martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Una forza riformatrice
Pubblicato il 23-01-2017


È raro che la storia conceda una seconda possibilità, eppure a me pare che quelle condizioni, che mai forse ci furono in passato, necessarie a creare una “forza riformatrice”, per dirla con Ugo La Malfa, si stiano prospettando ora all’orizzonte. Quella “forza riformatrice” socialista, liberale, radicale, laica, progressista, che, a differenza degli altri paesi europei, l’Italia non ha mai avuto.
Le cause sono note. La nostra grande anomalia è dovuta alla presenza di un possente Partito comunista che, rifiutando la civiltà liberale (di cui fa parte a pieno titolo anche il capitalismo) e ponendosi come un’alternativa non solo politica ma di sistema, si era precluso la via del governo del paese. Di qui il bipartitismo imperfetto (Giorgio Galli).
C’è di più, l’assenza di una destra repubblicana forte e la debolezza di una sinistra liberale impedivano l’alternanza e facevano della DC il perno necessario, insostituibile, ma pur tuttavia non sufficiente a governare il paese. Di qui il monopartitismo imperfetto (Marco Pannella).
E’ tra queste tante anomalie (la forza muta di un PCI che congelava milioni di voti, di una DC indispensabile ma non sufficiente) che i tentativi, in particolare quello condotto con grande determinazione e coerenza da Bettino Craxi, per la creazione di una sinistra costituzionalmente compatibile e in grado di porsi come alternativa alla Democrazia Cristiana, sono falliti.
Oggi, dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre e se si dovesse scegliere un sistema proporzionale senza premio di maggioranza, non solo ci sarebbe la possibilità di fare un nuovo tentativo, ma le probabilità di riuscita sarebbero maggiori rispetto al passato.
Mi spiego. Il M5S, convito com’è della propria superiore moralità, pur di non infettarsi con gli altri attori di un sistema politico che ritiene marcio e quindi da abbattere, si arroccherà, come il PCI del Berlinguer della “seconda svolta di Salerno”, sul Monte Sinai (per usare le parole critiche che allora adoperò Nilde Iotti), congelando così milioni voti.
Sebbene in proporzioni diverse, lo stesso fenomeno potrebbe verificarsi a destra, dove Lega e Fratelli d’Italia, per le loro posizioni anti-sistema, potrebbero occupare il posto che fu dell’MSI ed essere così esclusi da coalizioni di centro-destra. Cosa che di fatto Berlusconi, prendendo le distanze da Salvini, sta già facendo. Come in passato, dunque, si creerebbero due “poli di esclusi”.
Così Forza Italia e una parte del PD convergerebbero verso il centro, alleandosi in nome di una comune (o presunta tale) tradizione liberale e popolare, aggettivi cari sia a Berlusconi (e Parisi) che a Renzi.
Come negli anni della Prima Repubblica, quindi, la vita politica italiana ruoterebbe intorno a due poli, che mai potrebbero, a differenza di quanto accaduto con i governi di solidarietà nazionale, intendersi. Tuttavia rispetto al passato c’è una differenza sostanziale: questi due poli (M5S e il centro liberale e popolare in fieri) oggi hanno una forza infinitamente minore rispetto a quelli del passato (PCI e DC), non solo e non tanto in termini di voti, ma soprattutto a causa della debolezza della loro offerta politica: da una parte un populismo arruffone, dall’altra un continuo confuso gravitare all’interno di quel paradigma neoliberista che è la causa prima della crisi sociale ed economica.
Ciò apre un campo vasto a sinistra del PD per la formazione di quella forza socialista, liberale, radicale, laica, progressista alla quale in passato non si è riusciti a dar vita.
Di qui la necessità che il PSI si faccia promotore di un dialogo con le altre forze che animano quest’area, da Sinistra Italiana a Possibile, dai Radicali a quanti nel PD non convergeranno verso il centro, con la prospettiva di avviare un processo federativo.
Su quali basi? Credo che il perno su cui incardinare tale processo non possa che essere la Costituzione repubblicana ed in particolare quei diritti sociali, frutto della tradizione socialista (sia di matrice laica che religiosa), necessari a garantire concretamente a tutti le promesse di libertà fatte dalle grandi rivoluzioni liberali del passato, e questo perché: “La libertà – le parole sono di Carlo Rosselli – non accompagnata e sorretta da un minimo di autonomia economica, dall’emancipazione dal morso dei bisogni, non esiste per l’individuo, è un puro fantasma” e là dove non vi sono “uomini liberi non vi è nessuna possibilità di uno Stato libero”.
È per questo che, ora più che mai, è necessario garantire a tutti un’esistenza “libera e dignitosa” (art. 36), senza la paura delle malattie (art. 32 e il diritto alla salute), con la sanità pubblica; senza la paura della fame (art. 38 e il diritto alla vita), con lo strumento del reddito minimo garantito (utilizzato già generosamente in tutti i paesi europei e sconosciuto da noi), necessario tra l’altro a controbilanciare la nuova flessibilità del mercato del lavoro.
Ora più che mai, inoltre, diventa necessario spostare un intero paese, attraverso la scuola pubblica (art. 33 e art. 34) e i finanziamenti pubblici alla ricerca (art. 9), dai settori a basso contenuto tecnologico, fagocitati dalla concorrenza dei paesi in via di sviluppo, ai settori ad alto contenuto tecnologico e di conoscenza, piuttosto che invocare protezionismi e barriere.
Infine, ora più che mai è necessaria una riforma della tassazione in linea con quanto l’articolo 53 della Carta impone, vale a dire un “sistema tributario informato a criteri di progressività”, per avere le risorse finanziarie necessarie e promuovere una maggiore perequazione sociale.
Stato di diritto e Stato sociale. Sanità pubblica e reddito minimo garantito. Tutela dei salari e del lavoro. Scuola pubblica e un nuovo ruolo dello Stato nell’economia, attraverso il finanziamento della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. Progressività del sistema tributario e maggiore giustizia sociale. Su questi temi, non mi pare impossibile intessere un dialogo con le altre forze politiche, al fine di creare quel polo socialista, liberale, radicale, laico, progressista, in grado di impedire che il paese s’impantani in uno sterile centrismo e in grado di dare vita a nuovo centro-sinistra, animato dallo stesso spirito di Nenni e Moro, vale a dire riportare all’interno dello Stato liberal-democratico quelle masse, vittime della crisi sociale ed economica, che ora sono ostaggio dei populisti palingetico-rivoluzionari.
È raro che la storia conceda una seconda possibilità. Non sciupiamola.

Nunziante Mastrolia

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