martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

LA LEZIONE DI FABO
Pubblicato il 28-02-2017


Euthanasia-hands“Potrei vivere ancora mesi, forse anni, ma non riesco a mangiare, a parlare, a dormire. Provo dolori lancinanti. E’ una sofferenza senza senso”. A dirlo è Gianni Di Sanzo, pensionato veneto di 64 anni che dopo Dj Fabo si è sottoposto a suicidio assistito nella clinica Dignitas, la stessa dove ieri si è spento Dj Fabo.  La notizia è riportata dal Corriere e arriva mentre in Italia si riaccende un annoso dibattito la cui soluzione è da trovarsi districando la complicata matassa che avvolge un tema delicato dove le posizioni sono le più diverse e spesso contrapposte.

“Mi sento colpito dalla vicenda  come tutti i nostri concittadini”:  ha detto a Milano il premier Paolo Gentiloni ha commentato la morte di Dj Fabo. “Il Governo – ha aggiunto – guarda con rispetto al confronto parlamentare che c’è e credo sia doveroso e interpella le coscienze dei singoli  parlamentari”. “Certo – ha precisato – la legge allo studio riguarda il testamento biologico, non l’eutanasia”. Più tardi Gentiloni, arrivando a un pranzo organizzato in un centro socio ricreativo a Milano, è tornato sull’argomento: “Tristezza mia e di tutti gli italiani – ha ribadito -, mi auguro che il Parlamento vada avanti nel  confronto tra le diverse posizioni”.

Marco Cappato, che ha accompagnato Fabo nel suo ultimo viaggio, si è autodenunciato. “Spero – ha detto – di  essere incriminato e di potermi difendere in un processo”. “In Italia è reato l’istigazione al  suicidio – ha aggiunto Cappato – ma in questo caso non c’è stata alcuna istigazione”.  “Io – ha aggiunto Cappato a Radio24 – ho solo aiutato Fabo nella sua decisione: sabato mattina l’ho  caricato in macchina con la sua carrozzella e portato in Svizzera”. “Ora lo Stato ha due strade: o fare finta di nulla,  nel senso che essendosi tutto svolto fuori dall’Italia fa finta di non sapere niente – ha concluso Cappato – oppure incriminarmi  e io spero che lo faccia”.

Qualora la Procura di Milano decidesse di iscrivere nel registro degli indagati Marco Cappato,  il reato che dovrebbe contestare è “aiuto al suicidio”, previsto dall’articolo 580 del codice penale. La pensa prevista va da cinque a dodici anni.

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