venerdì, 28 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Un Babbo Natale che uccide
Pubblicato il 01-01-2017


Meno male che quel direttore d’orchestra ha rivelato qualche giorno fa ai bambini distratti che Babbo Natale non esiste, suscitando un vespaio di polemiche. Vedere un uomo vestito da Babbo Natale entrare con un kalasnikov in una discoteca di Istambul, il Clun Reina del quartiere di Ortakoy nel distretto di Besiktas, noto anche per la famosa sua squadra di calcio nello stadio del quale già si era verificato un cruento attentato, poi sparare all’impazzata contro i giovani che affollavano il locale dopo avere festeggiato il nuovo anno, è terribile. Meglio che i bambini perdano la magia di una illusione. Meglio.

No, Babbo Natale non esiste. Non può essere associato a una strage, a un colore di sangue e di morte, alle urla spaventose di ragazze e ragazzi che ballavano contenti. Non può esserci Babbo Natale associato a Capodanno di strage, di strazio, di terrore. Come nella discoteca di Parigi, anche qui si sono colpite persone in festa, innocenti che nulla c’entrano con la guerra, con Aleppo, con la Libia, la Siria, l’Iraq. La ferocia del terrorismo dell’Isis, i suoi camion lanciati all’impazzata per colpire visitatori di un mercatino berlinese e prima le famiglie radunate nel lungomare di Nizza per assistere ai fuochi d’artificio, non rappresentano una reazione.

La loro non è una guerra. E’ un massacro di innocenti. E’ vero che anche i bombardamenti provocano la morte di civili. Ma il terrorismo cerca la morte di civili, solo di civili. La loro guerra è contro gli innocenti. E’ contro gli infedeli. E’ contro i bambini e la loro genuina ingenuità. E’ contro Babbo Natale travestito da maschera di morte. E’ contro la vita, tanto che utilizza perfino i bambini di otto anni come kamikaze. Il terrorismo islamista è il nuovo Hitler. Anzi è perfino qualcosa di peggio perché il suo obiettivo è quello della strage di tutti i non islamici radicali. Non c’entrano i musulmani visto che la prevalenza delle vittime, in Iraq, come in Siria e in Turchia è di fede musulmana.

Il mondo non può non combattere questa guerra nelle forme più incisive. Con la conquista dei territori ancora sotto il dominio dei terroristi, con una più armonica coalizione internazionale ove gli Usa e la Russia ritrovino un punto d’intesa, soprattutto sulla Siria e sul suo futuro, con la più efficace azione dell’intelligence e con un reale coordinamento europeo dei servizi. Ma anche con una adeguata sorveglianza dei flussi migratori, che vanno tutelati, ma anche sottoposti a rigoroso controllo. La Turchia è un paese di transito, come lo è sul Mediterraneo l’Italia. Anche la Turchia, colpita dal terrorismo, deve essere considerato un alleato, a prescindere dalla situazione democratica così deficitaria. Lo ha capito Putin, anche dopo le gravi tensioni dovute all’abbattimento dei mig. Speriamo lo capiscano tutti.

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