mercoledì, 1 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Un anno in deflazione.
Non succedeva da mezzo secolo. Quali i rischi
Pubblicato il 23-01-2017


Il versamento entro il 31 gennaio

INAIL: CASALINGHE ALLA CASSA

La legge 493/1999 stabilisce che sono obbligati ad assicurarsi contro gli infortuni in ambito domestico i soggetti che: hanno un’età compresa tra i 18 e i 65 anni compiuti; svolgono il lavoro per la cura dei componenti della famiglia e della casa; non sono legati da vincoli di subordinazione; prestano lavoro domestico in modo abituale ed esclusivo. L’ambito domestico, secondo la norma, coincide con l’abitazione e le relative pertinenze (soffitte, cantine, giardini, balconi) dove risiede il nucleo familiare dell’assicurato. Se l’immobile fa parte di un condominio, si considerano come ambito domestico anche le parti comuni (androne, scale terrazzi, ecc.). Ma rientrano anche tra i luoghi tutelati le residenze temporanee scelte per le vacanze, a condizione che si trovino nel territorio nazionale. Non è tutelato, invece, l’infortunio in itinere. Matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, vincoli affettivi e coabitazione sono i criteri che definiscono, ai sensi della legge 493/1999, il nucleo familiare rispetto ad altre esperienze di vita insieme. In base ai requisiti assicurativi indicati, si devono pertanto assicurare: gli studenti anche se studiano e dimorano in una località diversa dalla città di residenza e che si occupano dell’ambiente in cui abitano; tutti coloro che, avendo già compiuto i 18 anni, lavorano esclusivamente in casa per la cura dei componenti della famiglia (ad esempio ragazzi e ragazze in attesa di prima occupazione); i titolari di pensione che non hanno superato i 65 anni; i lavoratori in mobilità; i cittadini stranieri che soggiornano regolarmente in Italia e non hanno altra occupazione; i lavoratori in cassa integrazione guadagni; i soggetti che svolgono un’attività lavorativa che non copre l’intero anno (lavoratori stagionali, lavoratori temporanei, lavoratori a tempo determinato); l’assicurazione, in questo caso, deve ricoprire soltanto i periodi in cui non è stata svolta attività lavorativa. Ma siccome il premio assicurativo non è frazionabile la quota va corrisposta per intero, anche se la copertura assicurativa è valida solo nei periodi in cui non è stata espletata altra attività lavorativa. Nell’ambito di uno stesso nucleo familiare possono assicurarsi più persone (ad esempio: madre e figlia). Sono invece esclusi dall’obbligo assicurativo: coloro che hanno meno di 18 anni o più di 65 anni; i lavoratori socialmente utili (Lsu); i titolari di una borsa lavoro; gli iscritti a un corso di formazione e/o a un tirocinio; i lavoratori part time; i religiosi. Sono esonerati dal pagamento del premio assicurativo contro gli infortuni in ambito domestico i soggetti che hanno un reddito al di sotto di una determinata soglia. In tal caso il premio è posto a carico dello Stato. In particolare, sono esentati dal versamento coloro che contemporaneamente: hanno una situazione reddituale personale complessiva lorda fino a 4.648,11 euro annui; fanno parte di un nucleo familiare il cui reddito complessivo lordo non supera i 9.296,22 euro annui. Coloro che possiedono i requisiti di legge ma non versano l’assicurazione, sono soggetti ad una sanzione da parte dell’Inail, graduata in relazione al periodo di trasgressione e per un importo non superiore, comunque, all’equivalente del premio (12,91 euro). Coloro che non provvederanno alla corresponsione dell’onere indicato entro il trentuno gennaio prossimo incorreranno nelle sanzioni prescritte, pari – come detto – a un importo non superiore comunque all’entità del premio stesso. Per quelli, invece, che lo praticheranno in ritardo l’assicurazione decorrerà dal giorno successivo a quello in cui è stato effettuato il pagamento. Sono a disposizione degli assicurati Contact center, Inail sms e associazioni di categoria che forniscono tutte le informazioni necessarie a risolvere dubbi su aspetti normativi e procedurali.

