venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Voucher. Poletti:
si valuteranno gli effetti prodotti dalla tracciabilità
Pubblicato il 17-01-2017


Lavoro

CAMUSSO: I VOUCHER COME I PIZZINI BISOGNA ABOLIRLI

“I voucher sono ormai diventati i pizzini che retribuiscono qualsiasi attività. Così facendo si inquina il buon lavoro e si condannano milioni di giovani e lavoratori a un futuro assai povero. Vanno aboliti”. La leader della Cgil Susanna Camusso, interpellata recentemente dall’Ansa, è intervenuta così nella polemica in corso sull’uso dei voucher. La diatriba sull’utilizzazione dei voucher, nati per contrastare il lavoro nero, è esplosa per l’uso incontrollato che è stato fatto da parte di aziende e pubbliche amministrazioni. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in proposito ha detto che si valuteranno gli effetti prodotti dalla tracciabilità e se non dovessero essere soddisfacenti si valuterà un nuovo intervento. Il dibattito ha coinvolto nei giorni scorsi anche il Comune di Torino che li impiegherà per retribuire alcuni giovani mediatori culturali, chiamati ad affiancare i dipendenti agli sportelli. Il Comune ha replicato che il bando deriva da una delibera della giunta Fassino e che in ballo ci sono 25.000 euro stanziati per il progetto dalla Compagnia di San Paolo. “Il Comune di Torino, dopo aver ridotto i finanziamenti alle attività di mediazione culturale, si arrampica sugli specchi e scarica le colpe sulla precedente amministrazione solo per giustificare l’uso improprio che ha fatto dei voucher. È uno scaricabarile insopportabile”, ha replicato Camusso. “Il sindacato è sempre stato disponibile – ha affermato la leader della Cgil – a esaminare e discutere le soluzioni che permettano di contenere i costi, avere un più che decoroso livello qualitativo e quantitativo di prestazione, e un lavoro dignitoso e strutturato. Né questa, né la precedente amministrazione si sono mai preoccupate di avviare un confronto con i lavoratori per affrontare le tematiche sociali, per esaminare eventuali problemi occupazionali, per capire quali strumenti adottare. Sono state invece molto sensibili e pronte ai suggerimenti e ai finanziamenti che giungevano dall’esterno dell’amministrazione”. “Il caso del comune di Torino – ha concluso Camusso – non è l’unico. I voucher nella pubblica amministrazione vengono ormai usati per tutto: per sostituire i lavoratori in essere, come forma assistenziale, per pagare attività del terzo settore, per retribuire il lavoro occasionale. Tutti usi dannosi e impropri”.

Pensioni

DA FEBBRAIO IN PAGAMENTO IL PRIMO GIORNO BANCABILE

Nel 2017 tutte le prestazioni pensionistiche saranno pagate il 1° giorno bancabile del mese, con la sola eccezione della rata di gennaio, il cui pagamento è stato stabilito al 2° giorno bancabile del mese. Lo ha recentemente comunicato l’Inps con una nota spiegando che il Decreto Milleproroghe, firmato dal Presidente Mattarella lo scorso 31 dicembre, ha modificato l’articolo 6 del decreto legge 65/2015, convertito con legge 109/2015, che ha unificato le date di pagamento delle prestazioni Inps, Inpdap ed Enpals. “In base a tale modifica, fortemente richiesta dall’Inps – ha sottolineato l’Istituto – viene ripristinato per l’anno 2017 il pagamento al primo giorno bancabile del mese, con l’unica eccezione per la rata di gennaio”. A febbraio e marzo le pensioni saranno corrisposte il primo del mese mentre ad aprile le poste pagheranno il primo (è un sabato) e le banche il 3. A maggio le pensioni saranno pagate il due mentre a giugno saranno erogate il primo del mese. A luglio le Poste corrisponderanno le prestazioni di quiescenza il primo del mese e le banche il 3 mentre ad agosto e settembre la rata arriverà sui conti il primo del mese. A ottobre e novembre le pensioni saranno erogate il due del mese sia dalle Poste che dalle banche mentre a dicembre si potrà riscuotere l’assegno il primo sia dalle banche che dalle Poste.

Intanto, i pensionati italiani rischiano di dover restituire allo Stato da febbraio lo 0,1% dell’importo ricevuto nel 2015, ovvero la differenza tra l’inflazione programmata e quella effettiva su cui è stato calcolato l’adeguamento al costo della vita delle pensioni. Lo denuncia lo Spi-Cgil, rilevando come nel decreto Milleproroghe di fine anno non ci sia stato l’intervento con cui si doveva risolvere la questione. In questo modo – dice il sindacato dei pensionati della Cgil – tutte i trattamenti pensionistici avranno una perdita di valore. Nel caso di una pensione al minimo la perdita sarà di 6,50 euro all’anno e di 13 euro per una da 1.000 euro. “Cifre – precisa l’organizzazione – che possono sembrare di poco conto ma che incidono in particolare sulle pensioni basse”. Lo scorso anno l’esecutivo intervenne rimandando questa restituzione a quando l’economia fosse effettivamente in ripresa neutralizzandone così gli effetti negativi. Anche quest’anno il governo si era reso disponibile ad intraprendere la stessa strada ma per ora non lo ha fatto. Chiediamo al ministro Poletti – conclude il sindacato – di intervenire urgentemente per evitare che si penalizzino ancora una volta milioni di pensionati italiani”.

