martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Un “colpo di reni” politico
Pubblicato il 09-01-2017


L’Avanti! dei primi giorni del nuovo anno ha affrontato, per la penna del direttore, due questioni di primaria attualità: il possibile futuro di Matteo Renzi e la diaspora degli eredi di Craxi.

Esprimo il mio consenso sui due temi ed aggiungo, su entrambi, qualche mia riflessione.

1.- Che fine farà Renzi? Certo è malmesso, giacchè è sempre vero che niente ha più insuccesso dell’insuccesso. La rievocazione da parte del direttore dell’Avanti! di sconfitte seguite da grandi ritorni negli anni gloriosi della prima Repubblica è utile e opportuna, se è vero che la storia è maestra di vita. Ho conosciuto da vicino e stimato assai Amintore Fanfani. Sono stato anche suo ministro. Di lui sono noti gli alti e i bassi, i “corsi e ricorsi”, che furono anche chiamati “quaresime e resurrezioni”. Quel che è accaduto al veltro di Pieve Santo Stefano può succedere anche al boy scout di Rigano sull’Arno? Non lo escluderei, a patto che Matteo sappia elaborare il lutto della sconfitta, che è figlia dell’eccesso di fiducia in se stesso (superbia l’ha chiamata brutalmente Claudio Martelli su “Il Giorno”). Come ha detto Paolo Mieli, Renzi deve aspettare fuori dalla mischia, avere pazienza e compiere un nuovo percorso, anche personale, nel divenire della vicenda politica italiana. Sbaglierebbe se cercasse una rivincita immediata come capo del PD. Sbaglia certamente se ricerca la rivincita subito, in un nuovo lavacro elettorale. Deve capire che il Paese, dopo due anni di baruffa referendari a non può consentirsi, e tanto meno approvare, un altro, immediato periodo di baruffa elettorale, lasciando marcire i problemi che incombono: nella realtà economico-sociale della Nazione, nello scacchiere europeo, dove sono in calendario alcuni appuntanti “storici” e nella realtà internazionale. Su questo versante è altissimo il rischio di lasciare il ruolo di protagonisti assoluti a Vladimir Putin e a Donald Trump. Leggo su “Il Foglio” di sabato 7 gennaio è dello stesso parere anche il “nostro” Fabrizio Cicchitto.

Questo – elaborare il lutto e preparare il ritorno in campo con un nuovo progetto – è, a mio parere, il primo consiglio che Riccardo Nencini del Mugello deve dare al Matteo Renzi di Rignano.

Confesso che ho avuto simpatia per Renzi. Non sono andato a sostenerlo alle primarie per la segreteria del PD. Sono andato, per contro, a votarlo quando era antagonista di Bersani per la candidatura a Palazzo Chigi. Era allora davanti ai nostri occhi il bilancio disastroso della Seconda Repubblica, quella di Berlusconi, Prodi e D’Alema. Era anche forte la voglia di nuovo, la simpatia per chi aveva rottamato parte dei postcomunisti. E bastato allora il passa-parola con i compagni e gli amici del mio paese per determinare un risultato inatteso: i socialisti hanno fatto vincere il seggio a Renzi, commentavano incazzati i postcomunisti del luogo.

Se potessi essere ascoltato da Renzi, gli direi di non promuovere con frenetica urgenza spedizioni punitive nei confronti dei suoi nemici interni, fra i quali vedo impegnato con cattiveria il “nostro” Bersani, quello della parafarmacie, cittadino di Bettola, paese piacentino in cui lui non “vendemmia” tutti i voti che dovrebbero incoronare la sua leadership nazionale. Lo esorterei invece a progettare l’architettura di un nuovo programma, davvero capace di far uscire l’Italia dal pantano, promuovendo quella “ripartenza” troppo annunciata e mai arrivata.

Su questo versante, noi, piccola comunità socialista, possiamo dargli qualche aiuto, specialmente se avrà il seguito sperato la conferenza programmatica in cantiere, che noi chiamiamo “Rimini 2”, perché vogliamo che sia la continuità della leggendaria Conferenza del PSI che si svolse a Rimini, ove Claudio Martelli predicò l’alleanza fra merito e bisogno.

2.- Passo così al secondo editoriale di Mauro Del Bue, quello incentrato sulla “diaspora” socialista, conseguente alla chiamata in causa della magistratura da parte di alcuni socialisti dissidenti, con correlato annullamento del congresso, accompagnato dalla gogna dei socialisti su ‘Repubblica’ e sul ‘Fatto Quotidiano’ dello sghignazzante Marco Travaglio.

Per venir fuori da queste sabbie mobili serve un “colpo di reni” politico, non solo nel congresso, ma anche nelle assemblee provinciali e regionali che devono quanto prima essere convocate . E’ inoltre necessaria la concordia virtuosa ed operativa fra i massimi dirigenti del partito. Fra essi avranno un ruolo non secondario, oltre al nostro segretario, Riccardo Nencini e al Direttore che ha rilanciato l’Avanti!, Mauro Del Bue, i compagni che hanno meritoriamente ricostruito storicamente e tenuto vivi il pensiero e la storia del socialismo italiano dopo la “grande slavina” degli anni ’90. Mi riferisco a Luigi Covatta, che ha rilanciato Mondoperaio e a Gennaro Acquaviva che ha promosso l’Associazione Socialismo. Sono gli stessi che ora stanno allestendo la Rimini 2. Sono fiducioso, da inguaribile ottimista, che questo mio invito possa essere raccolto. Non vedo altre possibilità di uscita dal tunnel al di fuori della cooperazione fra questi quadrumviri. Ho un rapporto anche personale di stima e di affetto con ciascuno di loro.

Concludo rilevando che un ruolo importante per raggiungere la riva della nostra salvezza politica spetta anche a Bobo Craxi, non solo perché porta quel nome. Mi vengono alla mente le confidenze affettuose di Bettino mi ha fatto su suo figlio, quando egli si affacciava timidamente sulla ribalta dell’agone politico. Lui sperava che divenisse un virtuoso “figlio d’arte”. Gli voglio anche bene perché lui e la sua famiglia hanno subito una persecuzione, accompagnata dalla scomparsa in esilio del leader che aveva costruito il nuovo corso del socialismo italiano.

Mi domando, e domando a chi mi legge, se questa mia prosa accorata è una sorta di “mozione degli affetti”. Certo che lo è. Ma è anche la manifestazione di fiducia nell’intelligenza politica e nell’orgoglio di chi ha raccolto l’eredità del socialismo liberale italiano.

Fabio Fabbri

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Fabio
    Siamo quasi coetanei, per cui mi è difficile non concordare ed unirmi a te sulla mozione degli affetti unita alla dimostrazione di intelligenza politica che devono dimostrare coloro che effettivamente si sentono depositari dell’eredità politica del liberal socialismo.
    Riusciranno ad accogliere questo appello i protagonisti attualmente in conflitto?? E’ possibile, se il confronto democratico si svilupperà essenzialmente su Mozioni di pensiero. Se invece i distinguo dovessero nascondere reciproche ambizioni prettamente personali insoddisfatte, allora, rispetto ai sentimenti, continueranno a prevalere i risentimenti e le divisioni che avvelenano il terreno del Socialismo e aggiungo della Sinistra italiani.
    Un abbraccio da Nicola Olanda

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