domenica, 26 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Alessandro Zampella
Dalle Comunali a Listopoli
Pubblicato il 13-02-2017


A fotografare lo stato del Partito Democratico napoletano è bastato uno dei soliti commenti al vetriolo di Antonio Bassolino: “Il PD a Napoli è in sala rianimazione”. È una frase semplice, secca, breve, ma che racchiude in sé l’essenza di anni di fallimenti e torbide vicende. L’ultima, in ordine di tempo, è storia nota alle cronache nazionali: nove candidati della lista civica “Napoli Vale”, lista costruita per sostenere Valeria Valente nella corsa al Comune di Napoli, sono stati infilati nella competizione elettorale a loro totale insaputa. La ricerca dei responsabili di questa squallida faccenda è ancora in corso: al momento l’unico indagato è il consigliere comunale Madonna, autenticatore delle firme false degli ignari candidati, ma sotto l’occhio del ciclone sono in tanti, a cominciare dai presentatori della lista. La procura ha richiesto anche l’elenco dei finanziatori della campagna elettorale della Valente e ha annunciato che l’inchiesta verrà estesa ai candidati di tutte le altre liste che hanno sostenuto la deputata napoletana, fatta eccezione per la lista del PD, le cui firme sono state autenticate da un notaio.
Le responsabilità politiche sono evidenti e ricadono sulla candidata sindaco e sul partito principale della coalizione di centrosinistra. Sono le ennesime responsabilità conclamate per un partito che a Napoli ormai è evitato come la peste, persino dai suoi iscritti: ne è una dimostrazione l’ultima assemblea metropolitana, cui hanno partecipato 58 delegati su 400, e che nei fatti è un organismo del tutto privo di senso politico. Dal 2009 a oggi, numeri alla mano, il PD ha perso tutte le elezioni locali affrontate, fatta eccezione per le Regionali 2015, vinte per un soffio grazie all’alleanza dell’ultimo secondo tra De Luca e De Mita, che fino al giorno prima della presentazione delle liste sosteneva il centrodestra caldoriano. Nel capoluogo le ultime elezioni comunali, sia nel 2011 sia nel 2016, sono state precedute da primarie torbide, terminate in entrambi i casi con scandali e polemiche. Il partito, in città, è percepito come luogo di malaffare. Una sciocchezza, considerata l’enorme quantità di brave persone che lo abitano e lo vivono, ma quanto incidono sull’opinione pubblica vicende come Listopoli o come le fritture di pesce del governatore? E restano in ogni caso la non-politica, la totale assenza di opposizione all’amministrazione, le sconfitte, il fuoco interno incrociato e la sensazione che i democrat abbiano imboccato un tunnel senza alcuna via d’uscita. Al punto tale che lo stesso De Luca sembra avviato a un lento distacco e a concentrare tutte le sue energie sul movimento personale Campania Libera. Il PD insomma, a Napoli, si avverte solo per gli scandali, le polemiche e le inchieste giudiziarie.
E i socialisti? Il PSI è più che mai assente dal dibattito politico cittadino, e a quest’assenza sicuramente hanno contribuito e contribuiscono le scelte politiche degli ultimi nove mesi. Lo scorso anno tentammo, pur consci dell’improba impresa, di partecipare alle primarie del centrosinistra con una candidatura esterna all’agone politico, che rompesse gli schemi e modificasse un quadro ormai già dipinto. Col senno di poi si è rivelato di certo un errore, ma all’epoca operammo questa scelta, mostrando anche una buona dose di coraggio, per due motivi: primo, per dare un segnale della nostra presenza all’opinione pubblica, dato che, come sa chi si interessa della gestione del partito a tutti i livelli, non è affatto facile farvi breccia; secondo, per evitare che la competizione si risolvesse in un affare interno al PD. Le altre formazioni politiche del tavolo del centrosinistra infatti non davano segnali in questo senso: o partecipavano già proiettate altrove o non ritenevano di avere la forza di presentare candidature oppure si limitavano ad avallare tutte le scelte del partito di maggioranza relativa. A una settimana dal voto poi subimmo, a opera dei “democratici”, una scorrettezza sul piano umano e politico. Decidemmo di andare fino in fondo per rispetto al nostro candidato, ai cittadini e a tutti quelli che avevano lavorato alla campagna elettorale. Ma questa vicenda, unitamente allo strascico di scandali e polemiche che coinvolse la vittoria della Valente, ci schiarì le idee. Abbandonai la commissione delle primarie, cui partecipavo in rappresentanza del partito, di cui allora ero Vicesegretario Provinciale, e in segreteria, collegialmente, decidemmo di sottoporre agli iscritti del PSI un’alternativa: sostenere alle elezioni l’amministrazione di sinistra uscente, guidata da Luigi de Magistris. Per qualcuno, ancora oggi, si trattava di un’operazione squisitamente tattica, motivata dall’esigenza di eleggere consiglieri comunali, a seguito di una coalizione data già allora per vincente. Per me, che guardavo all’area arancione da tempo, era ben altro: scorgevo in quella sinistra fluida, torrentizia, varia, in formazione, multicolore, un’alternativa seria al centrosinistra cui eravamo ormai assuefatti da anni, prigioniero delle logiche di governo e delle alleanze con alfaniani e verdiniani. Pensavo, e penso tuttora, che i socialisti avrebbero potuto contaminare positivamente questa sinistra magmatica e alternativa, infondendo in essa la necessaria cultura politica riformista.
Il resto è storia nota, sebbene qualcuno abbia cercato e cerchi di alterarla. Nonostante le assicurazioni pervenute inizialmente da Roma, fu presto chiaro che non avremmo mai potuto seguire la strada alternativa, nel frattempo votata anche dall’assemblea provinciale e dalle assemblee degli iscritti. A meno di un mese dalla presentazione delle liste, in data 8 Aprile, annunciammo le dimissioni di tutta la segreteria provinciale, in realtà mai formalizzate, perché consci che da Roma non ci avrebbero permesso di presentare la lista di partito nella coalizione de Magistris. Il giorno dopo scoprimmo dalla stampa che la Federazione era stata affidata a un commissario, che si attivò subito per formare una lista a sostegno della candidata Valente, coadiuvato peraltro da due dirigenti che fino al giorno prima sostenevano le nostre tesi. Ancora oggi lo ritengo un sopruso: la volontà degli iscritti della Federazione fu prevaricata senza appello. Tutti noi conoscevamo bene il PD, e d’altro canto lo conoscevano i cittadini napoletani: fu una disfatta per la Valente, ancor più per il PSI, che con una lista di 40 candidati (speriamo tutti consapevoli!) ottenne 1677 preferenze, pari allo 0,4% dei voti validi espressi.
Nessuno, né il segretario nazionale, né il segretario regionale, né tantomeno l’attuale gruppo dirigente napoletano, compresi i due strateghi che fino al giorno delle dimissioni della precedente segreteria provinciale sostenevano l’opzione de Magistris, salvo poi essere folgorati sulla via di Damasco in poche ore, nessuno di costoro ha pensato, neanche per un secondo, di fare pubblica ammenda per quanto avvenuto e per le responsabilità di cui si sono fatti carico. Hanno gettato al vento anni di lavoro, condannando la comunità socialista a non avere rappresentanti nelle istituzioni cittadine per un’altra consiliatura, e hanno trascinato il PSI a rimorchio di un PD nei fatti impresentabile, ancor più oggi dopo la vicenda Listopoli. E non una sola, singola scusa è arrivata verso chi, nei fatti, ha avuto ragione.

Alessandro Zampella

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