lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Leonardo Raito:
Il ritorno di D’Alema
Pubblicato il 30-01-2017


A Roma torna in pista il “riservista” Massimo D’Alema, con una proposta politica che affonda le radici nella storia stessa della sinistra: il frazionismo. Ormai all’interno del Pd il clima è talmente teso che si taglia col coltello: la sconfitta di Renzi e della maggioranza del partito al referendum costituzionale di dicembre ha aperto la resa dei conti tra il nuovismo renziano e il conservatorismo di una parte del gruppo dirigente che si carica, scalda i muscoli e minaccia la scissione. Cose già viste da oltre un secolo a questa parte. In principio fu il Psi a lacerarsi nelle sue correnti con idee talmente diverse che sembravano già partiti separati: riformisti, massimalisti e sindacalisti impegnati più in lotte interne per la presa di potere che nella capacità di proiettare una autentica e unitaria idea di paese. La grande guerra aprì la resa dei conti e i socialismi si divisero persino sulla partecipazione al conflitto mondiale. Nel 1921 fu il turno dei comunisti che a Livorno abbandonarono il Psi. Spaccature pesanti in seno alla sinistra si verificarono anche nel mondo dell’antifascismo esule in Francia, nella lotta di resistenza e poi nel dopoguerra. Nella storia repubblicana il Pci seppe mantenere sotto lo stesso tetto pulsioni diverse in nome del leninistico principio del centralismo democratico, il catenaccio limitava il dissenso agli organismi interni del partito. La Dc si massacrava nelle battaglie tra correnti, ma seppe comunque coagulare consenso. E i socialisti seppero tenere insieme spinte autonomiste o filo-comuniste a lungo. Il 1989 con la caduta del muro di Berlino fu la molla di una nuova spaccatura: il Pci che si ammodernava in Pds perse una costola che si compose in Rifondazione Comunista. Sono storie sufficienti per capire. Lo slancio di D’Alema tocca questioni politiche e partitiche: il Pd, se vuole essere partito di riferimento di una nuova sinistra, deve cambiare rotta, affrontare temi cari alla sua base sociale di riferimento, dialogare con i partiti di sinistra, affidarsi (forse) a una classe dirigente esperta. Diversamente, meglio fondare un nuovo partito, o lanciare un’esperienza costituente che ricorda la vituperata “Cosa” di un paio di decenni fa. Ma la minacciata scissione, ha anche, per tempistiche e modalità, un obiettivo chiaro: le prossime liste elettorali. Se il Pd non va a congresso, Renzi resta segretario e sceglie i capilista bloccati, sempre che si voti con l’Italicum modificato dalla consulta. Il rischio di marginalizzazione, per D’Alema e company, è molto alto. Ecco allora che si rilancia, e alla prospettiva si affianca la tattica. In fin dei conti, il lider Massimo, ricomincia da dove aveva lasciato. Nessuna sorpresa all’orizzonte.

Leonardo Raito

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