giovedì, 30 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Un’Europa… anzi tre
Pubblicato il 20-01-2017


Anzi quattro, cinque, sei. E magari anche di più.
A livello economico abbiamo la zona euro. Dove i vari paesi sono liberi di fare dumping sociale e fiscale (“venite da noi”- dice una brochure del nostro ministero dell’economia a uso e consumo degli investitori esteri- “perché il nostro costo del lavoro è tra i più bassi d’Europa”) in concorrenza tra loro ma dove la spesa pubblica è rigidamente controllata. E poi l’area Ue, caratterizzata, in linea di principio ma non ancora in linea di fatto, dalla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone (peraltro periodicamente rimessa in discussione) oltre che da politiche comuni di investimento e di sostegno alla crescita e al riequilibrio territoriale (con stanziamenti peraltro in tendenziale riduzione).
Poi ci sono paesi, come la Svizzera e la Norvegia, legati da accordi specifici.
Poi c’è la Gran Bretagna, di recente uscita dall’Ue. E che, se non raggiungerà un accordo con Bruxelles per lei soddisfacente (diciamo più libertà di circolazione per merci e capitali, meno per le persone…) minaccia di trasformarsi in un gigantesco paradiso fiscale alle nostre porte (riabilitando così una categoria troppo a lungo vilipesa…).
A livello di politica internazionale esiste un rappresentante o, più esattamente, un portavoce. Ma senza alcun potere né di indirizzo né di coordinamento. In tale contesto ogni paese della comunità è libero di fare la propria politica estera; con maggiore grado di libertà e con maggiori ambizioni se si tratta di un paese vincitore della seconda guerra mondiale e con più ritegno nel caso di un paese vinto.
,in un contesto generale in cui sulle più importanti questioni: rapporti con la Russia, Medio oriente, politica migratoria, ci sono sostanziali divergenze tra i paesi membri.
In materia di sicurezza interna, promettenti passi avanti; ma un percorso ancora da compiere.
Politica di difesa, un nucleo duro, formato da Parigi e Londra. Per il resto, una strategia, delle pratiche e degli obbiettivi, sostanzialmente delegati alla Nato. Una struttura sulla cui funzione, all’interno di una realtà internazionale in continua evoluzione, non si è registrata, né all’indomani della caduta del muro di Berlino né dopo, alcuna discussione tra Europa e Stati uniti. E che, oggi, si regge sull’asse paesi anglosassoni/paesi dell’Est. Aggiungiamo, a completare il quadro, che solo tre paesi- la Gran Bretagna, la Polonia e l’Estonia- raggiungono/superano nella spesa per la difesa il famoso 2% prescritto; mentre tutti gli altri si mantengono più o meno largamente al di sotto.
Cittadinanza, libertà, diritti. Qui l’Europa di Erasmo e dei diritti dell’uomo occupa ancora la scena. Ma ci sono diversi segnali negativi. in un contesto, oggettivamente singolare, in cui, mentre un disavanzo dello zero virgola superiore a quello consentito viene individuato e punito, i comportamenti di paesi come l’Ungheria e la Polonia suscitano sì diffusa riprovazione ma assai difficilmente potranno essere sanzionati.
Questa, tanto per capirci, non è una denuncia indignata. E non prelude a mantra , tra l’indignato e il lacrimevole, del tipo “qui ci vorrebbe l’Europa; ma l’Europa non c’è.
L’Europa, le Europe ci stanno. E sono queste. E, per arrivare a queste Europe, che sono tra l’altro aree di pace, ci sono voluti sessant’anni di fatiche, di costruzioni ingegnose, di impegni comuni di uomini d’ingegno e di buona volontà.
Una costruzione mirabile. Ma viziata, però, da un duplice e grave errore di presunzione. All’inizio quando si pensate di arrivare passo dopo passo agli Stati Uniti d’Europa, annullando così o limitando gravemente la sovranità degli stati contraenti attraverso accordi tra i medesimi. E, negli anni novanta, quando si è pensato di passare dall’unione economica all’unione politica all’insaputa della stessa politica.
E allora da lì occorrerà ripartire. Dagli stati sovrani, che ci saranno sempre, e dalla politica. E dalle intese e dai progetti unitari che gli stai e la politica sapranno creare.

Alberto Benzoni

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Commenti all'articolo
  1. I governi nazionali sono stati i peggiori nemici dell’Europa federale. Le prossime elezioni in Francia, Olanda e Germania potrebbero – insieme alla nuova politica statunitense – dare il colpo definitivo all’UE.

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