministrazione ‘Pagine on line’, per spiegare ai dipendenti che bisogna spostare l’attenzione sulla ”persona” intesa come ”soggetto, meritevole di ascolto, anziché mero oggetto delle nostre lavorazioni”. ”Solo grazie al vostro contributo si potrà rendere effettivo e concreto il cambiamento che sicuramente tutti auspichiamo”, dice Orlandi. Compliance sarà la ”parola d’ordine”, ”il cuore” e ”le fondamenta” di una ”rinnovata strategia” che, ha spiegato Orlandi, prevede un ”percorso di ridefinizione dei rapporti con i contribuenti, ancora più improntati ai principi di trasparenza e rispetto reciproco”. L’Agenzia ”è geneticamente programmata per affrontare i cambiamenti”, dalle modifiche organizzative ai cambiamenti culturali. Oggi, ha evidenziato Orlandi, occorre fare ”un ulteriore salto di qualità sia nella strategia sia nella nostra impostazione culturale”. ”Dobbiamo interiorizzare il concetto che il nostro compito non è inseguire le mere violazioni formali per sanzionarle severamente”. Secondo il direttore bisogna ”abbandonare ogni atteggiamento autoritativo: le persone che abbiamo di fronte sono generalmente in buona fede”. Il contrasto va indirizzato solo verso quei soggetti ”con volontà di sottrarsi ai propri doveri nei confronti della collettività, dobbiamo impiegare le nostre energie migliori verso i fenomeni significativi di evasione”. Diversamente, contro gli evasori ”consapevoli e incalliti utilizzeremo giustamente, e in modo vigoroso, gli strume nti a nostra disposizione”. ”Allora sì che il nostro intervento sarà un’azione virtuosa e legittima nell’interesse della comunità”. Solo così, ha sottolineato ulteriormente Orlandi, ”potremo ribaltare un’ingiusta percezione negativa del nostro lavoro, che invece da sempre si fonda su principi di integrità morale, correttezza e imparzialità”.

Consulenti del lavoro

CROTONE PROVINCIA CON PIU’ ALTO TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Vibo Valentia è la provincia italiana con il tasso di occupazione più basso (appena il 35,8% nella fascia tra i 15 e i 64 anni) mentre Bolzano si conferma quella con il tasso più alto (71,4%); Prato la provincia con la percentuale più alta di residenti immigrati (20%) mentre Crotone registra il più alto tasso di disoccupazione in generale (32,2%, quasi il triplo della media italiana) e Cosenza il più alto per la disoccupazione giovanile femminile (84,4%). Sono alcuni dei dati contenuti nel ‘primo rapporto sulle dinamiche del mercato del lavoro nelle province e nelle grandi città italiane’ dell’osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro. Se si guarda alle grandi città il comune che ha il tasso di occupazione più alto è Bologna con il 70,9% mentre Napoli ha la maglia nera con solo il 36,2% delle persone tra i 15 e i 64 anni che ha un lavoro. L’Osservatorio ha elaborato un indice sintetico di efficienza del mercato del lavoro (affiancando al tasso di occupazione anche il tasso di non neet, il rapporto tra i tassi di occupazione di uomini e donne, la quota di occupati con alte qualificazioni e la quota dei contratti standard) che vede al top della classifica la provincia di Milano, seguita da Bologna, Trieste e Monza-Brianza (Bolzano è quinta). In fondo alla classifica c’è Agrigento (solo il 27,9% degli occupati ha alte qualificazioni e la metà degli impieghi totali non è standard), preceduta da Barletta-Andria-Trani e Crotone. L’Osservatorio fa anche un focus sul lavoro immigrato nelle grandi città sottolineando come il tasso d’occupazione degli stranieri (66,6%) sia mediamente (nei 13 grandi comuni considerati) superiore di 9 punti percentuali rispetto a quello degli italiani (57,4%). Il divario è particolarmente rilevante a Napoli con un tasso di occupazione degli stranieri (58,3%) di quasi 24 punti superiore a quello degli italiani nel comune (34,8%), a Bari (72,1% contro 46,7% degli italiani), a Palermo (64,6% contro il 39,9% degli italiani) e a Catania (68,1% contro 39,4%). A Milano dove i tassi di occupazione si equivalgono quasi (69,4% tra gli italiani, 72,9% gli immigrati) i lavoratori stranieri sfiorano un quarto del totale (24,6%) mentre a Verona superano il 20%. Il livello d’istruzione degli occupati italiani, nel confronto europeo, è molto basso: quasi un terzo ha conseguito al massimo la licenza media (31,8%; 17,8% nella media EU-28), ma con quote drammatiche nel Mezzogiorno e in particolare nella provincia Nuoro dove più della metà dei lavoratori non ha completato la scuola dell’obbligo (55,1%). Solo il 21% degli occupati è laureato (33,4% nella media europea): la quota più elevata si registra nella provincia Roma (29,9%), anche per la presenza numerosa di dipendenti pubblici, seguita da Milano (28,7%), quella più bassa nelle province di Sondrio (11,6%) e di Medio Campidano (12,5%). Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia (40,3%), rileva ancora l’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, è pari al doppio di quello della media europea (20,3%, 7,2% in Germania), ma presenta differenze drammatiche tra le province: se in quella di Medio Campidano due terzi dei 15-24enni attivi non hanno trovato un’occupazione (74,7%), in quella di Bolzano si trova in questa condizione solo l’11,9% dei giovani, con una differenza tra i due tassi di 63 punti percentuali. Il risultato eccezionale della provincia di Bolzano è dovuto principalmente alla larga diffusione dell’apprendistato duale per la qualifica e il diploma professionale che consente ai giovanissimi appena usciti dalle medie di studiare e imparare contemporaneamente un mestiere attraverso un lavoro retribuito.

Istat

CALO INATTIVI SALE TASSO DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione a novembre torna a salire nonostante la crescita dell’occupazione. Il valore, spiega l’Istat, si attesta all’11,9% in aumento di 0,2 punti su base mensile e di 0,5 punti rispetto a novembre 2015, al livello più alto dopo giugno 2015. I disoccupati salgono a quota 3.089.000, in aumento di 57.000 su ottobre e di 165.000 su novembre 2015. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre calano di 93.000 unità su ottobre e di 469.000 su novembre 2015. Il tasso di inattività è ai minimi storici (34,8%).

La disoccupazione giovanile risale al 39,4% – A novembre il tasso di disoccupazione giovanile sale al 39,4%, in aumento di 1,8 punti percentuali rispetto al mese precedente, e tocca così il livello più alto a partire da ottobre 2015. Lo rileva l’Istat nell’analisi della fascia di età tra 15 e 24 anni. Il tasso di occupazione giovanile diminuisce di 0,1 punti percentuali, mentre quello di inattività – che include anche le persone impegnate negli studi – cala di 0,6 punti.

Novembre, +19.000 occupati su mese, +201.000 anno – A novembre gli occupati in Italia sono aumentati di 19.000 unità rispetto a ottobre (+0,1%) e di 201.000 unità su novembre 2015 (+0,9%). Lo rileva l’Istat spiegando che l’aumento riguarda le donne e le persone ultracinquantenni. Aumentano, in questo mese, gli indipendenti e i dipendenti permanenti, calano i lavoratori a termine. Il tasso di occupazione è pari al 57,3%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre. La crescita su base annua si concentra esclusivamente tra gli over 50 (+453.000).

Carlo Pareto

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