martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dj Fabo è morto. Ora Cappato rischia il carcere
Pubblicato il 27-02-2017


faboQuella di Fabo, è stata definita “una lezione di dignità”, ha deciso infatti di morire in Svizzera, in una clinica per ricevere il suicidio assistito: “Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato con le mie forze e non grazie all’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha voluto salvarmi da questa vita, un inferno di dolore, di dolore, di dolore”, nelle sue ultime parole Fabo ringrazia Marco Cappato, politico e difensore dei diritti civili. Fabiano Antoniani, 40 anni compiuti il 9 febbraio scorso, il dj cieco e tetraplegico, aveva chiesto alle Istituzioni di intervenire per regolamentare l’eutanasia e permettere a ciascun individuo di essere libero di scegliere fino alla fine. Di qui un video-appello al presidente della Repubblica, realizzato grazie all’aiuto della sua fidanzata e dell’Associazione Luca Coscioni. Ma nessuna risposta da parte della politica, nonostante la mobilitazione dell’opinione pubblica. Sono stati oltre 67mila i cittadini italiani che hanno sottoscritto la proposta di legge sull’eutanasia (e altre 40mila firme sono state raccolte online) e il 13 settembre 2013 la pdl è stata depositata in parlamento. Tuttavia nelle Aule del parlamento italiano non è stato mai discusso questo tema, e perdipiù anche la legge sul testamento biologico è arenata in parlamento, anche se quest’ultima dovrebbe approdare in aula il prossimo il 6 marzo.
Fabo, dal suo primo appello a Mattarella era diventato un simbolo, ricorda Filomena Gallo, dell’Associazione Coscioni: “Ha voluto lui così, ci ha cercato e ha scelto di condurre una battaglia pubblica. Ha chiesto l’aiuto di Marco Cappato per arrivare in Svizzera, per affermare il diritto inalienabile alla libertà individuale”. Anche di fronte, attacca Gallo, “a un Parlamento che sceglie di non scegliere, che neanche discute le proposte di legge per l’eutanasia legale, e costringe un italiano ad andare a morire da solo, senza il suo Stato”. Le ultime parole di Fabo sono state comunque di gioia: “Ci ha detto che si sentiva finalmente libero, e ci era arrivato con le sue forze, con la sua tenacia, la sua dignità”.
Ma proprio Cappato che lo ha aiutato a porre fine alle sue sofferenze, ora rischia fino a 12 anni di carcere. Infatti mentre nei casi di Welby ed Englaro era stato lo stop alle terapie che tenevano in vita i pazienti a determinarne la morte, per la legge italiana la morte di Fabo invece costituisce un vero e proprio reato. L’eutanasia, infatti, è considerata un intervento attivo, senza il quale il paziente, seppure in condizioni drammatiche, sopravviverebbe. “La decisione di Fabo che ha scelto di andate a morire in Svizzera merita profondo rispetto, ma non c’entra nulla con la legge sul testamento biologico che siamo per approvare in Parlamento”.  Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera, e coordinatrice dell’intergruppo parlamentare sul testamento biologico. “Il provvedimento in esame, infatti, non riguarda assolutamente l’eutanasia e anche in caso di una sua approvazione, per Fabo non sarebbe cambiato nulla. Questo caso però deve far riflettere quanti stanno facendo un feroce ostruzionismo nelle Commissioni per impedire che il testo arrivi in Aula. È ora di rendersi conto che oltre il 70% degli italiani chiede di poter avere il diritto di scegliere come curarsi non solo quando è nelle sue piene facoltà, ma anche quando non sarà più in condizioni di esprimere la propria volontà. Si tratta di una legge di civiltà che da molti anni, troppi, stiamo aspettando”.
L’articolo 580 del codice penale italiano infatti recita chiaramente: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio”.
Cappato “rischia 12 anni di carcere”, ha detto a Sky Tg24 Filomena Gallo che ha sottolineato come Cappato si sia “preso la responsabilità” di tale atto e ha ricordato come molti malati siano “costretti ad emigrare per ottenere l’eutanasia e ciò è discriminatorio anche per i costi che ciò richiede, fino a 10mila euro”.
“La scelta coraggiosa di Fabo è la conseguenza della mancanza di coraggio di questo Parlamento. Abbiamo  costretto un nostro concittadino a far valere il suo diritto a morire con dignità altrove. Per sentirsi libero”. Così Maria Pisani, portavoce del PSI, che sottolinea: “Il cuore della libertà è rappresentato dal diritto di definire il proprio concetto di esistenza. La scelta di Fabio non è il trionfo della morte sulla vita- ha proseguito-  ma il rispetto della vita umana come bene indisponibile. Libertà di essere, libertà di scegliere, lo ripetiamo  con il Segretario del PSI, Riccardo Nencini, da anni. Nessuno sembra voler capire”, ha aggiunto. “È già vergognoso che la legge sul testamento biologico abbia subito l’ennesimo rinvio. La scelta di Fabo serva almeno per scuotere un Parlamento miope”, ha concluso.
Dall’Associazione Coscioni intanto arrivano le critiche per una politica sempre più lontana dai diritti dei suoi cittadini: “Fabo è evaso dalla gabbia della sua lunga notte senza fine, ma per farlo è stato costretto all’esilio, ad abbandonare la propria casa, la propria patria, e subire un doloroso viaggio di ore verso un Paese straniero che riconosce diritti negati in Italia”. L’Associazione Luca Coscioni ricorda che “da 11 anni combatte affinché il Parlamento dia una risposta alle richieste dei cittadini e intervenga per colmare il vuoto normativo sul fine vita e nel 2013 ha depositato la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale”. “L’esilio della morte è una condanna incivile”, afferma l’Associazione.
“Compito dello Stato è assistere i cittadini, non costringerli a rifugiarsi in soluzioni illegali per affrontare una disperazione data dall’impossibilità di decidere della propria vita e della propria morte. Le testimonianze delle persone che hanno vissuto direttamente questo problema hanno fatto maturare un’opinione pubblica favorevole alla regolamentazione del fine vita e questo ha fatto fare grandi passi avanti alla magistratura. La politica invece sembra incapace di dare una risposta ai cittadini, ma deve comprendere che il vuoto normativo porta all’illegalità”.
Il videomessaggio di Fabo lanciato su Twitter con cui ha voluto render note le sue sofferenze che lo hanno portato alla scelta di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera

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