martedì, 25 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Ricordo Bettino
Pubblicato il 18-01-2017


Lo ricordo quando era ancora vice segretario del Psi a nome della componente autonomista, che al congresso di Genova del 1972 aveva conquistato meno del quindici per cento, anche se Pietro Nenni di lì a poco accetterà di tornare alla presidenza, a tre anni dal suo ritiro dalla politica attiva, dovuto alla scissione del luglio 1969. Non avevo accettato di militare, allora, in qualche corrente che quella scissione aveva favorito e mi ritrovai così tra i pochi giovani autonomisti, con Ugo Finetti, Claudio Martelli, Gianluigi Da Rold, Nino Nastasi, che nella federazione giovanile costituivano un gruppo assai ristretto. Craxi sembrava un gigante rassicurante. Portava idee chiare, era coerente e quando parlava ti dava il senso dell’istinto di ribellione a qualsiasi sottomissione politica.

Ero al Midas, nel luglio del 1976, quando iniziò il nuovo corso e, grazie a Giacomo Mancini e all’alleanza con i giovani della sinistra e demartiniani, Craxi fu segretario del partito dopo l’insuccesso elettorale del 1976. Doveva durare poco, secondo i suoi grandi e piccoli elettori. Avevano fatto male i loro conti. Si circondò di persone capaci e di cultura, lanciò l’eurosocialismo, sviluppò una polemica sulla inconciliabilità del comunismo col pluralismo e anche grazie a Mondoperaio il partito si ritrovò in una primavera culturale, sviluppando i temi del riformismo socialista sanciti poi dal congresso di Palermo, dopo che Craxi aveva per primo lanciato il progetto della grande riforma delle istituzioni anche grazie al prezioso contributo di Giuliano Amato, mentre grazie a quello di Claudio Martelli, nella Conferenza di Rimini del 1982, il Psi si trovò avvinto dai “meriti e bisogni”.

Craxi trovò un Psi sconfitto e subalterno al Pci berligueriano. Spezzò la dannosa fermezza durante il caso Moro e a gomitate si fece largo, dopo il 1979, promettendo governabilità. Iniziò la sua avventura alla presidenza del Consiglio dopo un buon risultato elettorale nel 1983, anche se inferiore alle attese. E da presidente diede impulso alla lotta all’inflazione che passò, anche grazie al decreto di San Valentino, dal 16 al 4,6 per cento, vincendo il referendum che il Pci volle imporre nel 1985. Durante quegli anni venne sconfitto il terrorismo politico nazionale che aveva insanguinato l’Italia. Il governo Craxi accettò i missili a Comiso, ma fu lui a contestare concretamente gli americani a Sigonella, dopo la vicenda dell’Achille Lauro. Non toccò pensioni e sanità e il rapporto tra debito e Pil si mantenne attorno all’84 per cento (oggi è al 133).

Venne il risultato del 1987 e fu un 14,3 per cento, il migliore del Psi, dopo quello alla Costituente. Poi un ripiegamento fino al 1992 e in quegli anni cambiò il mondo, l’Europa, l’Italia, con la caduta del muro, la fine del comunismo e del Pci. Bettino, forse per la malattia che lo tormentava (ebbe un infarto, dovuto al diabete, proprio nel dicembre del 1989) e per una tormentata vicenda personale, non ebbe la lucidità per intuire che una fase della politica si era conclusa e con essa era al tramonto anche la partitocrazia, coi suoi generalizzati finanziamenti illegali.

Quando venne chiamato in causa, però, ritrovò il vecchio ardore e ancora oggi risuonano alle nostre orecchie le parole pronunciate alla Camera che chiamavano alla responsabilità collettiva. Una giustizia strabica e politicizzata lo ha condannato perché, contrariamente a tutti gli altri leader, “non poteva non sapere”. Scelse di abbandonare l’Italia e di rifugiarsi ad Hammamet. Avrà fatto la scelta giusta? Recita Brecht nel suo Galileo: “Infelice l’umanità che ha bisogno di eroi”. Ha scelto di essere operato in Tunisia, perché non poteva accettare di tornare in Italia se non da uomo libero. Dopo la sua morte il governo italiano gli propose funerali di Stato nella più penosa ipocrisia di Stato. Dopo molti anni si fa largo la tendenza a una rivalutazione postuma. Oggi il ministro degli Esteri Alfano sarà nella sua Hammamet. Son trascorsi quasi 23 anni, e un bilancio di questa seconda Repubblica mai nata é desolante. L’Italia è anche vittima della grande ipocrisia sulla quale ha fondato il suo falso rinnovamento. La storia tratterà alla fine meglio Craxi dei suoi carnefici, dei finti dottori di un tempo che oggi paiono sempre più parte della malattia. Noi oggi lo ricordiamo, son passati 17 anni, con commozione immutata, forte rimpianto, stima e riconoscimento per quel che ha dato all’Italia e al Psi. Un contributo originale, denso di fierezza per il suo Paese, per il suo partito.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore, mi associo con convinzione al tuo ricordo
    di Bettino Craxi.
    Serbo ancora con grande commozione il ricordo dell’incontro avuto a Roma nell’ambito della manifestazione: “I cento Comuni della Piccola Grande Italia”, voluta da Lui dorante la Sua Presidenza. Io ero Sindaco di uno dei cento piccoli Comuni più progrediti D’Italia
    Un Caro Saluto.

