sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Festival di Sanremo.
Ermal Meta, Crozza, Mika. La notte più lunga di tutte
Pubblicato il 10-02-2017


Festival_di_Sanremo_2017Lunga, lunghissima, la più lunga di tutte forse. E intensa. Ḕ stata così la terza serata del Festival di Sanremo 2017, da cui è uscito il nome del primo vincitore (Ermal Meta per la cover di “Amara terra mia”) e dei primi esclusi: i due duetti di Nesli e Alice Paba (con “Do retta a te”) e di Giulia Luzi e Raige (con “Togliamoci la voglia”). Restano tra i giovani delle Nuove Proposte Lele (con “Ora mai”) e Maldestro (con “Canzone per Federica”). Ma a parte queste informazioni per dovere di cronaca, a fare la vera notizia della serata sono stati altri momenti importanti della terza puntata. Ovvero: un ‘appuntamento’ dedicato ai più piccoli, grazie al Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna; agli “eroi del quotidiano” con la 92enne Maria, un’ostetrica che ha fatto nascere circa 7642 bambini e ancora continua: sempre con il cellulare acceso anche di notte per correre immediatamente in caso d’emergenza, in ansia perché una sua paziente avrebbe dovuto partorire di lì a breve e lei non voleva mancare; l’ultimo bimbo che ha aiutato a venire alla luce è stato il 13 gennaio scorso, il primo (con cui ancora è in contatto) fu nel lontano 17 dicembre del 1942. “Aiutare a venire alla vita è una cosa entusiasmante –ha raccontato-, ma bisogna farlo vedendolo come fosse una missione”. Per questo per lei la canzone di Sanremo è: “Son tutte belle le mamme del mondo”. E poi la signora Mariuccia del pubblico, 105 anni, che ancora canta perfettamente ricordando benissimo a memoria “Quel mazzolin di fiori”. E poi l’esibizione dell’”Orquesta de Instrumentos Reciclados de Cateura (Paraguay)”, nata con la creazione di strumenti da oggetti riciclati e presi dai rifiuti di una discarica; dalla “spazzatura” (anche metaforica di un mondo che sembrava “ignorarli” e non volerli) sono arrivati ad essere i rappresentanti dell’Unicef (di cui ricorrono i 60 anni dalla fondazione). Gente che non aveva nulla, neppure una casa, come la piccola Celeste, e che ora può tornare a sperare e qualcuno si è potuto persino iscrivere al conservatorio. “Ci vuole fantasia ed anima e quelle non si possono comprare” per riuscire a fare tutto questo, ha affermato Maria De Filippi. “Dovremmo prendere spunto ed imparare da loro. Tutto ciò dovrebbe farci riflettere e, del resto, Sanremo serve anche a questo: ad offrire spunti di riflessione”, ha continuato Carlo Conti. Poi la vetrina di Maurizio Crozza: dopo l’imitazione del presidente della Repubblica Mattarella, stavolta ha preso le sembianze di Papa Francesco. A parte la polemica sulla corruzione della Chiesa e quella di carattere politico per cui ogni Governo è una cover (ossia una specie di rifacimento) del precedente e nulla sembra cambiare e mutare, toccante la parte conclusiva del suo discorso. Ci facciamo –ha notato- tutti prendere dalla nostalgia, “sempre lì a rimpiangere il passato”, come se ‘si stava meglio, quando si stava peggio’; invece lui ha invitato a seguire le parole dell’ex presidente americano Barack Obama: “se doveste scegliere un momento in cui nascere, scegliete sempre il presente”. “Oggi – ha continuato Crozza – i ragazzi e gli adolescenti fanno cose che le generazioni dei genitori si sognavano. I giovani sono precoci e noi li trattiamo e consideriamo come fossero una regressione della specie”. Un errore a suo avviso, per sottolineare di apprezzare ciò che si ha, senza piangersi addosso, con pessimismo e vittimismo che cronicizzano e non permettono di progredire e migliorare. Vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, con ottimismo e fiducia, con la voglia di cambiare. E ancora l’arrivo della star Mika. Tornerà anche il suo programma “Qui casa Mika” (“e qui tutto può succedere e succederà”, ha garantito il cantante), ma entusiasmante soprattutto il suo messaggio di vicinanza, universalità e umanità lanciato. “La musica può cambiare il mondo intorno a te –ha esordito-. Ti dà sempre una via d’uscita. Ti fa innamorare e cambia il colore della tua anima. Ḕ molto bello essere di tutti i colori ed è bello accettarli tutti; e se qualcuno pensa che uno sia meno bello e nobile degli altri, è meglio lasciarlo senza colori”. I colori sono quelli delle emozioni e dei sentimenti, della diversità così importante. Di certo è stato il momento più colorato della serata, con una coreografia alle sue spalle floreale e un’altra di fuochi d’artificio: per un’esplosione di ritmo, energia, danza, passione. Commovente il suo omaggio a George Michael, mentre venivano proiettati sullo sfondo fiocchi di neve che cadevano candidi come il ricordo dell’artista recentemente scomparso: “un regalo bellissimo di intensità ed emozione”, ha commentato Conti. Il presentatore si è soffermato, inoltre, anche su un altro aspetto che gli premeva sottolineare, rammentando il numero per donare per la “ricostruzione delle scuole” nelle aree terremotate del 45500. A tale proposito, ha precisato con fermezza e convinzione: “c’è da fare una riflessione. La nostra Italia si regge sul turismo, ciò vale soprattutto per una regione come la Liguria. Ma attenzione a non penalizzare ulteriormente le aree terremotate (come le Marche o l’Umbria). Cerchiamo di rimettere in moto l’economia in particolare lì, proprio grazie al turismo, altrimenti rischiamo di peggiorare le loro condizioni. Prima di andare per un weekend a Parigi o Londra, andiamo lì”. Infine è stato il momento di Luca&Paolo, che così hanno esordito: “questo palco fa davvero paura”. “In tutti questi anni non è cambiato nulla –hanno proseguito-. Questo è il secolo della paura”. Come dare loro torto? Basti pensare a tutti gli atti di terrorismo verificatisi a catena ovunque in tutto il mondo. Un riferimento indiretto e implicito, che richiama questa problematica tutta contemporanea; dopo aver ricordato le vittime delle emergenze naturali, o delle tragedie di vittime innocenti sul posto di lavoro (forze dell’ordine e altro), giusto citare le morti bianche per atti neri di un terrorismo cieco e cinico. “Abbiamo paura di tutto e tutti –hanno ripreso i due comici-. E la frase più comune è ‘c’è da avere paura’”, soprattutto perché non ci si fida più di nessuno. “In primis c’è la paura di svegliarsi e che tutto intorno a te sia cambiato”, hanno aggiunto, quasi una citazione del senso della canzone in gara di Marco Masini “Spostato di un secondo”: un invito a pensare come ci si comporterebbe se si potesse tornare indietro con la macchina del tempo, se le cose fossero andate diversamente ora come si starebbe, quasi un modo per adattarsi al cambiamento dei tempi, di un mondo che corre veloce e spesso si resta indietro, pieni di rimpianti e di nostalgia. Ma la cosa che conta è amarsi, aver amato, aver vissuto: “non rinunciamo ad amare” è la frase con cui si chiude la canzone, per cancellare l’amaro della rassegnazione. E proprio Masini ha scelto come cover quella di “Signor tenente” di Giorgio Faletti, per un omaggio alle forze dell’ordine che rischiano la vita ogni giorno e al cantante scomparso che la presentò proprio qui a Sanremo.

