venerdì, 28 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Soffocare di povertà
Pubblicato il 02-01-2017


Dedico questo pezzo a quanti hanno perso il lavoro, e mi permetto anche una opinione sulla situazione contingente che di fatto esclude dalla vita sociale tutti coloro che si suppone siano diventati poveri… come avessero contratto una malattia contagiosa.
Questa lunga crisi sembra aver lasciato sul campo solo una povertà progressiva, da qui il desiderio di vivere l’ “oggi”. Non sono più sufficienti le promesse, o anche solo le aspettative di una ripresa economica: il PIL non cresce quanto la disperazione sociale! La parte benestante del Paese tratta da straccioni coloro che sono stati contagiati dalla miseria, e perfino li appella accozzaglia, ignoranti e populisti, quel 60% di cittadini che hanno osato manifestare il loro disagio votando “No” al referendum del 4 dicembre. Le dichiarazioni di alcuni top manager che hanno fatto riferimento alla “geografia” del voto sono state sprezzanti; mi rivolgo a quanti hanno detto che il “Si” è stato maggioritario nelle città di Milano e Bologna, mentre il “No” a Napoli e Cagliari. E come si sarebbero dovuti comportare, signori manager, i nostri concittadini che stanno entrando nella spirale di quella povertà che non gli consente nemmeno di curarsi? È difficile fare progetti con la pancia vuota e privi di salute! Vi dirò di più, mi chiedo pure perché questa saccente borghesia, che ancora sopravvive alla crisi, non abbia la consapevolezza che a bordo della nave Italia ci sono anche loro?! Non mi risulta che nel disastro del Titanic si siano salvati solo i ricchi!Va da sé che dentro una società dove non c’è lavoro, dove non si produce, si impoverisce tutti: curioso che in molti non se ne accorgano. Mi riferisco alla parte del Paese che non ha più la possibilità di acquistare l’essenziale per vivere dignitosamente, come gli operai, gli impiegati, i commercianti, i consulenti, i piccoli imprenditori, i liberi professionisti, i medici, e tanti altri… categorie che solo fino a qualche tempo fa sarebbe stato assurdo pensare in difficoltà. Piuttosto che insultarsi a vicenda e chiudersi nei rispettivi “orticelli” al grido – “si salvi chi può” – non è il caso di misurare le nostre ragioni chiedendo a gran voce il voto? O pensano, al solito, che i corsi di formazione di opportunismo e furbizia li preservino da ogni rischio? Ma non vedete cosa sta uscendo dal vaso di Pandora? Certo, c’è la possibilità che nuove forze politiche possano andare al potere, e allora? Accertato che tutti i candidati alla povertà non possono diventare più poveri, ma perché mai non devono riporre la speranza in nuove alternative? Cosa hanno da perdere? Le situazioni vanno analizzate per quello che sono oggi, non per quello che si sarebbe dovuto fare e non è stato fatto e, si badi bene, mi riferisco ai nostri comportamenti personali, non ai governi.
Questo non è più il tempo di contare sulla politica politicante, e il fatto che neanche più la speranza faccia parte del nostro futuro è già nelle cose; ma Santo Iddio, se la famiglia Agnelli avesse solo pensato che in Italia ci fosse stato ancora qualcosa da “beccare”, se ne sarebbe andata? In attesa che tutti noi si possa ritrovare pace e rassegnarci al presente, cerchiamo di vivere come meglio possiamo, e possiamo farlo solo declinando ogni verbo al presente! In maniera immaginifica è come se la gente avesse messo sul tavolo le risorse che possiede, e le stesse centellinando per superare il tempo che gli rimane; da ciò, si capisce che non sarà fatto nessun investimento produttivo nel prossimo futuro.
Oltretutto Il sistema bancario è radicalmente cambiato, mentre ancora vediamo le ultime filiali aperte non ci siamo resi conto che sono finte, quasi fossero ectoplasmi, e senza credito non c’è ripresa. Anzi, è rimasto il terrore di portare gli ultimi risparmi negli istituti di credito perché non abbiamo più fiducia: soprattutto dopo aver visto massacrare il nostro vicino di casa “truffato” dei suoi risparmi. Lo spartiacque che divide le due rive del Paese ormai non è più possibile superarlo, la corrente è turbolenta ed è affondato pure l’ultimo traghetto. Meglio così, perché la traversata sarebbe stata più perigliosa di quella effettuata da Cristoforo Colombo.
Per evitare di affogare è più prudente aspettare la prossima vita. Intanto, in un modo o nell’altro, campiamo l’ “oggi”. È curioso che vengano chiesti i sacrifici a chi ha perso il lavoro! Abbiamo solo una via d’uscita, quella di eliminare immediatamente (per decreto legge) tutti gli sprechi e i privilegi: basta chiedere a Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.
Questo è un grido di dignità che vuole trovare ascolto perché la gente non può soffocare di povertà.

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