  2. Carissimo Mauro
    Hai commemorato Bettino Craxi in modo eccezionale: mi è venuta alla mente la rievocazione shakespeariana di Antonio dopo il delitto di Bruto a Cesare. Non ho potuto fare a meno di commuovermi avendo condiviso assieme a tanti socialisti la passione e l’orgoglio della nostra appartenenza sia di socialista che di italiano che Bettino era riuscito ad infondere in tutti noi.
    Ogni anno in questa ricorrenza abbiamo formulato la promozione di varie iniziative in grado o di riscattarne la condanna giudiziaria o di ricordarne simbolicamente la memoria dedicandogli qualche piazza o via nella sua Patria. Penso ad esempio che i cittadini di Comiso e Sigonella non si sentirebbero offesi di dedicargli questo tributo. Formuliamo come PSI questa richiesta ai Sindaci di quei due Comuni. Il compagno Antognetti ha ricordato il rispetto di Bettino verso i piccoli Comuni con la Manifestazione dedicata a 100 di loro: si potrebbe riportarne alla luce i nomi e formulare loro come PSI l’analoga richiesta proposta per Comiso e Sigonella.
    La più grande rivendicazione sarebbe una Commissione Parlamentare d’inchiesta su Tangentopoli, non dalla caduta del Muro di Berlino del 1989, ma dal 1943 fino al 1994. Ricordo inoltre che c’è stata una delibera della Corte di Giustizia Europea che ha inficiato i criteri con cui è stata formulata la sentenza di condanna nei confronti di Craxi. Potremmo assieme a Stefania Craxi renderci promotori come PSI per una revisione postuma di quel Processo.
    Per ultimo ti chiedo di lasciare in evidenza questo tuo “Fondo” rievocativo fino alla fine di Gennaio.
    È la corona di fiori simbolica che l’attuale direttore dell’Avanti e i suoi lettori dedicano ad un altro Direttore della Storia dell’Avanti e del Socialismo internazionale.
    Un forte abbraccio da Nicola Olanda

  3. L’ostracismo nei confronti del Leader socialista, distribuito a piene mani prima e dopo la sua scomparsa, tenta ancora di affossarne il ricordo, offuscandone altresì la memoria, ma a me sembra che questo atteggiamento e proposito “non amichevole” – per usare un eufemismo – arranchi sempre di più di fronte all’emergere, lento ma progressivo, delle sue qualità di Statista, ormai innegabili anche da parte di chi non apparteneva al “popolo socialista”.

    Paolo B. 19.01.2017

  4. 7L’ostracismo nei confronti del Leader socialista, distribuito a piene mani prima e dopo la sua scomparsa, tenta ancora di affossarne il ricordo, offuscandone altresì la memoria, ma a me sembra che questo atteggiamento e proposito “non amichevole” – per usare un eufemismo – arranchi sempre di più di fronte all’emergere, lento ma progressivo, delle sue qualità di Statista, ormai innegabili anche da parte di chi non apparteneva al “popolo socialista”.

    Paolo B. 19.01.2017

  5. 7L’ostracismo nei confronti del Leader socialista, distribuito a piene mani prima e dopo la sua scomparsa, tenta ancora di affossarne il ricordo, offuscandone altresì la memoria, ma a me sembra che questo atteggiamento e proposito “non amichevole” – per usare un eufemismo – arranchi sempre di più di fronte all’emergere, lento ma progressivo, delle sue qualità di Statista, ormai innegabili anche da parte di chi non apparteneva al “popolo socialista”.

    Paolo B. 19.01.2017

  6. IO proporrei un convegno che ricordi la sua figura, il suo contributo, anche con qualche nota critica per non fare apologia, ma anche con interventi di testimonianze ( piccoli comuni, ma non solo) di chi lo ha conosciuto, di chi ha lavorato con lui e di chi attualizzerebbe certe sue forme di intendere la politica e la giusta forza ed energia che un partito che difende anche gli interessi dei più svantaggiati DEVE avere.

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