martedì, 28 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
Ultima inchiesta antimafia
ma Reggio non ci sta
Pubblicato il 05-01-2017


Punire chi delinque è una necessità ed un dovere. La necessità è quella di permettere alla collettività di poter vivere senza la preoccupazione e la paura di quanti la soffocano, soprattutto in modo organizzato che non è più una malattia delle regioni meridionali ma dell’intero Paese, dato che ormai il virus delle consorterie mafiose o della ‘ndrangheta si è diffuso anche nelle regioni settentrionali. Il dovere, oltre che della parte pulita della società, è compito di chi è pagato dallo Stato per mettere la società in ‘sicurezza’ punendo adeguatamente chi commette reati, così come è previsto dalle leggi, e senza inutili impasti alla ‘maionese’.

L’ultima inchiesta, dal nome altisonante di ‘Gotha’, con l’obiettivo di riscrivere la storia di Reggio Calabria degli ultimi 40 anni, che è stata partorita il 30 dicembre scorso dalla Procura di Reggio Calabria, dà proprio questa impressione, la sensazione di un inutile quanto incredibile groviglio, un ammasso di inchieste con le quali si tritano e ritritano gli stessi concetti con una unificazione che ha la pretesa di diventare la prosecuzione dell’inchiesta ‘Olimpia’, meglio conosciuta come ‘Teoremi di Olimpia’ che, ben 22 anni fa, doveva far segnare la fine della malapianta della ‘ndrangheta.

Così non è stato se continua, con sistematica cadenza, anche se con nuovi musicisti, la stessa musica delle inchieste precedenti che cominciano ad essere accolte con scetticismo dall’opinione pubblica. Un conto è infatti contrastare le mafie senza bisogno di conferenze stampa, luci e splendori della ribalta, ed un altro conto è l’inseguimento continuo e ostinato del fantomatico cosiddetto ‘terzo livello’ che cresce e si sviluppa nella testa degli inquirenti ma che finora ha prodotto grami risultati dato che si è giunti solo a dubbie condanne, per ‘concorso esterno’, di alcuni presunti responsabili. Come suol dirsi solo una verità giudiziaria e nient’altro.

Le novità in questa ultima inchiesta sono due: la quantità di carte fascicolate che è di gran lunga più consistente di quella precedente, se non altro perché raggruppa almeno 5 procedimenti giudiziari (‘Mammasantissima’, ‘Alchimia’, ‘Reghion’, ‘Fata Morgana’ e ‘Sistema Reggio’) con migliaia e migliaia di pagine che rendono molto problematico lo studio di quanto inserito non solo agli stessi poveri avvocati difensori, ma anche alla stessa stampa locale che stavolta, dopo aver dato la notizia il giorno dopo, ha ‘snobbato’ il grande lavoro della DDA reggina; e, seconda, la gran quantità di persone inserite nell’elenco degli indagati che con la mafia sono come i cavoli a merenda.

Bastano alcuni esempi sulla trentina di presenze, su 72, che affiorano nell’elenco. Che si inserisce a fare il dottor Peppe Raffa Presidente della Provincia che nella qualità (come normalmente si fa con autori reggini), ha comprato per l’Ente 200 copie di un libro da distribuire nelle varie biblioteche? E che ci sta a fare nello stesso elenco uno stimato Magistrato in pensione come Giuseppe Tuccio, autore del libro stesso? E che ci fanno la giornalista Teresa Munari, il giovane politico reggino, un medico, un cancelliere del Tribunale, un Consigliere Provinciale, un sindaco e un ingegnere? Qualcuno dirà perché facevano parte del ‘Gotha’ ma, se si va a spulciare le carte, essi erano inseriti in Associazioni palesi che servivano (questa è la convinzione dell’accusa) a tenere segrete le finalità del Gotha invisibile. Sembrano salti mortali carpiti con coefficiente di difficoltà 5,3 da trampolino.

Altri, invece, occupano in queste inchieste un posto fisso. Si tratta dell’avv.to Paolo Romeo colpito dal Taterschuld (pratica dominante nella Germania nazista per liquidare ebrei, omosessuali, zingari ecc.) che va sotto il nome di ‘Colpa d’autore’ ma dicevano i latini ‘nullum crimen, nulla poenia sine culpa’; del sen. Totò Caridi, consegnato alla Procura ed al carcere, da un Senato infingardo e giustizialista; dell’avv.to Giorgio De Stefano che è marchiato da una colpa d’origine; e dell’ex Assessore Regionale Alberto Sarra presentato come trait d’union tra i suddetti e il resto del mondo.
Per tenerli al gabbio non si attende il giudizio dei Tribunali ma li si arresta per ‘associazione mafiosa’, reato che non deve attendere i risultati e le pronunce dei Giudici ma che si applica, con la privazione della libertà, con le decisioni di chi è, aldilà delle leggi, solo e soltanto un ‘avvocato dell’accusa’. E’ vero che poi, per convalidare o rigettare le scelte degli inquirenti, ci sono anche Gip e Tribunali della Libertà, ma l’esperienza ci dice che sono strumenti spuntati e poco efficaci soprattutto quando si tratta di reati mafiosi, anche se presunti.

Spesso poi gli ‘avvocati dell’accusa’ si accontentano del gran clamore che le loro inchieste determinano e non gli interessa, più di tanto, sapere che fine faranno i loro sforzi accusatori. E’ tempo, quindi, che si rifletta su come opera la giustizia nel nostro Paese e ci si regoli di conseguenza. C’è necessità di una profonda riforma del ‘mondo giustizia’ senza ulteriori rinvii ma superando i tentennamenti del Ministro Orlando. Lo chiede l’intero Paese ed anche la stessa città di Reggio che ormai ‘diserta’ le iniziative pro-Procura, come fatto il 2 gennaio passato, con una partecipazione di ‘quattro gatti’ come veniva rimarcato, dal palco della manifestazione, dal solito sacerdote impegnato nel sociale.

Giovanni Alvaro

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