venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
L’arte nobile della politica
Pubblicato il 04-01-2017


Durante la Prima Repubblica, i confronti e gli scontri politici erano esaltanti e stimolanti. Quando si polemizzava con i rappresentanti di un altro partito, si sapeva chi si aveva di fronte. C’era il sistema proporzionale e i partiti importanti erano otto ( DC. PCI, PSI, PSDI, PLI, PRI, MSI, Partito Monarchico). Ogni partito aveva un modello di società a cui subordinava la sua azione e il tentativo di concretizzarlo era la sua ragione di esistere. Il PCI era statalista; la DC era interclassista, nel senso di mediare tra gli interessi delle varie classi, sociali, partendo dai valori sociali della Chiesa; il PSI era per la presenza dello Stato nei settori vitali della società e per il primato della politica sull’economia; il PLI era per il liberismo, senza perdere l’ispirazione liberale; il PSDI si discostava dal PSI, per la Politica estera; il PRI era per la Politica dei redditi; il MSI era l’erede del Fascismo; il Partito Monarchico era fedele ai Savoia. L’Italia, con questi Partiti e con un sistema elettorale proporzionale, affrontò il dopoguerra, provocò il miracolo economico, creò fiducia nell’avvenire e sostituì l’assistenza con la previdenza.

Ci furono molti Governi. Questo, dagli improvvisati di oggi, giudicato come la più grande delle negatività. Per me, la storia del nostro Paese non poteva avere una soluzione migliore, dopo la Dittatura e con una lotta ideologica, che lasciava intravedere un pericolo incombente. I Governi nascevano su difficili accordi di programma e le crisi era causate da diverse interpretazione degli eventi, non per capricci, da “capere”. La capacità di mediare, per il bene del Paese, era una delle virtù dei partiti della prima Repubblica. Giudico negativa l’incomunicabilità, che esiste, oggi, tra le forze, che dicono di essere dello stesso schieramento. Inoltre, chi ha capito il Modello di Società che sta nella mente del PD? Chi ha capito il Modello di Società del partito di Alfano e di quello di Verdini? Quale modello di società hanno i 5stelle? Ovviamente, l’intermezzo Berlusconi ( effetto e causa) ha contribuito allo scivolamento verso il basso. Se la politica è diventata un autobus per Cinecittà, lo si deve al processo di perdita dell’identità delle forze politiche. Tale processo, ha avuto due punti di partenza, che con il tempo si sono fusi e il risultato è stato assorbito da chi, non avendo storia politica, è diventato più credibile. I due punti sono : Tangentopoli e la caduta del muro di Berlino. Tangentopoli partorì l’ideologia giustizialista e qualunquista; la caduta del Muro, fece perdere l’identità agli ex-PCI. Con tangentopoli, la DC e il PSI, per loro colpe, furono spazzati via. Il PCI, potenziale beneficiario, diventò inadeguato e obsoleto. I comunisti non ebbero l’umiltà di prendere atto della vittoria del socialismo riformista sul comunismo e diventarono “Cosa una”, “Cosa due”, senza capire che andavano perdendo l’identità e diventando “ una cosa inutile”. Questa crisi esistenziale, secondo me, fu la causa, che li spinse verso il matrimonio di interesse con gli eredi della DC. E, venne il PD.

In una stato confusionale, fu facile, a chi dava l’impressione di rappresentare la società civile, raggiungere strepitosi consensi. Intanto, il processo di essiccamento dei valori è andato avanti, per arrivare alla negazione del confronto politico e alla sua sostituzione con il metodo della rottamazione e con argomenti da “Uomo Qualunque”. Il particolarismo ottuso (Mauro Magatti) e la politica senza idee (Paolo Macry) la fanno da padroni. Questo modo di concepire l’agire politico non poteva non essere considerato offensivo da chi ha avuto la fortuna di apprendere che la politica è arte nobile e che i consensi, si chiedono proponendo cose utili allo sviluppo della società, non indicando chi doveva essere “ rottamato”.

Un contenitore costruito sulla demagogia e sul “moralismo immorale”, per dirla alla Ugo La Malfa, non poteva contenere proposte di lungo respiro, miranti a uno sviluppo armonioso della società. Si va avanti all’insegna del “dacci oggi il nostro pane quotidiano” e del cercare di avere ragione sul particolare, aspettando che lì’avversario faccia qualche errore, per poter dire: “Io esisto”. Intanto i problemi si aggravano. Speriamo che al più presto arrivi un ”concreto universale” e che la vera Politica riprenda il suo primato.

Luigi Mainolfi
Avellino

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