Lavoro

SALARIO ACCESSORIO PER 1 P.A. SU 3

Se nel pubblico impiego la contrattazione di primo livello è bloccata da anni non è così per quella di secondo livello, in cui si decide del salario accessorio, ovvero della parte retributiva legata a premi, indennità e progressioni economiche. Nonostante i contratti integrativi siano sottoposti a precisi vincoli, nei primi sei mesi del 2016 sono stati firmati oltre 7 mila contratti. Guardando alle percentuali, l’intesa risulta essere stata raggiunta già in un’amministrazione su tre. Questo il quadro che emerge dal monitoraggio dell’Aran, l’agenzia che rappresenta il governo nelle trattative. Nel pubblico impiego sul salario accessorio, che riguarda soprattutto premi e progressioni economiche, si registra il raggiungimento di un’intesa nella quasi totalità dei casi (98,7%). Secondo il monitoraggio dell’Aran, il ricorso all’atto unilaterale appare, infatti, residuo, limitato all’1,3% del totale (95 atti contro 7.070 contratti). L’Aran ricorda che, stando al Testo unico sul lavoro pubblico, “gli atti unilaterali possono essere adottati al fine di assicurare la continuità e il migliore svolgimento della funzione pubblica, qualora non si raggiunga l’accordo per la stipulazione di un contratto collettivo integrativo”.

Fim

A MIRAFIORI SECONDO MODELLO ALFA

Il secondo modello Fca a Mirafiori dovrebbe entrare in produzione nel primo semestre del 2018 e nello stabilimento torinese si tornerà ad assumere. Lo ha detto il segretario nazionale della Fim, Ferdinando Uliano, in un incontro organizzato recentemente a Torino per illustrare i dati sulla produzione nelle fabbriche del gruppo nel 2016. “Sappiamo dai fornitori che si sta sviluppando il secondo modello. Dovrebbe essere un grande suv dell’Alfa, simile al Maserati Levante, anche se dipenderà da come andranno i nuovi modelli in particolare lo Stelvio”, ha affermato il segretario della Fim torinese, Claudio Chiarle. A Mirafiori nel 2016 – secondo i dati resi noti dalla Fim – sono state prodotte 42.275 vetture, il 204,1% in più del 2015 e il 115,1% in più del 2013. Sono 2.027 i lavoratori ancora coinvolti dai contratti di solidarietà. Fca ha chiuso il 2016 con un dato di produzione record per gli stabilimenti italiani del gruppo, superando la soglia di un milione di unità compresi i furgoni (1.011.136). L’incremento è del 9% rispetto al 2015 e del 69,8% rispetto al 2013. Lo ha sottolineato Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim Cisl, in un incontro a Torino. La produzione di sole auto incluse Ferrari è aumentata dell’8,2% rispetto al 2015 a 721.126 unità, dell’84,6% rispetto al 2013. La cassa integrazione ha coinvolto meno dell’8% dei dipendenti a fronte del 12,5% del 2015.

Istat

PRESSIONE FISCALE IN LEGGERO CALO

Pressione fiscale in calo nel terzo trimestre del 2016 ma resta comunque al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l’Istat. L’istituto rileva anche che il potere d’acquisto delle famiglie, ovvero il reddito reale, è aumentato nel terzo trimestre 2016 dello 0,1% sul trimestre precedente e dell’1,8% su base annua. Si registra così, in termini tendenziali un aumento dell’1,9% del reddito disponibile delle famiglie. Il reddito disponibile rispetto al trimestre precedente, è aumentato dello 0,2% mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. Il rapporto tra il deficit e il Pil nel terzo trimestre è stato pari al 2,1%, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Guardando il dato cumulato dei primi tre trimestri, l’indebitamento netto si e’ attestato al 2,3% del Pil, in calo a confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente (era al 2,6%). La propensione al risparmio delle famiglie si attesta al 9,3% nel terzo trimestre 2016, in lieve calo (-0,1%) rispetto al trimestre precedente. La lievissima flessione congiunturale della propensione al risparmio rispetto al trimestre precedente, osserva l’istituto di statistica, deriva da una crescita dei consumi finali di poco superiore a quella del reddito disponibile delle famiglie consumatrici (rispettivamente 0,3% e 0,2%). La quota di profitto delle società non finanziarie,pari al 41,7%, è risultata invariata rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento, pari al 19,4%, è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Gli investimenti fissi lordi hanno segnato una crescita del 2,2% in termini congiunturali e del 3,8% in termini tendenziali.

Nello stesso periodo, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 9,3% (in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente) fa sapere l’Istat. In presenza di un incremento congiunturale dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi delle famiglie, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,1%. E ancora, per quanto riguarda i conti pubblici, nel terzo trimestre 2016 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 2,1% con un lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015.

Carlo Pareto

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