sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Contro Renzi l’Ulivo?
Pubblicato il 02-02-2017


Cerchiamo di riepilogare e di capire. Renzi e i suoi vogliono le elezioni, non importa con quale legge. Va bene il Mattarellum, ma non se lo fila quasi nessuno. Va bene il Consultellum, ma bisogna “armonizzare”. Va bene il premio di lista alla Camera e quello di coalizione al Senato o il premio di lista o di coalizione in tutti e due. La sola cosa che interessa ai renziani é votare subito e per questo é gia stata convocata la direzione per metà mese. Difficile ritenere possibile che Renzi finisca in minoranza, anche perché Franceschini e Orlando restano stranamente appartati e silenziosi. Possibile che Renzi rinvii la decisione suprema più avanti, ma se vuole il voto a giugno deve puntare a una crisi di governo a marzo. Mattarella impiegherà poi alcune settimane per verificare, dopo le dimissioni di Gentiloni, la mancanza di una maggioranza parlamentare.

Tutto questo non é impossibile, ma non è facile e soprattutto é difficilmente motivabile. Il Pd dovrà chiarire le cause, infatti, di una crisi di governo, del suo governo, le dimissioni di un presidente, del suo presidente, entrare in un prevedibile conflitto col capo dello Stato, eletto col suo voto, dopo che il suo predecessore ha di fatto definito “incivile” il ricorso anticipato alle urne. Se tutto gli andrà bene, Renzi dovrà poi scontare il peso di una scissione annunciata e difficilmente evitabile attraverso la balzana proposta di convocare primarie aperte prima di giugno. Primarie di coalizione (ma allora vanno reintrodotte le coalizioni), primarie di partito (ma allora che c’entra Pisapia e poi che c’entrano col premio di lista dove non si sceglierà un candidato premier?), primarie di partito (ma sarebbe invero originale che il mese prima delle elezioni si scegliesse il segretario)?

E se scissione sarà, in caso di elezioni anticipate, come verrà organizzata l’area degli scissionisti e soprattutto dove verrà collocata? Col premio di lista tutto é semplificato. L’area D’Alema, e forse Bersani, presenterà una lista che tenterà di aggregare Sinistra Italiana, gli antirenziani, e soprattutto i nostalgici dell’Ulivo. E magari aprirà le sue porte ad altri. Una sorta di lista-coalizione che prefiguri un futuro del centro-sinistra senza Renzi, cioè senza Pd. Suggestivo, ma piuttosto irrealistico. Il leader dell’Ulivo, Romano Prodi, ne sa qualcosa, appoggia, autorizza? La cosa sarebbe ancor più problematica in caso di coalizioni. Appare evidente che gli scissionisti, se non vogliono fare un semplice giro di campo, non potranno collocarsi in una coalizione con coloro che hanno così clamorosamente abbandonato. In questo caso dovranno così fronteggiare la logica del voto utile. E’ vero che in un sistema tripolare, e soprattutto con un premio elevato al 40 per cento, la deterrenza del voto inutile sarà più flebile. Ma tuttavia il rischio di una semplice lista di testimonianza esiste.

Tutto é ancora cosi incerto. Non sappiamo con quale legge elettorale saremo chiamati al voto, non sappiamo, più in particolare, se il sistema politico si organizzerà per liste autonome o per coalizioni, non conosciamo i motivi di una possibile crisi di governo (dite a Renzi che la smetta di usare temi ritriti da simil populista, con pessimi ricorsi a battute da bar, che finiscono solo per tirare la volata ai populisti doc). Non sappiamo se il Pd si presenterà unito, improbabile, o diviso in due e non sappiamo se gli scissionisti formeranno una lista che riprenda l’Ulivo, con o senza il consenso del suo fondatore. E’ vero che la politica ha improvvise accelerazioni. Tuttavia sappiamo del G7 di Taormina e del semestre italiano, sappiamo della probabilità, oggi ammessa da Padoan, di una manovra correttiva. Potrei continuare. Ma sto parlando di problemi italiani e non della data delle elezioni. Interessano?

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Commenti all'articolo
  1. L’osservazione del Direttore “usare temi ritriti da simil populista..…che finiscono solo per tirare la volata ai populisti doc”, mi sembra realistica e appropriata, dal momento che capita non infrequentemente di assistere ad un qualche “snaturamento”, ossia qualcuno che si mette i panni di un altro, ma questa “trasformazione” alla lunga non tiene, o gli riesce male, e prima o poi il corpo elettorale se ne accorgerà, preferendo l’originale alle fotocopie (e potrebbe succedere così anche per chi ha inteso travestirsi da riformista senza averne la “cultura” e l’anima).

    Venendo al “nervosismo” e alla “frenesia” cui stiamo assistendo in questi giorni, a me sembra spiegare, o confermare, abbastanza bene la natura essenzialmente politica del Referendum del 4 dicembre, al punto che la parte uscita perdente dalle urne è comunque protesa a utilizzare politicamente quel suo 41%, mentre pare non esservi più interesse alcuno per la questione “Riforma costituzionale”, che a detta dei suoi sostenitori doveva essere, se non erro, l’imprescindibile strada per sbloccare e modernizzare il Paese.

    Non possono in ogni caso meravigliare le odierne “fibrillazioni”, vuoi perché l’attivismo e l’ardore immessi nella campagna referendaria – mi sentirei di dire in dose molto maggiore da una delle due parti – hanno determinato un “vento” che non può esaurirsi in fretta, vuoi perché chi ha visto premiare dal voto le proprie ragioni cerca legittimamente di farle valere, come abitualmente capita nell’agone politico, mentre continua invece a stupirmi, anche perché non so darmene ancora risposta, il fatto che i vertici del PSI si siano spesi con così tanto slancio e trasporto per il SI’.

    Paolo B. 03.02.2017

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