mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ancora sul ritratto di famiglia
di via dei Caprettari
Pubblicato il 20-02-2017


Merita un solenne encomio  il “Ritratto di famiglia in un interno del PD” scritto dal direttore di questo glorioso giornale. E’ l’icona di quanto sta accadendo e l’anticipazione di quanto poi succederà prossimamente.

Per chi non lo avesse letto, svelo che Mauro  sull’Avanti del 12 febbraio descrive la nuova sede del PD di via Caprettari, a Roma. Queste sono, appese ai muri, le icone che “rappresentano la memoria storica dei militanti”: Antonio Gramsci, direttore del periodico Ordine Nuovo e poi fondatore del quotidiano comunista l’Unità, in polemica con l’Avanti!. Vicino a lui Enrico Berlinguer, l’uomo del compromesso storico, dello strappo da Mosca, ma anche della contestuale, solenne conferma della perenne validità del leninismo. Poi Aldo Moro, ricordato non si capisce se  come martire o come leader…l’uomo dell’apertura al PCI. Per chiudere Nilde Iotti, quasi come  implicita evocazione di Togliatti. Chissà perché vengono dimenticati Luigi Longo e Giorgio Amendola.

Questo è il Pantheon del Partito democratico, aderente alla famiglia socialista europea. E a tal proposito il nostro direttore rimarca che mancano i ritratti dei leader socialisti.

Non è davvero il caso di sorprendersi e neppure di gridare allo scandalo. Vengono alla mente invece  il distico dantesco “Chi fur li maggior tui?” e il detto latino “Nomina sunt cosequentia rerum.”.  Dunque l’arredo iconografico di via dei Caprettari spiega cos’è il PD:  molto meglio di molti elzeviri che si leggono in questi giorni sulla stampa e delle chiacchere stucchevoli che  rimbombano nei talk show televisivi di ogni giorno: sempre con le stesse facce, con i solidi conduttori, che si considerano orma divinità unte dal Signore.

Insomma: in quell’amalgama non riuscito che è il PD, la porzione costitutiva ed egemone è una sorta di tardo-leninismo all’italiana e non c’è foglia di ulivo che tenga. Chi non si piega alla dominazione di quel che resta del post-comunismo italiano e del suo DNA, è un nemico del popolo, meritevole di essere combattuto e liquidato. E non creda Renzi di farla franca evocando Giorgio La Pira, Nelson Mandela o Amintore Fanfani! Romano Prodi ha tentato di inventare una sorta di impossibile ”terza via” a-comunista. E’ stato disarcionato da Massimo D’Alema, il viticultore umbro che è ritornato in campo con la spada sguainata. Per eliminare chi non appartiene al ritratto di famiglia di via dei Caprettari.

Questo è dunque il panorama politico dell’Italia nel mite inverno dell’anno di grazia 2017, nigro notanda lapillo (mi scuso per il latinorum che mi viene in testa). E non è il caso davvero di consolarsi constatando che il riformismo socialista è in crisi in tutta Europa e nel mondo. L’Italia, finiti gli anni eroici della prima Repubblica, quelli in cui – parole dello storico Giovanni Spadolini “-  il nostro paese aveva  raggiunto “traguardi di benessere e di prestigio internazionale che non aveva mai conosciuto nella sua storia” è il fanalino di coda dell’Unione Europea, più malmessa della Grecia. Ed è in questo scenario che ogni giorno la nostra gente legge e ascolta le cronache delle liti acrimoniose fra gli attuali detentori della maggioranza nel PD e chi rivendica il diritto di cacciarli per ripristinare il “rapporto sentimentale” che si è spezzato con una parte dell’antico popolo dopo che hanno preso il comando del Nazzareno taluni militanti, capitanati da Matteo Renzi, colpevoli di non riconoscersi nel ritratto di famiglia immortalato nella cellula romana di Via dei Caprettari. Giova aggiungere che anche nella “componente” che si sente estranea a quel Pantheon sembra prevalere il desiderio di tenere insieme, non si capisce con quale mastice, l’amalgama non riuscito.

E tutto questo mentre l’Europa e il mondo vivono l’ancora imperscrutabile inizio di una novella storia. Poiché sono rimasti inascoltati Willy Brandt e Bettino Craxi, che hanno predicato nel deserto la necessità di colmare il divario economico e antropologico fra il Nord e il Sud del pianeta, l’Europa e l’America di Donald Trump subiscono  l’invasione dei disperati che  reclamano la condivisione del benessere. Ma non basta. La serenità delle popolazioni benestanti dei paesi democratici  è messa a repentaglio dalle scorrerie mortali delle orde del fondamentalismo islamico.

Tutto questo passa in secondo o terzo piano, oscurato dalle lotte intestine del PD: perisca il mondo, purchè vinca la fazione. Insomma: uno spettacola francamente indecente. Come avrebbe detto il famoso cronista Nicolò Carosio, il bel gioco politico latita. Mancano, o sono travolte dal regolamento dei conti acrimonioso, riflessioni di chi pratica l’arte della politica come esercizio spirituale, come riflessione e proposta  di chi vuole guardare alto e lontano. Soccorre ancora il latino: quos perdere vult, prius Deus amentat: il Signore fa uscir di senno quelli che vuol perdere.

E noi, resti emarginati di quell’umanesimo socialista che, come diceva Bettino, aveva saputo edificare la più alta civiltà realizzata dall’uomo sulla terra, cosa possiamo e dobbiamo fare?

Cari compagni, vi confesso che, dopo questa geremiade e mentre ho ancora meglio occhi le scene il dibattito  su LA SETTE fra il parolaio Speranza e il conduttore Corrado Formigli, sono esausto e sconsolato. Di fronte al pacato tentativo di Paolo Mieli, desideroso di introdurre nel confronto le regole del dialogo politico, Speranza enumera con cattiveria le sue granitiche certezze. Intanto, si avanza , come pretendente per la conquista dello scettro di segretario del PD, un alto magistrato pugliese.  Mi domando se si sta preparando Pier Camillo Davigo, anche lui super-attivo nelle comparsate televisive.

La mia geremiade è finita. Nei prossimi giorni dobbiamo abbozzare, facendo perno su questo giornale,  un progetto,  una mappa per aiutare l’Italia  a fuoruscire da questo pantano: ed anche per salvaguardare la nostra anima.

Fabio Fabbri

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Commenti all'articolo
  1. Su youtube c’è un’ interessante intervista a Francesco Cossiga, “Aldo Moro e io” in cui lo scomparso presidente della repubblica, che Moro lo conobbe molto bene, spiega quanto poco di sinistra in realtà fosse l’uomo dell’apertura al Pci. Fra i ritratti nella sede del PD credo sia quello che c’entri meno di tutti.
    Saluti, Mosca.

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