martedì, 25 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Un congresso per il futuro
Pubblicato il 17-01-2017


So bene che quel che ci unisce è un ricordo, una storia, un dramma. Una ingiustizia alla quale non vogliamo rassegnarci, un oblio che vogliamo combattere. Anche in pochi, anche soli. Tuttavia se quel che ci unisce è solo il passato non possiamo far vivere un partito. Bastano le fondazioni, l’Avanti, Mondoperaio. Per esistere come partito abbiamo bisogno, non solo e non tanto di un passato comune, ma di un futuro comune. Questo penso debba essere il tema dell’imminente congresso. Penso a un futuro del socialismo liberale ed ecologista. Di un intreccio, dunque, di componenti ideali unite in un programma comune. In una lista elettorale comune. Forse anche in un nuovo soggetto politico comune.

Dopo il 2013 si sono sviluppate tra noi due possibili prospettive, entrambe difficili da realizzare, ma che hanno costituito terreno per un confronto, anche per uno scontro, per alcuni sono state pretesto anche per un addio. Al congresso di Venezia di fine 2013 è prevalsa la prospettiva dell’unità socialista. Il Pd, allora retto dall’ex socialista Epifani, era fuori dal socialismo europeo, Sel sembrava propensa ad aderire al Pes. In una fase il Psi aveva anche aderito al progetto vendoliano, presentando liste comuni alle elezioni europee, con mie personali, fondate riserve. Poi, d’incanto, le posizioni si sono ribaltate. Il Pd, con Renzi alla sua guida, ha aderito al socialismo europeo, Sel ha sposato il progetto di una nuova sinistra di stampo greco.

La questione a quel punto diventava di semplice soluzione. Se il Pd diventava a pieno titolo un partito socialista europeo, e se la nostra prospettiva restava quella dell’unità socialista, la logica doveva consigliare un ancor più stretto legame con questo partito o addirittura una nostra confluenza nel Pd. Legittimando questa posizione anche le scelte dei nostri due ex parlamentari, Di Gioia e Di Lello, dovevano apparire giustificate se non sul piano morale (approfittare del privilegio di una designazione per poi rinnegare la fonte originaria è sempre esecrabile), almeno su quello politico. A Salerno infatti noi aggiustammo il tiro. La strategia diventava quella liberalsocialista, i nostri ammiccamenti andavano, forse un po’ superficialmente, verso frontiere vicine, dai radicali, al mondo cattolico. Senza escludere gli ex socialisti.

Penso che al prossimo congresso dovremo parlare un linguaggio più chiaro. E offrire, dopo gli appuntamenti che diversi nostri interlocutori hanno già messo in cantiere, a cominciare da quello di febbraio della Marianna e da quello di Bertinoro che coinvolgerà anche i verdi, una tribuna politica per la costruzione del polo liberalsocialista ed ecologista. Il programma uscito dalla nostra conferenza dell’ottobre scorso, coi sei punti e relative proposte, sulle qual il partito e i nostri parlamentari avrebbero potuto e dovuto investire di più con specifiche iniziative e proposte di legge, è a disposizione e può essere ulteriormente approfondito e rivisto.

Sempre più oggi sono venuti in superficie i temi che attengono la povertà, la vecchia povertà, non le nuove delle quali ci occupammo nelle nostre due Rimini. Il lavoro che sfugge, con punte di disoccupazione soprattutto giovanile che non hanno precedenti negli ultimi cinquant’anni, la mancata crescita, i vincoli internazionali, portano oggi a ritenere essenziale un movimento socialista che si spenda sul tema dell’equità. L’attacco del terrorismo alla civiltà liberale, agli stessi principi della rivoluzione francese, impongono la ripresa di forti battaglie di difesa e di conquista di diritti civili ed è a questo fine essenziale un movimento radicale che si ispiri alla figura del grande Marco Pannella, senza dimenticare la nostra sicurezza e i termini della nostra difesa. I disastri ambientali, il frequente verificarsi di terremoti, di allagamenti, le necessarie limitazioni di emissioni dannose in atmosfera, e che ci interrogano sul futuro del pianeta, rendono ineludibile l’esistenza e lo sviluppo di un forte movimento ecologista e verde. La sintesi di questo rappresenta la scommessa del futuro del nostro Paese, dell’Europa, nostro. Il mio invito è di alzare il tiro. Di lasciar perdere un crogiolarsi asfittico su noi stessi e di mescolarci ridefinendo così non solo le nostre frontiere, ma anche la nostra identità. Il tema del congresso non deve essere l’unità socialista, ma l’unità dei diversi, che si incontrano sui temi decisivi del nostro tempo.