Per il momento l’Inail eroga una sola prestazione: la rendita vitalizia, che viene concessa per infortuni che abbiano provocato una riduzione della capacità lavorativa al di sopra del 33 per cento. Nell’ipotesi in cui non sia stato pagato il premio assicurativo dovuto, il trattamento non viene attribuito. Gli interessati, se occorre, possono eventualmente recarsi anche presso un qualsiasi  Ente di patronato legalmente riconosciuto, in grado di fornire tutte le notizie utili per essere informati sul tipo di assicurazione e sulle modalità di iscrizione e di versamento dell’onere e di assistere, inoltre, essendo in collegamento con il sistema informatico dell’Istituto, il cittadino per tutti gli adempimenti necessari a formalizzare l’adesione.

La tutela riservata alle casalinghe non è tuttavia perfettamente corrispondente a quella relativa a tutti gli altri lavoratori in campo extra domestico. Innanzitutto vengono risarciti soltanto gli infortuni e non le malattie professionali come ad esempio le dermatiti da contatto che possono insorgere e scatenarsi a seguito dell’uso protratto di detergenti. Non è riconosciuto neppure l’infortunio in itinere, cioè l’incidente che può verificarsi se l’assicurata esce di casa per andare a fare la spesa. La rendita, poi, spetta solo se si raggiunge almeno il 27 per cento di limitazione funzionale assoluta e permanente per gli infortuni occorsi però a partire dal primo gennaio 2007 o al 33 per cento di invalidità assoluta e permanente, (percentuale che corrisponde, ad esempio, alla perdita di un occhio)  per quelli avvenuti fino al 31 dicembre 2006 e non esiste tra l’altro nemmeno una forma di prestazione economica per inabilità temporanea. A differenza degli infortuni sul lavoro, inoltre, non viene indennizzato il danno biologico e in caso di evento mortale è contemplato, ma solamente a far tempo dal 17 maggio del 2006, un assegno di reversibilità per i superstiti che possono vantare il possesso dei prescritti requisiti fissati dalla legge. Infine, non è ipotizzata una revisione della rendita in caso di aggravamento della patologia derivante dall’infortunio.

Cgia

INEFFICIENZA PA COSTA 30MLD L’ANNO

L’inefficienza della Pubblica amministrazione costa oltre 30 miliardi di euro all’anno di mancata crescita. La denuncia è dell’Ufficio studi della Cgia Rispetto ai 206 territori rilevati dallo studio, sette regioni del Mezzogiorno si collocano nelle ultime 30 posizioni: la Sardegna al 178/o posto, la Basilicata al 182/o, la Sicilia al 185/o, la Puglia al 188/o, il Molise al 191/o, la Calabria al 193/o e la Campania al 202/o posto. Solo Ege (Turchia), Yugozapaden (Bulgaria), Istanbul (Turchia) e Bati Anadolu (Turchia), presentano uno score peggiore della Pa campana. Tra le realtà meno virtuose troviamo anche una regione del Centro, come il Lazio, che si piazza al 184 posto della graduatoria generale. Tra le migliori 30 regioni europee, invece, non vi è nessuna amministrazione pubblica italiana. La prima, la Provincia autonoma di Trento, si colloca al 36/o posto della classifica generale. La Provincia autonoma di Bolzano al 39/o, la Valle d’Aosta al 72/o e il Friuli Venezia Giulia al 98/o. Appena al di sotto della media Ue troviamo al 129/o posto il Veneto, al 132/o l’Emilia Romagna e di seguito tutte le altre. Questa classifica, segnala l’Ufficio studi della Cgia, è tarata su un indice di qualità che è il risultato di un mix di quesiti posti ai cittadini che riguardano la qualità dei servizi pubblici ricevuti, l’imparzialità con la quale vengono assegnati e la corruzione. Il risultato finale è un indicatore che varia dal +2,781 ottenuto dalla regione finlandese Aland (1/o posto in Ue) al -2,658 della turca Bati Anadolu (maglia nera al 206 posto). Il dato medio Ue è pari a zero. Nella classifica generale la Pa italiana si colloca al 17/o posto su 23 Paesi analizzati. Solo Grecia, Croazia, Turchia e alcuni Paesi dell’ex blocco sovietico presentano un indice di qualità della Pa inferiore al nostro. A guidare la classifica, invece, sono le Pa dei paesi del nord Europa (Danimarca, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi). Per il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo “dagli inizi degli anni ’90 ad oggi sono state 18 le riforme che hanno interessato la nostra Pa. Sebbene le aspettative fossero molte, in tutti questi anni i risultati ottenuti sono stati deludenti. In molti settori la qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese è diminuita e nonostante l’avvento del web ci permetta di scaricare molti documenti dal computer di casa, le code agli sportelli, ad esempio, sono aumentate. L’Istat denuncia che, rispetto al 2015, dopo 20 minuti di attesa presso gli uffici comunali dell’anagrafe, oggi la fila si è idealmente allungata di 11 persone e agli sportelli delle Asl addirittura di 18”. La nostra Pa, peraltro, presenta per gli Artigiani di Mestre delle punte di eccellenza in molti settori che non hanno eguali nel resto d’Europa. “La sanità al Nord, le forze dell’ordine, molti centri di ricerca e istituti universitari italiani – ha sottolineato il segretario della Cgia Renato Mason – presentano delle performance che non temono confronti. Tuttavia è necessario migliorare l’efficienza media dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, affinché siano sempre più centrali per il sostegno della crescita, perché migliorare i servizi vuol dire migliorare il prodotto delle prestazioni pubbliche e quindi l’impatto dell’attività amministrativa sullo sviluppo del Paese”.

