martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dopo la Brexit Scozia tentata
da un secondo referendum
Pubblicato il 27-02-2017


scoziaIl governo scozzese potrebbe richiedere un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia quando la premier britannica, Theresa May, attiverà il processo di Brexit a marzo. Lo rende noto il Times citando fonti del governo britannico che non hanno nascosto le preoccupazioni di Londra sul fatto che la premier scozzese, Nicola Sturgeon, possa utilizzare l’avvio del processo di uscita dall’Ue per chiedere un altro voto sul futuro della Scozia. Il primo referendum sull’indipendenza si è tenuto nel settembre del 2014: al tempo aveva vinto il ‘no’.

Secondo quanto spiega il quotidiano, May potrebbe rifiutare questa richiesta con la motivazione che andrebbe a creare una crisi costituzionale. Il timore di Londra è che Sturgeon possa utilizzare l’attivazione del cosiddetto articolo 50 del Trattato di Lisbona per chiedere formalmente un secondo voto, dopo gli avvertimenti in questo senso da parte della premier scozzese che ha più volte ribadito come la Scozia non voglia abbandonare il mercato unico. May, tuttavia, ha già confermato l’intenzione di staccare il Regno Unito dal mercato europeo in modo da poter controllare l’immigrazione nel Paese.

Una possibilità che viene però esclusa da Londra. La premier britannica Theresa May ha infatti una posizione chiara: non ci dovrebbe essere nessun secondo referendum sull’indipendenza della Scozia. Lo ha detto un  portavoce di Downing Street, Greg Swift, secondo quanto riporta Bloomberg.

Nel referendum del 2014 gli scozzesi respinsero con un margine di 10 punti l’opzione dell’indipendenza dal Regno Unito, ma la questione è riemersa a seguito del referendum dello scorso giugno in cui i britannici hanno votato a favore dell’uscita dall’Unione europea, dal momento che in quell’occasione gli scozzesi hanno votato per rimanere nel blocco. “La decisione di rimanere nel Regno Unito è stata presa dal popolo scozzese nel 2014 e tutte i segnali al momento indicano che le persone in Scozia non vogliono un altro referendum”, ha detto ancora il portavoce.

La Camera dei Comuni, dove May dispone di una stretta maggioranza, ha approvato la legge sulla Brexit senza modifiche, grazie al sì di una buona parte dei deputati laburisti, che hanno obbedito all’ordine di scuderia del leader Jeremy Corbyn. Se i Lord approveranno il testo senza emendamenti questo sarà inviato, dopo un’ultima lettura il 7 marzo, alla firma della Regina Elisabetta II. Se invece ci saranno modifiche, il testo rimbalzerà da una camera all’altra, scombinando i piani di May.

Dick Newby, leader dei liberaldemocratici alla camera alta di Westminster, ha detto che i Lord  vogliono proteggere i diritti dei cittadini Ue che vivono nel Regno. C’è “una volontà preponderante di fare al cosa giusta e garantire che i cittadini Ue abbiano il diritto di restare” ha detto al Guardian. Ma May ha sollecitato i Lord a non ritardare il testo. “Ci saranno dibattiti ed esami alla Camera dei Lord, ma non voglio vedere ostacoli alla volontà del popolo britannico… che è che realizziamo la Brexit” ha detto. All’inizio del dibattito lunedì scorso, la laburista Angela Smith ha detto che i Lord non devono “consegnare un assegno in bianco al governo” e che non si faranno intimidire da deputati che hanno proposto di abolire al camera alta.

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