venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Testamento biologico.
Il diritto di scegliere
Pubblicato il 23-01-2017


testament biologico

“Dopo oltre 3 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Coscioni, il Parlamento compie un passo importante, il riconoscimento ufficiale del diritto di scegliere come e quando terminare la propria vita e interrompere la propria sofferenza”.

Lo afferma la portavoce del Psi Maria Cristina Pisani all’indomani dell’approvazione da parte della commissione Affari Sociali della Camera della legge sul testamento biologico. L’approdo del ddl in Aula è previsto per il prossimo 30 gennaio. Ovviamente l’offensiva della Cei non si è fatta attendere e marcherà stretto l’iter parlamentare. Il presidente Bagnasco ha infatti lanciato un monito alla politica e al Parlamento sconfinando ancora una volta in campi al di fuori della competenza della Conferenza episcopale. “Ci preoccupano non poco – ha detto  Bagnasco -le proposte legislative che rendono la vita un bene ultimamente affidato alla completa autodeterminazione dell’individuo”.

Come giudichi questo testo?
“Il testo uscito dal comitato ristretto della commissione Affari sociali è un testo equilibrato proprio per arrivare a una buona legge prima della fine della legislatura e mettere fine al vuoto legislativo che ad oggi viene spesso colmato dalle sentenze della magistratura. In gioco c’è soltanto la nostra libertà di essere, di scegliere. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono l’eutanasia, non sono il trionfo della morte sulla vita, ma semplicemente il rispetto della vita umana come bene indisponibile. E’ comprensibile che, quando si affrontano i temi della malattia grave e della fine della vita, il disorientamento e il carico di emotività generino confusione ma il cuore della libertà è rappresentato dal diritto di definire il proprio concetto di esistenza, del suo significato, dell’universo e del mistero della vita umana. Se le opinioni relative a questi argomenti fossero imposte, noi non potremmo autodeterminare le nostre volontà. Cogliamo insieme questo respiro di libertà, evitando la rigidità. Perché non siano altri a scegliere per noi.’

Il diritto all’autodeterminazione è un diritto inviolabile dell’uomo…
Certo. E rientra fra i valori espressi che l’ordinamento garantisce a favore della persona. Il tentativo di contestare la legittimità delle direttive anticipate, attraverso l’invocazione del canone di autosufficienza dell’accanimento terapeutico costituisce soltanto un errore concettuale. La nostra Carta costituzionale è aperta alla previsione di un ventaglio potenzialmente ampio di strumenti per mezzo dei quali il diritto all’autodeterminazione dei trattamenti sanitari può essere tutelato dall’ordinamento ed esercitato dal singolo, anche se incapace. Lo stato d’incapacità di esprimere un consenso attuale, non può inevitabilmente escludere la possibilità del paziente di accettare o rifiutare le cure perché renderebbe cogente un trattamento che altrimenti sarebbe volontario, al di fuori di una specifica previsione legislativa, in dispregio della riserva di legge posta dallo stesso art. 32.

Il traguardo non è ancora tagliato però.
Nell’attesa di questa legge sul testamento biologico, che ne regoli compiutamente l’istituzione, nella regione Lazio e nella regione Campania e in molte altre regioni abbiamo depositato insieme ai nostri consiglieri la proposta di legge «Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT). Istituzione e accesso al Registro Regionale», che permetterà di dichiarare anticipatamente le proprie volontà circa le cure e i trattamenti sanitari ai quali si desidera o non si desidera essere sottoposti nel caso di condizione irreversibile di non intendere e di volere. La proposta di legge prevede che le DAT siano iscritte in un Registro Regionale istituito presso le Aziende sanitarie locali e memorizzate nella Carta sanitaria regionale del cittadino. Ovviamente, la scelta se presentare la DAT è libera e facoltativa. La DAT, redatta in forma scritta e munita di sottoscrizione autenticata nelle forme di legge, prevede l’indicazione sia sui trattamenti sanitari in vita sia le disposizioni sul fine vita: l’essere o meno sottoposti a determinate cure o trattamenti sanitari; la donazione o meno degli organi e dei tessuti in caso di decesso del dichiarante che dovrà designare uno o più fiduciari con il compito di garantire l’attuazione di tali volontà. L’accesso al Registro e alle DAT è consentito solo al fiduciario, al medico curante, al personale medico di pronto soccorso, ed è garantita la tutela dei dati secondo il Codice della privacy.

La Cei ha già iniziato a fare sentire il proprio peso. Si tratta però di aumentare i diritti di scelta degli individui. Insomma una questione di libertà…
Cogliamo insieme questo respiro di libertà, evitando la rigidità e le contrapposizioni ideologiche. L’obiettivo è quello di sgombrare il campo dagli equivoci e dalle paure e di spiegare il valore e il significato dell’espressione di questo diritto per ognuno di noi. Tra le nostre responsabilità c’è anche quella di ascoltare e dare voce allo strazio che percorre le corsie dei nostri ospedali, le mura domestiche. Perché non siano altri a decidere per noi.

Edoardo Gianelli

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