Deflazione

COS’E’ E QUALI SONO I RISCHI

L’Italia archivia il 2016 in deflazione, con un risultato che non si verificava da oltre mezzo secolo. L’ultima volta, infatti, risaliva al 1959. Tutti sanno che cos’è l’inflazione: si ha quando i prezzi aumentano. Ma cos’è la deflazione? Semplicemente il suo contrario: la riduzione dei prezzi. Un bene o un male? Dipende. La deflazione può infatti essere positiva o negativa. Nel primo caso la diminuzione dei prezzi è dovuta ad abbondanza di offerta. Nel secondo caso, è dovuta a bassa domanda. In altre parole, alla stagnazione dell’economia. La deflazione registrata nel corso del 2016 “porta l’Italia indietro di 60 anni, determinando effetti recessivi per l’intera economia del paese”, evidenzia il Codacons fotografando la situazione. “La frenata dei prezzi al dettaglio nel 2016 è il frutto del crollo record dei consumi registrato in Italia negli ultimi anni. “L’attesa ripartenza della spesa da parte delle famiglie non si è verificata, e complessivamente negli ultimi 8 anni i consumi degli italiani sono calati di ben 80 miliardi di euro. Come se ogni nucleo familiare avesse ridotto gli acquisti per 3.333 euro dalla crisi economica ad oggi. Numeri che hanno avuto effetti diretti su prezzi e listini, con una variazione negativa dello 0,1% su base annua”. La deflazione, osserva la Coldiretti, “ha effetti devastanti nelle campagne dove i prezzi riconosciuti agli agricoltori crollano mediamente di circa il 6% nel 2016 ed in alcuni casi come per il grano non coprono neanche i costi di produzione. Gli agricoltori nel 2016 – sottolinea la Coldiretti – hanno dovuto vendere più di tre litri di latte per bersi un caffè o quindici chili di grano per comprarsene uno di pane ma la situazione non è migliore per le uova, la carne o per alcuni prodotti orticoli”. Da più parti, in sostanza, si fa notare il circolo vizioso innescato dalla deflazione: il calo dei prezzi produce l’aspettativa di ulteriori cali futuri e può portare al continuo rinvio degli acquisti. Tutto questo, evidentemente, ha un impatto sull’attività delle imprese, sui bilanci e sui livelli occupazionali. “Nel corso dell’anno che si è appena concluso -osservano Federconsumatori e Adusbef -abbiamo sottolineato con insistenza la drammaticità delle condizioni in cui versa la nostra economia, pertanto le rilevazioni dell’Istituto di Statistica non ci sorprendono affatto. Allo stesso tempo, però, siamo preoccupati per i primi segnali che ci giungono in merito ad aumenti importanti dei prezzi di carburanti, autostrade, energia elettrica e gas, quindi è necessario che il Governo metta in atto capillari controlli per evitare che si inneschino intollerabili meccanismi speculativi a spese dei cittadini”.

Come si inverte la tendenza? “L’economia deve essere risollevata attraverso interventi che diano una scossa alla domanda interna e che rilancino l’occupazione. Invochiamo azioni concrete che restituiscano prospettive al Paese e che aprano una nuova fase di sviluppo”, hanno affermato Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

Carlo Pareto

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