sabato, 29 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Corrado Oppedisano
Socialisti e riformisti
alla ricerca del “Graal”
Pubblicato il 14-02-2017


Mentre la perdita di consensi a sinistra in Italia e in Europa, nel mondo, non stupisce più nessuno, i Socialisti dimenticano l’Internazionale Socialista, strumento politico che esiste dalla loro genesi.

Sono molti anni che il volo in picchiata dei riformisti in Europa si va affermando. E non scalda più il cuore di nessuno. In un clima di lotta politica tra improperi insulti e incapacità di governo sembrano essere necessarie poche regole cognitive e buona scorta di “rabbia popolare” e via “tutti contro tutti“.

Guardiamo al guscio che l’Europa sta costruendo all’interno del quale, protezione ed esclusione sociale imperano, in una ritrovata intolleranza per il diverso, in omaggio al trattato di Voltaire. Fatico a capire dove stia l’utilità del disprezzo verso la politica, se si combina solo ad una manifesta incapacità di governare gli interessi primari del popolo. Un qualcosa che si propaga solo nel quotidiano, facendo si emergere scandali e malaffare ma contemporaneamente si neutralizza il futuro, come se ci dovessimo fermare e non combattere le cause.

Non esiste in democrazia l’alternativa alla politica, se ci fosse stata,  avrebbe già risolto qualche questione economica o sociale. Ma ciò che resta  sono urla su ciò che non va.

Non è l’Italia il lume della questione ma l’intera Europa. Dove proprio i mercati, i capitali e le genti necessitano di muoversi, l’anti sistema propone chiusure e sigilli “ filo spinato” e monete antiche e frontiere. Poi capiremo cosa c’entrano le porte chiuse dei paesi, mentre la necessità mondiale di mobilità non solo umana, ma intellettuale scientifica e di ricerca sono il centro intellettuale del pianeta, perciò è bene che si muovano.

Per non citare la redistribuzione delle risorse oggettive per far fronte alla grande crisi dell’Euro. Una bilancia di economie che si consuma tra oriente e occidente e che passa diritta dall’Europa, senza fermarsi. Ma che fine ha fatto il Welfare State. Nell’epoca dei “partiti anti tutto”, assieme al disagio crescente dell’elettorato e la sua distanza dalla politica, comune denominatore di questa lunga mutazione geopolitica che non è nuova, emerge un vecchio qualunquismo, facile da usare, difficile da applicare alle soluzioni perchè non le ha. Qualunquismo 4.0, affermatosi nel 1944 in Italia. L’Uomo qualunque era un settimanale con la U maiuscola e un torchio che schiacciava un piccolo uomo: simbolo della classe politica che opprimeva la borghesia. Al grido di “Abbasso tutti”.  In fondo alla pagina l’editoriale autobiografico intitolato “Io“; poco diversa da quello che si rincorre oggi: racconti sul niente.

Mentre il terzo millennio ci riserva la più grande crisi politica della storia, quella delle aree più riformiste Europee che non sono in grado di interpretare la consequenzialità di un mutato sistema mondiale socio – economico.

L’assenza di una politica Internazionale con le sue differenze dovrebbe essere il corpus della discussione dell’Internazionale Socialista che, in allora aveva ben guardato ai fenomeni mondiali dalla sua costituente. Era l’unione mondiale dei partiti d’ispirazione socialdemocratica e laburista, nata nel 51 a Francoforte. Considerata l’erede della Seconda Internazionale formata nel 1889 a Parigi, sciolta all’inizio della prima guerra mondiale. Oggi l’Internazionale Socialista è un’organizzazione che comprende oltre 150 partiti e il Consiglio si riunisce due volte l’anno con Uffici a Londra. Troppo poco due volte all’anno, in un sistema mondiale di comunicazione ad horas.

Mi viene da dire troppo poco, se si pensa alla mutazione geopolitica mondiale, al medio oriente al mediterraneo, ai conflitti in atto, alla Siria, al terrorismo dilagante. Troppo pesante troppo lento il sistema dell’Internazionale Socialista, se si riflette sui 63 milioni di persone in mobilità; sugli 11 milioni di richiedenti asilo, sui 10 milioni di apolidi. No faccio cenno ai 10.000 morti nel Mediterraneo da tre anni ad oggi.

Troppo poco, cari compagni Socialisti, troppo poco. E’ la stessa situazione che si è instaurata in Europa dalla Spagna alla Germania, dalla Francia alla Gran Bretagna e non basta a far riaffermare l’esigenza di un brainstorming mondiale dei riformisti, perchè mentre se ne parla, il tempo interviene e preme proprio sulle disuguaglianze del tempo. Socialisti impotenti in un sistema di disagio delle società troppo grande dove su di esso si innestano disprezzi di ogni genere, dalle armi, all’intolleranza alle speculazioni di ogni genere.

L’elezione di Donald Trump è la ciliegia sulla torta che, dopo la Brexit, ci ha messo in frigo un candidato dai toni poco piacevoli, che vince in barba ad un Partito Democratico Americano asfittico e rigido su ogni strategia. Ricorre quindi l’esigenza di dover parlare alla pancia delle persone ed è talmente “semplice” che non serve più programmare, progettare un futuro per tutti, tra pace e distensione. “Ognuno resta solo sul cuor della terra” scriveva Quasimodo.

Il disagio sociale è troppo grande e destinato a crescere, se non si ritrova “il Graal”, il valore centrale della fede Socialista e riformista, la mèta dei socialisti “per tutti gli uomini e donne che lavorano e soffrono”. Un diverso Stato sociale, che può con i giusti correttivi, generare una prospettiva di lungo periodo, una alternativa ad uno sterile populismo radicale. Pericoloso poichè che non vuole correzioni ma distruggere le basi delle relazioni e non solo contro i mercati – che hanno costruito una gran parte dello sviluppo mondiale trasformando democraticamente le società – ma tra persone. La totale chiusura di ogni modello di cooperazione Internazionale e locale.

