mercoledì, 26 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Francesco Meringolo
Socialisti choosy
Pubblicato il 07-02-2017


Sulle prime tessere socialiste c’era scritto “Chi non ha la tessera non è iscritto al Partito.”
La storia successiva fu contrassegnata da profonde divisioni e fratture laceranti. La differenza di visione e di metodo rese vano anche quel concetto che campeggiava su quelle tessere delle origini. Il socialismo, nel suo avanzare nel ‘900, ha dato vita a due totalitarismi e a un sistema complesso di dottrine politiche. Oggi, nel secolo ventunesimo, siamo nell’epoca in cui ha vinto quel socialismo che ha messo al fianco e alla pari della giustizia sociale, la libertà; valori che, insieme, costituiscono, per dirla alla Pertini, le mete del socialismo. Socialismo che, mai quanto oggi, ha la necessità di interrogarsi su come, nella realtà che viviamo, debba muoversi.

Il PSI, non so, se rappresenta in toto la storia e la tradizione del socialismo italiano, ne siamo in qualche modo eredi, ma esserne eredi è un “grande fardello” che dovrebbe farci assumere atteggiamenti autorevoli e dovrebbe farci capire che verso la terza repubblica non possiamo più versare nella non autosufficienza. Indro Montanelli qualche anno fa sostenne che in Italia alla fine qualcuno avrebbe iniziato a sventolare la bandiera socialista. Non so quando accadrà, ma penso accadrà e noi socialisti del PSI che diamo l’impressione di un fortino giapponese dove l’ultimo samurai pensa ancora di combattere una guerra che non c’è più, abbiamo il dovere di riflettere su come proiettare quel patrimonio nel futuro. Dobbiamo farlo consci che i nostri nemici stanno nei nazionalismi, nei populismi e nella demagogia e dobbiamo farlo consci che, tanti altri, stanno in quell’idea secondo cui se hai avuto una tessera il 1992 sei socialista, altrimenti chissà. La questione socialista in Italia si risolverà quando anche l’ultimo socialista (iscritto al PSI di Craxi) non sarà più in vita; quando il tempo avrà, di fatto, cancellato personaggi che più che rilanciare i valori del socialismo o il suo modo di pensare, hanno utilizzato la parola “socialista” a proprio uso e consumo.

L’elenco e lungo ed è fatto da soggetti che stanno nel PSI e da soggetti che non ci stanno. Purtroppo chi ha vissuto il vecchio partito socialista non sa uscire dal recinto della testimonianza. Chi dopo il ’92 (e che prima non c’era) ha deciso di intestarsi una storia, merita qual cosina di più delle solite beghe del chi è più socialista dell’altro. Non servono esami del sangue, non servono tessere da sventolare, in questo preciso momento storico, servono idee con le quali sfidare il qualunquismo, riparandosi dal grave pericolo di questa scarsa sensibilità democratica dei tempi moderni e che mette in pericolo conquiste passate date troppo per scontate. Oggi, serve, sfidare i campanili da ogni punto di vista. La caduta del muro di Berlino ci ha consegnato una storia nuova che ancora non abbiamo compreso e nella quale il campo progressista brancola nel buio e dove rischia quotidianamente di scadere in retorica e in enunciazione di principi. La sfida è quella di sempre, più libertà e più giustizia sociale. Un tempo l’esecuzione materiale, nel far tendere la società verso quei valori, toccava agli stati in un contesto dove la politica stabiliva le regole del gioco. Adesso gli stati soffrono regole del gioco creati su altri livelli. Tocca a noi interrogarci su come riequilibrare la bilancia del potere della politica rispetto a quello del mondo economico e finanziario. Credo che il congresso dovrà discutere di questo, di come proiettare il socialismo nella terza repubblica e con quali compagni di viaggio. Facciamolo.. avremo delle sorprese. Tutto il resto sarebbe tempo perso!

Francesco Meringolo

 

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Commenti all'articolo
  1. Il dire “La questione socialista in Italia si risolverà quando anche l’ultimo socialista, iscritto al PSI di Craxi, non sarà più in vita”, mi sembra un’affermazione piuttosto ingenerosa nei confronti di quanti, tesserati ben prima del 1992 – e che fino ad allora avevano ricoperto incarichi di partito e istituzionali – hanno poi persistito nell’azione di testimonianza, senza cariche e mezzi, in un clima abbastanza ostile (per chi lo ricorda e non lo ha scordato).

    Qualcuno di loro nel frattempo è passato a miglior vita, mentre chi di è rimasto continua nell’opera, e questo agire ha innanzitutto sconfessato chi voleva far passare l’idea dei socialisti come politici guidati da solo opportunismo e dalla voglia di “poltrone” – tanto che fra i critici di un tempo più d’uno si sta ricredendo – e la loro perseveranza e ostinazione ha inoltre contribuito a non ammainare la “bandiera” socialista, consentendo ora a chi è più giovane di poterla prendere in mano, se crede, e proseguire poi nel cammino.

    Guardando al futuro non è sicuramente sbagliato “uscire dal recinto della testimonianza”, ma per farlo non basta la “enunciazione di principi”, e qui mi trovo d’accordo con l’Autore, bensì occorre avere proposte circostanziate e “originali”, che contraddistinguano per l’appunto la matrice socialista, delle quali tuttavia non ho visto finora un gran fiorire, almeno così mi sembra, e fino a quando ciò non succede io credo sia importante l’azione di testimonianza (e l’ancoraggio ad una radice che altri non possono forse vantare, e che a mio avviso varrebbe la pena di non recidere).

    Paolo B. 09.02.2017

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