sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

25 anni dopo Tangentopoli e l’inizio del giustizialismo
Pubblicato il 08-02-2017


L’aula magna del Palazzo di giustizia di Milano è rimasta quasi deserta per il convegno organizzato in occasione del 25°anniversario dall’inizio dell’inchiesta Mani Pulite. Dopo un quarto di secolo la vicenda e le inchieste che minarono i partiti storici della Repubblica italiana continuano a dividere l’opinione pubblica italiana. Quegli anni hanno spazzato via la fiducia nelle Istituzioni, la Giustizia intesa come revenge e la politica… nella politica, nonostante tutto e a distanza di 25 anni è passato uno dei magistrati simbolo di quegli anni, Antonio Di Pietro. Fondendo così i due ruoli da sempre contraddistinti, quello della politica e quello della magistratura. Adesso Di Pietro ha anche proposto una “commissione storica” su quanto avvenuto in quegli anni.


1992-Mani-puliteA riflettere, collettivamente, su Mani Pulite a venticinque anni data dall’arresto di Mario Chiesa, soltanto i magistrati. E precisamente quelli del pool di Milano che avevano dato inizio all’operazione, iscrivendola, sia pure da diverse prospettive, in un disegno di rigenerazione della politica e della società italiana. Del loro dibattito sappiamo poco. Forse perchè troppo coinvolti nel giustizialismo di oggi per ritornare criticamente su quello di ieri. Conosciamo invece il giudizio di Piercamillo Davigo. Che proprio nella vaghezza dei suoi contorni ci pare rifletta una “communis opinio” di giustizialismo apparentemente vincente ma in realtà consapevole del fatto di non aver conseguito nessuno dei suoi obbiettivi.
Perché? Perché al peso e al ruolo crescente della magistratura come guardiana non solo della legalità ma anche della virtù pubblica e privata non ha corrisposto, al contrario, la riduzione del peso della corruzione nella società e nella politica italiana.
Colpa dei magistrati? Colpa dei politici? Secondo Davigo colpa di tutti e due. Colpa dei magistrati che hanno accettato un ruolo di supplenza, pur consapevoli di non essere in grado di svolgerlo con la necessaria efficacia. Colpa dei politici che hanno delegato ai politici una responsabilità che era la loro; continuando, per altro verso, nelle vecchie pratiche.
Una verità. Ma molto parziale. A partire dal fatto che proprio nel disegno iniziale di Mani Pulite esistevano tutte le premesse per i suoi esiti successivi. Identificando la corruzione strutturale con i singoli corrotti e le tare della società con quelle dei politici e dei partiti, l’azione dei magistrati e dei vari tutori della morale ha distrutto i secondi lasciando intatte le prime; di più ha consentito al fenomeno corruttivo di dilagare, privatizzandosi. Una volta avevamo le tangenti pagate per entrare in un determinato disegno di carattere generale; oggi abbiamo migliaia di “politici” a libro-paga dei privati in cambio di servizi da precisare volta per volta. un tempo la carriera politica era uno sbocco per idealisti e ambiziosi; oggi è il rifugio dei mediocri e della gente con il pelo sullo stomaco.
Una grande occasione perduta, allora. Si poteva e si doveva chiedere alla politica di rinnovarsi e di fare fronte comune per il ripristino della legalità e contro la criminalità organizzata. Non lo si è fatto né allora né dopo.
E, allora, per favore niente lamenti. Si raccoglie quello che si è seminato; al prezzo di avere una politica combattuta e vinta dal titolare del penultimo avviso di garanzia.

Alberto Benzoni

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