giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Le fallimentari privatizzazioni
in Italia
Pubblicato il 24-01-2017


L’articolo di Ferruccio De Bortoli, sul Corriere della sera , dell’11.1.2017, dal titolo “Gli errori su Alitalia, mi ha spinto a fare una ricerca sulle privatizzazioni delle Società Pubbliche  del nostro Paese.
La Compagnia Alitalia , “ai tempi d’oro dell’IRI, era la punta di diamante della presenza dello Stato in economia”. Attraverso varie vicende, ora,  è in regime quasi fallimentare. Ritengo opportuno soffermarmi sul  processo scellerato, che ha provocato  la vendita dei gioielli italiani.  Abbiamo letto che, il 2 giugno del 1992, a bordo del Britannia, Panfilo della Corona d’Inghilterra, economisti discussero delle privatizzazioni in Italia. L’incontro fu organizzato da una Società, che si chiamava British Invisibles.  Parteciparono Draghi e Amato, due “dottor sottili”. Secondo Sergio Romano, negli anni seguenti, non ci fu privatizzazione italiana in cui la finanza anglo-americana non avesse svolto un ruolo importante. Nel Reform in Italy-OCSE marzo 2001 si legge :”nel corso degli anni ’90 l’Italia ha realizzato uno dei maggiori programmi di privatizzazione nell’ambito dei paesi OCSE”. E’ normale porsi delle domande :- C’era un rapporto tra l’uscita di scena di Craxi e Andreotti e questo nuovo corso?  C’era un rapporto tra De Benedetti, Scalfari,  il giornale La Repubblica e il PCI? Penso, di si: interessi economici e interessi politici. La vicenda del MPS, alla luce dei  nomi dei beneficiati,  è lontana da quel nuovo corso?  Chi pensa che i  Gialli siano solo polizieschi, commette una leggerezza.  La storia dimostra che non è mai troppo, indagare ed è sbagliato   fermarsi a ciò che i poteri forti fanno apparire sui giornali o in televisione. Questi argomenti richiedono un discorso a parte. Torniamo, alla cronologia delle privatizzazioni. Il 5 dicembre  1991, con il D.L. n. 386 , si decise la trasformazione degli Enti Pubblici Economici in SPA. Nel 1993, il Monopolio di Stato e l’Ente Ferrovie dello Stato furono trasformate in SPA.  La trasformazione degli Enti economici in SPA era il primo passo verso le privatizzazioni.  Il 30.12.1993, fu decisa la dismissione delle quote del Credito Italiano e del Nuovo Pignone. Il Tesoro effettuò la sua prima operazione di vendita alla fine del gennaio 1994, collocando la prima tranche dell’IMI. Un mese dopo, fu la volta della Banca Commerciale Italiana da parte dell’IRI. A giugno fu il turno di parte dell’INA, mentre l’IRI incominciò ad uscire dal settore siderurgico.

Nel 1995, fu effettuata l’operazione ENI , cedendo la prima tranche. Nel 1997, fu venduta TELECOM ITALIA e, nel 1999, ENEL. Il caso ALITALIA  dimostra il processo verso l’indebolimento dell’economia italiana. Uno dei soci è l’arabo EDIHAD e, ora che bisogna scegliere l’ advisor, si va da Boston Consulting a Deloitte, a EY, a Roland Berger. Quest’ultima, ha la ragione sociale , che coincide di nome e di fatto con il  consigliere economico della Merkel.  Salvatore Rossi, Direttore generale di Bankitalia, si lamenta che molte Aziende siano finite all’estero. Povera Italia. I persuasori occulti, braccio dei poteri forti,  fecero credere ai buontemponi italiani che, con le privatizzazioni, ci sarebbero stati vantaggi sulla qualità dei servizi, sui costi e sullo sviluppo del paese. Tutte balle.  Invece, tutte le tariffe aumentarono, con godimento dei nuovi proprietari, italiani e stranieri e non ci sono  stati  vantaggi per il Paese. La tattica per fare accettare le privatizzazione era : ingigantire le negatività del pubblico, far credere che con le privatizzazioni sarebbe  aumentata la concorrenza e questa avrebbe portato il paradiso.  Purtroppo, anche il lassismo sindacale aiutò la cattiva nomea del pubblico. Nei giorni scorsi, i giornali hanno incominciato a riportare la fotografia della situazione attuale. Daniele Manca  sul  Corriere Economia del 23 gennaio 2017, ha scritto :” L’Italia, tra le 2.000 società quotate, è presente con appena 30. Tra le prime 100 non compare nessuna impresa italiana. Ci sono società tedesche (7), francesi (5), spagnole (2), olandesi e belghe”. L’aver fatto diventare una Religione  il “piccolo è bello” e  aver presentati come miracoli  il Jobs Act e  i Voucher, ci fanno  ulteriormente capire la tendenza dell’economia italiana a diventare marginale, rispetto a quelle degli altri Paesi.  Se non ci sarà un’inversione culturale e, quindi, politica, “ non ci resta che piangere”.

Luigi Mainolfi

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