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Commenti all'articolo
  1. In linea generale concordo. Se non riusciamo da soli, meglio un nuovo partito che abbia in se stesso, se non interamente, parte della tradizione socialista. Io porrei al centro del Congresso il tema dell’eguaglianza nella libertà in un mondo nel quale non solo la povertà è diventata di casa, ma dove anche la disuguaglianza ha assunto una dimensione intollerabile (una diversa visione di Rimini 1982), del consolidamento e mantenimento dei valori dell’Occidente, con una visione realistica dell’immigrazione, e con una riflessione sull’Europa dopo Brexit e Trump.

  2. Hai espresso perfettamente lo stato d’animo dei Socialisti: un’ingiustizia a cui non vogliamo rassegnarci, un oblio che vogliamo combattere. E poi tante altre belle cose condivisibili tra cui, essenziale per Noi, NON un recinto da ampliare, ma uno spazio ampio ed aperto a tutti coloro che desiderano partecipare alla semina per la crescita di un nuovo Modello di sviluppo.
    Pisapia che con la sua iniziativa sta formulando concetti analoghi, crea già diffidenze e preoccupazioni in coloro che all’interno del PD temono nella catalizzazione di forze alla sua sinistra, come un aiuto a Renzi per trasformare il PD in una forza di centro. Per Noi, lo strumento più efficace per sottrarci alle varie strumentalizzazioni è quello di concentrarci sulla formulazione dei contenuti del nostro Progetto, di cui non dobbiamo avere la presunzione dell’esclusiva bensì l’intelligenza di saper cogliere le intenzioni di Pisapia come componenti di quello spazio aperto che abbiamo intenzione di costruire.
    Pisapia ha detto che non desidera personalizzare la sua iniziativa. Quest’atteggiamento dovrebbe essere un incentivo per entrambi a cercare di collaborare assieme su orizzonti comuni.
    Spero che ci si possa riuscire senza invidie e competizioni negative.
    Fraternamente da Nicola Olanda

  3. il prossimo congresso deve offrire all’opinione pubblica proposte politiche che impattano la vita delle persone.
    Per me le priorità sono le seguenti:
    Lavoro
    fisco più equo
    un reddito di cittadinanza per i più poveri
    giustizia e carceri
    immigrazione
    lasciamo perdere le formule, gli apparentamenti e le poltrone, battiamoci per questi temi, mettiamo in campo delle persone giovani e oneste e poi vediamo che succede.
    Questa potrebbe essere l’ultima occasione.

  4. Mauro, pensavo che la decisione del PD di aderire “sic et simpliciter” al PSE, fosse intesa dai socialisti come una delle tante furbate di Renzi che di volta in volta usa un travestimento adatto allo scopo.
    Invece vedo che ancor oggi c’è chi gli crede.
    Avendolo visto all’opera spero che questa fede scompaia perché certamente non si va da nessuna parte.
    Io penso che prima si abbandona l’illusione e meglio sarà per i socialisti.
    Domani fanni 17 anni della scomparsa di Bettino Craxi, che di indicazioni anche da Hammameth ne ha date molte.
    Io l’ho ricordato (non bado al quotidiano che ha promosso il sondaggio) in questo modo:

    “BETTINO CRAXI VIVE NEL RICORDO DEI CITTADINI ITALIANI.
    Sono rimasto felicemente stupito di un sondaggio con varie risposte favorevoli o sfavorevoli, che ho letto su Libero ed al quale ho partecipato votando “Grande statista” risultato di gran lunga il più scelto, ma che ha complessivamente assegnato allo stesso ben il 77% di positività nella sua attività politica.
    Questo rafforza le mie convinzioni che, purtroppo solo supporters interessati ne hanno denigrato la figura, mentre nell’immaginario collettivo egli è stato uno dei più grandi uomini di governo della Repubblica.
    Questo è soprattutto confortato dal fatto che alle “prime” elezioni utili dopo tangentopoli il cittadino non ha scelto né i magistrati, né le forze politiche che l’avevano avversato, scegliendo (obtorto collo) il “ty con” Berlusconi, che notoriamente era contro l’establishment.
    Allo stesso modo sono stati supportati movimenti non convenzionali, contro fideismi ed ideologie, arrivando all’ultimo proposto dal “comico” Grillo, essendo probabilmente nauseati da coloro che ancor oggi vogliono imporci la loro politica confessionalcomunista, fatta di pietbuonismi, di obblighi e divieti, oltre che di elemosine di tipo S. Vincenzo (chiediamo un €. per…; diamo un €. per…), ma non di scelte chiare di governo.
    L’ultiimo distacco tra popolo e “Casta” l’abbiamo avuta con la sonora sconfitta al Referendum costitizionale, sul quale tutta la “gerarchia prevaricante” aveva investito tutto, dimenticando le vere esigenze del popolo Italiano e financo le emergenze attuali dei poveri cittadini terremotati.
    Devi essere orgoglioso e felice compagno Craxi, ancor oggi, dopo 17 anni, molti italiani hanno nostalgia di te o meglio DELLA TUA POLITICA.
    Ma Nencini e soci non se ne accorgono, preferendo sentirsi protetti dall’ala perniciosa di un PD che non ha né cuore né cervello. Solo arroganza del potere”
    Spero non tu ed il segretario non vi offenderete e che teniate in buona nota, non tanto le mie considerazioni, quanto le sensazioni di un popolo INERME che DESIDERA da tempo un’Italia GOVERNATA.

  5. Quello che credo sia fondamentale è, accanto alle proposte da portare avanti, è IL COME poi si possano realizzare. Con quali mezzi economici, per es. si può portare avanti un reddito per le persone più povere, che è giustissimo e la povertà come la si può superare DAVVERO? come si affronta la questione del debito pubblico e dell’integrazione?. COME si ottiene l’integrazione con milioni di persone che hanno un carattere, una religione, una cultura, una scrittura, un modo di vestire specifico?
    Bisognerebbe attrezzarsi, fornire competenze adeguate, formare quadri politici in grado di capire e gestire queste questioni, non ultima, io credo, la questione di genere,. La violenza contro le donne in che misura rientra nei valori OCCIDENTALI? In un mondo che cambia tanto, i valori
    di parte, anche se lodevoli, non sono un mezzo efficace
    per la convivenza….

  6. Caro direttore, sarebbe per me difficile non condividere la tua puntuale analisi, ma comunque vorrei esprimere alcune mie valutazioni.
    Si è chiuso il tesseramento 2016 e l’ultimo dato fornito dal Segretario Nencini, ci mette a conoscenza che la nostra forza in campo è di 22.500 unità, un battaglione se vogliamo, che può essere ancora in grado di affrontare una battaglia elettiva in autonomia.
    A mio parere si dovrebbe approdare al Congresso dopo un’ampio dibattito fra i 22.500 compagni iscritti non solo sulle Tesi Congressuali ma su tutte le problematiche che riguardano il partito, dalle eventuali alleanze, dalla gestione, dalla sua politica.
    Il dibattito Congressuale non potrà essere sufficiente per il limitato tempo a disposizione, a sviscerare tutti questi problemi, le indicazioni che perverranno attraverso un documento dalle Federazioni, sarà utile al Segretario eletto, per tastare il polso di tutti i compagni iscritti, che in questo modo si sentirebbero coinvolti nelle scelte del Partito stesso.
    Oggi i Compagni, si sentono distanti dai vertici e molto spesso non sono d’accordo con le loro decisioni.
    Un caro saluto !

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