Ed è così che, da questo momento di profonda riflessione raccolta, si è passati con Luca&Paolo a una carrellata di “Ho paura che” in stile “Noi che” de “I migliori anni” di Carlo Conti. A cui si è aggiunta anche Maria De Fillippi, protagonista nella serie di “Mi fanno paura quelli che”, che ha lanciato. Impossibile rimanere impassibili di fronte all’acume e alla finezza dei loro spunti di riflessione. Pensiero su tutti: spesso è proprio il cambiamento a fare paura e si ha persino paura di amare e di voler bene appunto. Oppure, per l’appunto, di fidarsi e avere ancora fiducia, nonostante tutto.

Infine, tra gli altri ospiti presenti, ricordiamo Alessandro Gassman e Marco Giallini che insieme reciteranno nel film “Beata ignoranza” (in uscita nelle sale dal 23 febbraio prossimo) e che sono stati al centro di due fiction di successo: rispettivamente “I bastardi di Pizzofalcone” e “Rocco Schiavone”. E poi la figlia di Alain Delon (Anouchka) e la nipote di Jean Paul Belmondo (Annabelle), che in francese e in inglese hanno raccontato il loro legame con l’Italia. Le loro canzoni di Sanremo preferite? “Volare” di Modugno e “L’Italiano” di Toto Cutugno (del 1983).

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