venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Consulta e legge elettorale:
ora decida la politica
Pubblicato il 06-02-2017


Spesso, nel linguaggio comune, prendendo a prestito una frase di Nietzsche sulla filosofia del suo tempo, si usa dire che “il rimedio è stato peggiore del male”. E’ quanto si potrebbe affermare a proposito della pronunzia della Corte costituzionale sull’Italicum. Il Giudice delle leggi, invero, è sembrato più esprimersi in termini di equità politica per non scontentare nessuna delle parti in causa, sia sostenitori che oppositori della legge elettorale voluta al tempo da Renzi e dalla sua maggioranza, che non in aderenza ai principi costituzionali in materia di rappresentanza elettorale.

Rimangono i capilista bloccati, le candidature plurime e un inaccettabile premio di maggioranza; sparisce il ballottaggio e la facoltà di scegliere a seguito dell’elezione in più collegi: in pratica, la possibilità del capolista candidato in più collegi di decidere secondo le proprie convenienze politiche, in quale di questi collegi risultare eletto, a prescindere dai voti ottenuti e consentendo, di fatto, l’elezione dei secondi candidati dei collegi non prescelti, circostanza che avrebbe creato una disparità tra gli elettori. Sarà invece un sorteggio a decidere il collegio di elezione. Ne esce una diversa legge elettorale, con la sconfitta del modello fondato sul maggioritario puro, che è ancorato alla rappresentanza politica di diverse e specifiche constituency nazionali, legata cioè ad una determinata esperienza storico-sociale del Paese, come nel Westminster system in Gran Bretagna.

Come scrive la Corte “All’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione”. Quindi il sistema elettorale “modificato” dalla sentenza della Corte costituzionale, può funzionare senza la necessità di interventi legislativi. Questo è un principio che la Consulta ha sempre affermato, in quanto “non è possibile che un organo costituzionale sia lasciato nell’impossibilità di operare”, come nel caso del Parlamento. Ciò si era già verificato con la sentenza del 2014 sulla legge elettorale del 2005, al punto che la legge residua (attualmente valida per il Senato, in quanto l’Italicum ha riformato solo la legge della Camera poiché in combinato disposto, di fatto, con la riforma costituzionale, poi bocciata dai cittadini) viene chiamata nel linguaggio pubblicistico “Consultellum”, cioè la legge della Consulta.

Il punto è che la “nuova legge elettorale”, generata dalla sentenza della Corte costituzionale, non appare in grado di garantire né il necessario pluralismo politico-culturale in Parlamento né, imponendo alleanze “spurie” in Parlamento, esiti di governabilità. Alle forze politiche, quindi, il compito di approvare una legge elettorale che si muova lungo direttrici, e che dovrebbe essere, quindi, di tipo proporzionale, con una soglia bassa di sbarramento e l’obbligo di dichiarare preventivamente l’eventuale adesione ad una coalizione elettorale.

Come dire che la politica si deve riappropriare della funzione decisionale, senza delegare nessun a risolvere i problemi, elemento costitutivo questo delle democrazie liberali.

Maurizio Ballistreri

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