I riformisti nel mondo e in Europa in particolare, devono recuperare sul “nuovo decadentismo”, riprendendo i valori di partenza – “recuperare il Graal” – la discendenza – in un’azione internazionale, sul calco dei principi costitutivi dei Socialismo Internazionale.

Se volessimo ricercare una motivazione a cotanto scollamento politico – spiegazione non unica certamente – sulla prima tendenza potrebbe essere sufficiente riflettere sugli andamenti della distribuzione del reddito in tutti i paesi occidentali, proprio dove, negli ultimi anni, sono aumentate le distanze tra poveri e ricchi insieme all’insicurezza sul lavoro e sul futuro, svanita all’orizzonte.

Un’assenza di stabilità (di libertà) che incide sulla natalità in Europea, mentre un debole e precario lavoro va a braccetto con un’insicurezza sociale alle stelle.  Di contorno una politica internazionale silente, mentre il sud chiede aiuto su guerre carestie clima desertificazione, land grabbing. mancanza di risorse e pace.

Una tendenza internazionale che si allontana da un’idea di futuro prospero che dovrebbe stare alla base del consenso di intere generazioni: il corpus centrale della politica della sinistra, dei partiti Socialisti in Europa e nel mondo. Falcidiare lo stato sociale e l’idea di una nuova politica del reddito ha già visto la sinistra al potere in lunghi periodi. Ricordo Tony Blair e  Hollande in Francia, vittime forse di una contingenza internazionale, difficilmente traducibile alle nuove generazioni, senza progetto. Debacle impressa nelle memorie dei riformatori che oggi rinunciano alla politica.   La reazione dov’é ? Se non ora quando?

Riallineare la distribuzione dei redditi, deve essere l’obiettivo dei Socialisti in Europa e nel mondo. Con un occhio verso la globalizzazione che ha migliorato la vita di almeno un terzo della popolazione mondiale, e con l’altro non dimenticarsi del resto del mondo. Nel paradosso liberista basato sulla mobilità totale del capitale di fronte a politiche del lavoro che restano immobili. E’ estremamente difficile mettere in atto l’obiettivo fondamentale su cui si fondavano i partiti Socialisti o riformisti durante tutto il secolo scorso: la riduzione drastica delle disuguaglianze, delle povertà, attraverso il welfare State, su sanità, istruzione, lavoro e previdenza, raggiungendo equilibri di giustizia sociale accettabili per investire su ricerca innovazione e sviluppo internazionale.

Ciò per superare la contesa miope odierna di chi sostiene la necessità di maggiori imposte e maggiori servizi sociali e coloro che sostengono la tesi opposta, cioè meno tasse e meno servizi sociali. Chiunque afferma di voler aumentare le tasse, anche limitatamente alle categorie più benestanti proponendo il miglioramento e la difesa della  del welfare perde voti.

L’aumento delle disuguaglianze e dei diritti nel mondo sembra essere un processo irrisolvibile. Un temporale terribile che deve arrivare, senza prevenzione. Analisti politici e ricercatori di ogni genere si stanno impegnando, ponendo le disuguaglianze al centro dello studio e dell’approfondimento accademico. In attesa di nuove la politica non si riesce a trovare la via d’uscita, quella politica, appunto.

Aumentare i Ticket, ridurre i servizi sanitari gratuiti, limitare i servizi scolastici ( che storicamente provocarono negli anni sessanta violente reazioni), vengono oggi accettati come un fatto senza soluzione, da tutti.

Questa incapacità a migliorare la giustizia sociale colpisce nel cuore gli obiettivi fondamentali del riformismo democratico e ne indebolisce le forze. E alla incapacità istituzionale dei partiti si accompagna un sistema privo di ogni spesssore politico, con sindacati e parti sociali deboli. La polis in genere.

Questa situazione va avanti da tanti anni e non finisce qui. Bisognerebbe chiedersi  dove si nasconde “il big bang” : il grande scoppio. La politica riformista  alla deriva – che perde oggi- deve ripartire dalle sue radici, quelle del riformismo Europeo e non dalla bieca emulazione della destra, strada fortemente  sconsigliata. Si perde due volte e non c’è ritorno.

I riformisti in Europa e nel Mondo dovranno lavorare insieme, per connettersi ai grandi processi di ricerca e di evoluzione della società, nelle scienze, nelle tecnologie, nell’informazione per i diritti umani.

Per i socialisti la missione è quella di ritrovare “il Santo Graal” del riformismo internazionale per affidarlo, non al recupero dei “voti perduti” ma ad un nuovo orientamento mondiale politico, economico, a frutto della intera umanità per la sua pace.  Questo è l’inizio della sfida.

Corrado Oppedisano

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Commenti all'articolo
  1. Il riformismo? Il socialismo – “per tutti gli uomini e le donne che lavorano e soffrono” – e per quelli che non lavorano affatto.
    L’Internazionale ha smesso di fare brainstorming da un bel po’, forse a causa della crisi in cui l’ha cacciata il capitalismo finanziario e l’avanzare dello schiavismo nel mondo.
    E, per favore, quando citiamo Blair o Hollande, facciamolo per biasimarli, che di socialismo ne hanno praticato veramente poco..

    • carissimo infatti consiglio con questo articolo ai compagni dirigenti socialisti in europa e non solo di andare a ritrovare le radici del socialismo rifomista che risiedono nella protezione sociale e nella difesa delo stato sociale. Il graal si è perso nuovamente e le destre non aspettava altro. Su blair e hollande mi sfuggono quelli migliori ?

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