venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

IL FRENO DI NAPOLITANO
Pubblicato il 01-02-2017


Renzi le elezioni le vuole proprio. Tanto che non esita a cercare la sponda di Lega e Movimento 5 Stelle. Con loro infatti ha trovato un accordo sul calendario per intavolare l’inizio della discussione sulla legge elettorale a fine febbraio. Alla determinazione di Renzi risponde Pier Luigi Bersani: “Se Renzi forza, rifiutando il Congresso e una qualunque altra forma di confronto e di contendibilità della linea politica e della leadership per andare al voto, è finito il Pd. E non nasce la cosa 3 di D’Alema, di Bersani o di altri, ma un soggetto ulivista, largo plurale, democratico”. “Non incontro Renzi, parlo in pubblico. E mi piacerebbe farlo nel Pd, dove è preoccupante il restringimento degli spazi democratici”, ha detto ancora Bersani. Che ha aggiunto: “Il governo deve governare. Gentiloni vuole governare? Un presidente del Consiglio giura sulla Costituzione, non facciamo vedere un autolicenziamento in streaming alla direzione del Pd”.

Chi cerca di porre un freno è l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Nei paesi civili – ha detto – alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno. In Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate”. Napolitano ha poi aggiunto: “Bisognerebbe andare a votare o alla scadenza naturale della legislatura o quando mancano le condizioni per continuare ad andare avanti. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno…”. Per togliere la fiducia a un governo deve accadere qualcosa”, ha ribadito l’ex presidente della Repubblica, conversando con i giornalisti a Palazzo Madama. “Non si fa certo per calcolo tattico di qualcuno”, ha sottolineato riferendosi, pur senza citarlo, all’ex premier Renzi.

Parole che hanno subito illuminato la fervida fantasia di Salvini che ha replicato con i modi che gli sono più consoni: “Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita come parlamentare, presidente e senatore”. Un attacco che il segretario del Psi Riccardo Nencini ha definito “scriteriato”. “Se c’è un traditore – ha aggiunto – quello è proprio Salvini, addirittura da quando lavorava per anteporre gli interessi della fantomatica Padania all’Italia”.

Le parole di Salvini sono definite rivoltanti anche dal presidente dice della commissione Esteri della Camera Fabrizio Cicchitto: “Quello che dice Salvini su Napolitano è rivoltante e  dovrebbe far riflettere chi addirittura fa con lui intese istituzionali e parlamentari”.  Salvini conosce i propri elettori. E sa cosa dire per farli contenti. Parlare alla pancia serve a pescare consensi, anche quando si rimesta nel torbido di affermazioni poco eleganti. “Per il Pd – dice Lorenzo Guerini  – sono inaccettabili e offensive le parole di Salvini contro il presidente Napolitano”. Mentre per Vannino Chiti “ci sarebbe da stupirsi il giorno in cui Salvini facesse affermazioni dotate di equilibrio e di saggezza. Anche in questi difficili tempi la rozzezza e la violenza verbale non sono una virtù. Le ingiurie contro il presidente Napolitano sono ricorrenti e gratuite, ma non per questo si può far finta di niente. A Napolitano vanno la mia stima e la massima solidarietà”.

“Un arruffapopolo inconcludente” lo ha invece definito Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare. “Nei paesi civili chi accusa di tradimento un capo dello Stato e lo vuole portare a processo dovrebbe provare quello che dice, o imparare a misurare le parole. Sempre che voglia fare il leader politico e aspirare a guidare il paese”. Le parole spesso vengono sparate al vento senza riflettere troppo, ma chi vuole votare subito dovrà sedersi al tavolo con Salvini per trovare una intesa.

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