venerdì, 26 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Davide Lanfranco:
Sicurezza e Sinistra
Pubblicato il 18-01-2017


Negli ultimi anni in Europa e soprattutto in Italia il tema della sicurezza è stato sempre un cavallo di battaglia della destra (in modo particolare della destra cosiddetta “identitaria”) che c’ha vinto elezioni e conquistato consensi, sottraendoli alla sinistra, anche tra le fasce popolari, che, col tempo, sono diventate molto sensibili alle problematiche connesse al crimine o alla gestione dell’ordine pubblico; in modo particolare tra quella parte di popolazione che abita le realtà più periferiche ed  isolate del nostro territorio.

Nella sinistra, in tutte le sue molteplici sfaccettature, la questione è stata sempre un tabù (tranne le intemerate di qualche sindaco “sceriffo”) per paura che la, spesso citata, intellighenzia progressista potesse accusare chi da sinistra ponesse il problema della tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini, di autoritarismo e vicinanza col nemico.

Poi arriva un Ministro dell’Interno che non t’aspetti, Marco Minniti da Reggio Calabria che cambia con naturalezza e senza proclami le carte in tavola e diventa in un mese il Ministro col più ampio margine di gradimento in un questo governo, nato già con la data di scadenza sulla schiena. Eppure Marco Minniti non avrebbe nulla per essere gradito nei tempi dell’antipolitica militante da social network : Si vede pochissimo in televisione. Non ha profili facebook o twitter. Non cerca mai l’annuncio ad effetto. E’ un politico di professione e di lungo corso. Frequenta e conosce anni alti funzionari dello Stato ed è stato uomo ombra di importati politici della Seconda Repubblica (Massimo D’Alma, anche se  adesso lo stesso Max forse non lo considera più uno ei suoi).

Certo qualcuno potrebbe dire che, data la poca stima di cui godeva il predecessore, è stato facile acquisire consensi (forse è un po’ vero). Ma a mio avviso, i motivi che hanno creato questo primo (tutto da confermare) consenso nei confronti del Ministro sono altri.

Primo:  Minniti ha capito che il sistema politico-democratico che conosciamo e amiamo (la stessa UE) lo salviamo se sfidiamo e battiamo la destra sulla sicurezza e sulla gestione dei flussi migratori.

Secondo: Lo ha detto in modo chiaro e diretto, senza però risultare la patetica e ridicola controfigura di una Le Pen o di un Salvini qualsiasi.

Terzo: Ha agito subito, mettendoci la faccia e dimostrando che uno stato democratico  può fare il brutto muso con terroristi e criminali o pretendere il rispetto delle regole dai nuovi arrivati, senza abdicare ai doveri sacri dell’accoglienza e della solidarietà.

I  primi passi sembrano confermare la nuova strategia. Minniti, il giorno che due nostri agenti di polizia a Sesto San Giovanni hanno ucciso il terrorista Amri, presentandosi in conferenza stampa insieme ai vertici di tutte le forze di polizia ha detto che L’Italia deve essere orgogliosa del suo sistema di sicurezza. Se è possibile garantire un livello così elevato di controllo del territorio, che nell’imminenza dell’ingresso nel nostro paese di una persona che è stata in fuga per gran parte dell’Europa viene neutralizzata, vuol dire che c’è un sistema che è capace di funzionare.  Così parlando il Ministro ha offerto copertura politica ai due agenti senza addossarsi meriti personali ed ha spiegato che quanto è avvenuto (anche l’eliminazione del terrorista) va ricompreso nell’ottica della salvaguardia della vita dei nostri cittadini e del sistema tutto (tradotto pure lo stato democratico deve, se necessario, utilizzare metodi “duri”) ; ha inoltre chiarito che in un periodo buio e delicato come questo non ci possono essere tentennamenti di sorta nella lotta al terrore islamista.

Pochi giorni fa ha poi proposto di far svolgere lavori socialmente utili ai profughi che chiedono asilo in Italia (su base volontaria e senza compensi). Ovvero l’accoglienza e la solidarietà sono un dovere democratico, ma chi è accolto ha l’obbligo di contraccambiare l’accoglienza rendendosi utile e cominciando ad amare il nuovo paese verso il quale esiste un obbligo-diritto di integrazione.

Marco Minniti ha espresso, di recente, in una rara intervista il proprio pensiero in modo chiaro : “Non solo repressione, come pensano le destre, non solo interventi di recupero sociale, come riteneva una parte della sinistra. E soltanto una cultura politica di sinistra riformista che non semplifica le risposte può mettere in campo il tentativo di una soluzione integrata alla domanda di sicurezza”.

Quindi due sole parole-chiave: severità e accoglienza. Sulla seconda a sinistra tutti e sempre d’accordo. Sulla prima? Minniti sta cercando di coniugare anche questa a sinistra. Ci riuscirà ?

Io credo che questa sarà una delle sfide sulle quali si giocherà il futuro assetto politico dell’Europa e dell’Italia.

Davide Lanfranco

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