giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Decidere di noi 
Pubblicato il 27-02-2017


Non c’è nulla di più personale che quella di mettere fine alla propria vita e francamente non ho mai capito il dibattito sociale, l’agitarsi della gente che vuole decidere per altra gente. A tempo quasi preordinato vengono raccontate storie di una riservatezza assoluta che riaprono un argomento catartico: il diritto della persona di porre termine alle sue sofferenze! Credo che nessuno possa parlare e scegliere per qualcun altro a questo mondo, se non espressamente autorizzato da chi nella piena facoltà di intendere e di volere (almeno è così che citano i notai nei testamenti). Ognuno di noi può esprimersi sull’argomento a titolo personale, entriamo in una sfera talmente intima che ritengo una prepotenza quella di voler impedire ad un essere umano di anticipare la conclusione della sua permanenza terrena. Mi riferisco a tutte quelle persone che – perfettamente in grado di ragionare – decidono di voler mettere fine alle mortificazioni che patiscono, sia sotto il profilo fisico che psicologico. Per le sofferenze fisiche la scienza mette a disposizione farmaci che aiutano a sopire il dolore, i pazienti vengono sedati al punto quasi di vegetare e allora, se mi dovesse capitare, chiedo perché mai dovrei fare il “pupazzo inanimato” per non dispiacere le persone che mi amano?! Ma poi, mi amerebbero davvero se dovessero lasciarmi in uno stato semi-vegetale? E ancora, mi amerebbero se dovessi rifiutare la morfina passando le ore in mezzo ai più atroci dolori? Pongo le domande a me stesso perché solo a me stesso posso rispondere, e lo farò di qui a poco.
Le sofferenze psicologiche, invece, personalmente le trovo le più avvilenti della sfera umana, in quanto essere consapevoli della perdita di sé avvilisce la dignità dell’uomo. In questo caso siamo al capolinea dell’esasperazione come un vecchio tram che ha percorso il suo ultimo viaggio verso il deposito della nostra vita. La società ha corso troppo velocemente su rotaie che non consentivano di frenare l’ipocrisia. Pensieri e sentimenti sono sempre più affollati, affollati a tal punto da non riuscire a gestirli perché non ne comprendiamo l’essenza del significato, figuriamoci capire se il tram dell’esistenza doveva essere valutato prima di trovarsi senza freni durante una corsa sfrenata. Il pensiero non viene più messo in discussione in quanto a quel punto non c’è più tempo di pensare quando decidi di abbandonare questa vita per un’altra vita, l’interruttore del tempo lo spegni immediatamente, con determinazione, senza lasciare spazio all’universo della tecnologia che viaggia con il vento della speranza, ma senza riferimenti umani. Se non quelli di perpetuare ogni cosa passata per rimanere nei ricordi: unico mezzo per resistere all’interno di una società vuota di passioni emotive. Ecco perché te ne vai senza rimorsi di aver impedito all’ “ignoto” di suonare il campanello della tua vita a piacimento. A quanti accusano con il dito puntato: “ma chi credi di essere tu?” rispondo che sono fermamente determinato a restare padrone e signore della mia vita, l’unica cosa che possiedo veramente!
Angelo Santoro
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