martedì, 25 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Pertini e i misteri dell’arresto del duce
– ll Mattino –
Fabrizio Coscia
Pubblicato il 30-01-2017


C’è una foto che ritrae Benito Mussolini insieme a un gruppo di soldati tedeschi, sorridenti e festanti a Campo Imperatore, sul Gran Sasso. Accanto al duce posano i due ufficiali artefici della cosiddetta Operazione Quercia, nome in codice dell’intervento militare che il 12 settembre1943 portò alla liberazione di Mus solini, imprigionato per ordine di Badoglio, dopo l’Armistizio. Quel che colpisce, in questa foto, è l’espressione del duce, che contrasta con la generale atmosfera di giubilo per il successo dell’operazione: in abito scuro e cappello, Mussolini appare rigido, il volto terreo, il sorriso forzato, lo sguardo smarrito. Cos’erasuccesso? In un libro di alcuni anni fa, Storia segreta del 25 luglio 1943 (Mursia), Fulvio e Gianfranco Bellini ipotizzavano che il Re, quel 25 luglio a Villa Ada, fece sparire di scena Mussolini con l’obiettivo di prevenire un attentato dei militari e soprattutto per evitare un imminente intervento di Hitler contro il duce.

Un’ipotesi – questa delle segrete intenzioni di Hitler – storica – mente inverosimile e perfino incongrua. E tuttavia, sulla possibilità di un «arresto» cautelativo e concordato getta nuova luce (o nuove ombre) un’intervista inedita rilasciata da Sandro Pertini nel 1976, pubblicata adesso in un dvd allegato alla nuova edizione del libro di Ugo Intini, “Avanti! Un giornale,un’epoca” (PonteSisto, pagine700, 25euro). Pertini – all’epoca presidente della Camera in procinto di salire al Quirinale – parlando della svolta di Salerno dell’aprile del ’44, si lascia scappare qualcosa di nuovo: «Nessuno mi leva dalla testa – dice – che Mussolini andò dal re, al momento dell’arresto, consapevole che sarebbe stato tolto di mezzo dalla scena politica».

L’arresto del duce, sostiene Pertini, era una soluzione concordata: Mussolini aveva capito perfettamente che la guerra era perduta, che il fascismo era finito e che tutto attorno a sé stava crollando. Quale soluzione migliore,dunque,di quell’uscita di scena dignitosa, perfino da «vittima», che allo stesso tempo gli avrebbe salvato la faccia e la vita? «D’altra parte è impossibile che Mussolini non fosse stato avvertito delle vere intenzioni del re quando si recò dal lui – sottolinea Pertini- così come è altrettanto impossibile che non abbia dato ordine alla Milizia di mobilitarsi. Non ci funulla, invece, nessun atto di reazione contro il Gran Fascismo».

Pertini, nell’intervista inedita rilasciata a Intini – che in questo dvd ha raccolto anche testimonianze storiche di altri padri del socialismo, come Nenni, Jacometti, Lelio Basso e Riccardo Lombardi – sostiene che anche il generale dei carabinieri Angelo Cerica, organizzatore dell’arresto del duce, gli abbia confidato di condividere questa sua supposizione. Ma la Storia, si sa, non si scrive con le ipotesi, i sospetti, o le convinzioni. E tuttavia, il dubbio a volte può diventare un fiume carsico, che scorre anche senza venir mai alla luce.

Proviamo, allora, a seguire il suo corso: innanzitutto, vero è che il re non parlò mai di arresto, ma di una misura presa per garantire la sicurezza di Mussolini. Lo stesso Badoglio, in una lettera al duce (pubblicata da Renzo De Felice nel suo monumentale lavoro su Mussolini) lo conferma, quando scrive: «Il sottoscritto capo del governo tiene a far sapere a S.V. che quanto è stato eseguito nei vostri riguardi è unicamente dovuto al vostro personale interesse essendo giunte da più parti precise segnalazioni di un serio complotto verso la vostra persona».

Mussolini risponde: «Desidero ringraziare il maresciallo d’Italia Badoglio per le attenzioni che ha voluto riservare alla mia persona. (…) Desidero assicurare il maresciallo Badoglio, anche in ricordo del lavoro comune svolto in altri tempi, che da parte mia non solo non gli verranno create difficoltà di sorta, ma sarà data ogni possibile collaborazione».

Uno scambio di cordialità che potrebbe rientrare, certo, in un rituale e diplomatico rispetto delle forme, ma potrebbe anche confermare, da un lato, la mancata reazione del duce all’arresto, e dall’altro l’espressione stravolta di Mussolini appena liberato dai tedeschi. La Storia per lui prendeva una nuova piega, forse non prevista: in quello sguardo obliquo, in quel sorriso forzato, forse il duce già intuiva che nel nuovo ruolo affidatogli da Hitler non era più al sicuro e sarebbe andato probabilmente incontro alla morte.

Fabrizio Coscia

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