venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Populismo. La parola per dirlo
Pubblicato il 24-01-2017


La parola populismo è diventata rispettabile, facilmente utilizzabile, quasi orecchiabile.
Una volta ricordava le adunate di Mussolini, ora si dice tranquillamente per leader italiani, europei, mondiali.
Il potere nelle mani del popolo, dice il nuovo presidente americano.
È giusto, gli rispondono i leader europei riuniti.
Popolo è per questi fanatici, sinonimo di massa.
Tutti d’accordo, le classi politiche sono deboli, corrotte, incapaci, prive di visione, ma questo giustifica il populismo degli aspiranti dittatori?
Così nacquero i totalitarismi del Novecento. Che molti hanno dimenticato o ignorano. Vi invito a studiare, pure su wikipedia non serve la Treccani. Meno ignoranti si è, meglio si ragiona.

Tiziana Ficacci

Libere&Laiche

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Commenti all'articolo
  1. Rispunta, mi sembra, l’abitudine di considerare, e definire, irrazionali, poco informati e non molto assennati, ecc…, per usare anche qui termini rispettabili, quanti parteggiano per partiti diversi da quelli a noi graditi, e bollare altresì come populista chi riesce a “catturare” un consenso di massa.

    Mi pare altresì di ritornare ai tempi in cui se i voti andavano numerosi verso una determinata parte erano candidi e rispettabilissimi, mentre lo erano molto meno se per caso cambiavano verso e direzione, per dire che in fondo si tratta di copioni già visti.

    Chi si propone o diviene “capopopolo” ha per solito una personalità spiccata, e ci mette probabilmente anche del suo per renderla ancora più evidente ed “attraente”, ma è anche capitato che sia la “gente” a conferirgli questo ruolo quando le formazioni politiche tradizionali e pluraliste non sembrano capaci di affrontare le stagioni di crisi, e semmai cercano di delegittimarsi a vicenda.

    Paolo B. 27.01.2017

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