venerdì, 20 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Tullio De Mauro, il linguista che ‘capiva’ gli italiani
Pubblicato il 05-01-2017


Incontro in memoria di PAOLO SYLOS LABINI Roma, 10 dicembre 2009

Lutto nel mondo della cultura, è morto a 84 anni il linguista Tullio De Mauro. De Mauro ha introdotto in Italia gli studi linguistici, ne ha fatto una disciplina a sé, emancipandola dalla glottologia e dalla storia di una lingua, ma soprattutto ha utilizzato la lingua per capire la cultura delle persone, concentrando proprio sulle persone la sua attenzione.
L’Italia e gli italiani erano stati oggetto particolare dei suoi studi, non a caso tra i suoi contributi ricordiamo La Storia linguistica dell’Italia unita uscita da Laterza in occasione del centenario dell’Unità, nel 1961. Non è solo uno studio della lingua, ma è una storia degli italiani da come si siano trasformati da analfabeti a padroni di una lingua comune. Con approfondimenti di una grande storia sociale italiana: puntando su quell’emigrazione interna come unità linguistica, e infine come anche procedendo al galoppo, il Paese abbia trascinato forme vecchie e nuove di arretratezza.
Infatti De Mauro non aveva mai risparmiato le sue critiche, linguistiche e non, alle istituzioni. Tanto che nel 2010 la Giunta Alemanno lo rimosse dall’incarico di presidente di Mondo digitale, fondazione del comune di Roma.
Era stato ministro dell’Istruzione del secondo Governo Amato, e come un ‘bravo maestro’ non aveva mai dimenticato di rimproverare tutti, attraverso i numerosi giornali con cui collaborava.
Le parolacce in Parlamento “non sono la causa ma l’effetto di una tendenza generale del Paese. E sulla stampa sono più presenti che nel parlato comune, i giornalisti si compiacciono nell’usarle”. “Il sospetto – aggiungeva – è che questi fenomeni eccessivi servano a coprire una scarsa capacità di usare le risorse più appropriate della lingua. Come l’abuso di anglismi che nasce per moda, ma anche perché non si usano le risorse della lingua per dire le cose più comuni”. Il professore però invitava tutti a non preoccuparsi troppo, perché “la lingua di Dante è molto più complicata e non si lascia sconvolgere tanto facilmente, neanche dalle cattive abitudini e dalle parolacce dei politici”.
Ma non era la cattiva politica ad essere presa di mira, gli italiani stessi sembravano aver assorbito le brutte abitudini della classe dirigente, inoltre sempre più spesso il linguista italiano denunciava il pericolo di un ‘analfabetismo di ritorno’ della popolazione.
“Il 70% degli italiani non capisce quello che legge”, affermava De Mauro aggiungendo “8 su 10 hanno difficoltà a utilizzare quello che ricavano da un testo scritto, 7 su 10 hanno difficoltà abbastanza gravi nella comprensione, i 5 milioni di italiani hanno completa incapacità di lettura”. E puntava il dito sull’Istruzione: “Abbiamo bisogno di un buon livello di istruzione per poter trovare le fonti buone per informarci e per utilizzare bene queste informazioni, per utilizzarle criticamente! Questo sarebbe indispensabile per tutti, per un buon esercizio del voto”.

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