domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Romano e l’Unità…
Pubblicato il 12-01-2017


Si annuncia la chiusura de l’Unità in edizione cartacea. Il socio di maggioranza sarebbe stanco di scucire soldoni, soprattutto adesso che Renzi, che lo aveva saputo coinvolgere, non è più presidente del Consiglio. Dovrebbe restare, secondo quanto emerge dalle indiscrezioni giornalistiche, solo in versione online. Benvenuta, dunque, sul web, cara Unità. In fondo siamo due giornali, che pur tra dissensi anche profondi, appartengono entrambi alla storia della sinistra italiana. Ritrovarsi alla pari, entrambi in dimensione informatica, non può che affratellarci ulteriormente.

Che l’ultima versione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924, proprio in aperta polemica con l’Avanti, sia stato recentemente rilanciato per ragioni strumentali appare oggi evidente. Renzi aveva bisogno di elemosinare qualche zuccherino al popolo ex comunista del suo partito, visto che la politica era diventata solo prerogativa degli ex democristiani. Eppure l’Unità con Staino e Romano, dopo la direzione di D’Angelis, era divenuto un organo di diretta emanazione renziana. Dunque Renzi aveva solo formalmente toccato il cuore degli ex comunisti, ma in realtà si era appropriato del nome del vecchio quotidiano per assecondare la sua linea politica.

Sapevamo dei debiti enormi accumulati in questi mesi dal quotidiano comunista in versione renziana. E conoscevamo il numero di lettori che non si discostava granché dai contatti del nostro Avanti. Da un momento all’altro ci attendevamo il crollo. Che avvenga proprio in un momento se non di crisi, di evidente difficoltà, del renzismo, non ci stupisce. Quel che sorprende è l’esilarante dichiarazione del vice direttore Andrea Romano, deputato di Scelta civica, traslocato nel Pd, che si sente in dovere di interpretare una storia quasi centenaria di un partito del quale non ha mai fatto parte: “Siamo l’unico quotidiano di partito esistente in Italia”. Gli spieghino per favore che non é così, che ne esistono altri, e tra questi anche l’Avanti, che contrariamente all’Unità non riceve un soldo, né dallo Stato, né da ricchi imprenditori amici. E’ nato il giorno di Natale del 1896 e non é ancora morto.

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Commenti all'articolo
  1. Ma non vogliono ammettere, in nessun modo, che nonostante i numeri, quelli del PD sono alla frutta: ormai incredibilmente in discesa se non fosse per i posti che occupano che gli consentono un minimo di potere discrezionale. Il PD paga oggi le conseguenze della “carneficina” degli anni ’90, pensata dagli uomini del PCI e realizzata da quelli del PDS con la complicità di magistrati, imprenditori e giornali compiacenti e di un popolo stanco ed aizzato ad arte. Alla lunga, chi di spada ferisce di spada perisce. La politica tutta oggi è in declino, perché in declino sono le idee rimaste esclusivamente custodite negli uomini di una vecchia guardia, più o meno inserita nei gangli delle formazioni politiche e nelle istituzioni, ormai in via di rottamazione, ma non per questo meno doma e sempre attenta ai cambiamenti di una società in costante evoluzione. La loro colpa? Non aver formato una nuova classe dirigente a cui delegare le riforme di cui il Paese ha assolutamente bisogno e di cui, da oltre venticinque anni si parla, senza mai però riuscire ad uscire dai lacci e dai lacciuoli che ne impediscono la vera realizzazione. Di questo Romano dovrebbe prendere contezza, ed avviarsi anche lui sulla strada di una reale necessità di cambiamento, non solo declamata. Non è solo per il giornale del PD che come l’Avanti!, il più antico quotidiano politico d’Italia, continuerà a vivere on line, lo è per la democrazia.

  2. Ottimo scritto Direttore,lo condivido.I giornali in dimensione informatica si possono scaricare in edizione cartacea tramite stampante a colori.Da anni scarico articoli dell’AvantiOnLine, in PDF, sia per archivio che per farne omaggio ai compagni ed amici che non hanno dimestichezza con il Web.Auguri.Manfredi Villani.

  3. Caro Direttore, ho avuto modo come tu di sentire in diretta l’affermazione di Andrea Romano e mi sono chiesto più o meno quello che ti sei chiesto tu, ma a stupirmi non sono solo le frequenti affermazioni fatte da Romano, o altri personaggi, che non amano proprio il vincolo di mandato, ma il modo così disinvolto, di far credere a chi li ascolta, che siano cresciuti con un’ideale, che in verità non ha nulla a che fare con la loro storia.
    Per noi, la nostra storia è L’Avanti, perché lo reputo tutt’uno con il Partito.
    Aspetto il via alla campagna di abbonamento.
    Un Caro Saluto.

  4. Quando si spegne una voce è sempre un piccolo lutto. Pensiamo anche ai giornalisti ed ai Compagni che stanno perdendo il posto di lavoro.

    L’Avanti! è un giornale accogliente: certo, vive solo di volontariato e di militanza appassionata, ma vive

    Forse, nel rispetto della loro autonomia, si può chiedere alla Redazione ed al Direttore Del Bue, di proporre un gesto di accoglienza, ospitando le voci dei Compagni dell’Unità, con lo spirito fraterno che ci contraddistingue e per continuare l’ininterrotto dialogo nella galassia della Sinistra Italiana ed Europea

  5. Caro Mauro, come annuncia il Segretario Nencini, è molto opportuno un rilancio dell’Avanti! sul web. Nessuna possibilità di smuovere la carta stampata. Un patto vergognoso nascosto lega quei giornalisti che non vogliono ammettere i loro errori nella massacro del PSI e di Craxi. La fine del PSI ha segnato anche la fine della sinistra di qualsiasi forma e tendenza. Una conclusione troppo facile da trarre visti i risultati di questi ultimi 25 anni per non evidenziare la loro totale cecità politica e culturale. In fondo ormai anche i giornali veri (sic!) non possono fare a meno della rete. Tu sei un ottimo Direttore e puoi certamente riuscire in questa impresa. Vale la pena spendere un poco di soldi in questa direzione e provare a coinvolgere e migliori menti libere che ancora rimangono.

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