lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Aborto. Nel Lazio il bando per medici non obiettori
Pubblicato il 22-02-2017


aborto-obiezione-di-coscienzaLa Regione Lazio si mobilita per poter garantire la libertà di scegliere delle donne, con un concorso fortemente voluto dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti, per garantire appunto il rispetto della legge 194, riservato unicamente a ginecologi “non obiettori di coscienza”. L’obiettivo preciso è quello di contrastare l’enorme ricorso all’obiezione di coscienza che in molte regioni d’Italia rende sempre più difficile accedere all’aborto.
Terminata la selezione, il primo ospedale sarà il San Camillo di Roma, dove tra poco prenderanno servizio i due dirigenti-medici vincitori.
I medici selezionati saranno infatti dedicati esclusivamente al reparto che si occupa di interruzioni della gravidanza “nel settore del Day Hospital e Day Surgery per l’applicazione della legge 194” e secondo quanto sostiene la direzione sanitaria dell’ospedale il bando è stato studiato per evitare che i vincitori, una volta assunti, possano diventare obiettori di coscienza: “Rischierebbero il licenziamento per inadempienza contrattuale”.
All’iniziativa plaude Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi, che da tempo si batte per far valere e garantire questo diritto alle donne, è che ha sempre sostenuto: “Le donne devono avere il controllo della loro salute e dei loro diritti. Si tratta di uguaglianza e di diritto di decidere, che è un diritto fondamentale, di liberà e autodeterminazione, di principi ovvi, ma ancora oggi purtroppo per nulla scontati”.
Pisani oggi ha ricordato come in alcune regioni, poter interrompere la gravidanza sia ormai quasi impossibile: “Non solo nel nostro Paese ben sette ginecologi su dieci si rifiutano di effettuare interventi di aborto volontario per motivi etici, ma nella mia Regione, la Basilicata, ad esempio il dato è spaventoso ben il 90.2% dei ginecologi fa obiezione di coscienza”. “Tutto questo – spiega la Portavoce del Psi – causa ulteriori sofferenze a donne che si ritrovano davanti ad una scelta non certo facile e che spesso sono costrette addirittura a dover ‘emigrare’ in altre Regioni per poter abortire”.
Nonostante resistenze sia politiche sia nello stesso ambiente ospedaliero e nonostante i ricorsi al Tar, la Regione Lazio è riuscita così a farcela, Nicola Zingaretti ha voluto portare avanti il concorso “per garantire la piena applicazione della legge 194”.
Il bando fra l’altro era stato osteggiato dai movimenti del Family Day e addirittura dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che il 4 maggio scorso in un’audizione in parlamento aveva affermato che “non è possibile reclutare personale sanitario con contratti a tempo indeterminato chiedendo tra i requisiti dell’esame l’essere non obiettore. Si tratterebbe di una modalità discriminatoria di reclutamento del personale”.
L’Italia così rischia però di garantire il diritto di scelta dei medici, a discapito della salute e del diritto di scegliere delle donne. Se n’è accorta anche l’Europa che ha condannato l’Italia per le difficoltà che le donne incontrano nel far ricorso alla legge 194 sull’interruzione di gravidanza: in Francia ad esempio tutti gli ospedali pubblici hanno l’obbligo di dare il servizio d’interruzione di gravidanza, in Inghilterra solo il 10% dei medici è obiettore, invece in Svezia il diritto di obiezione di coscienza non esiste.

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