giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Gli italiani senza italiano
Pubblicato il 06-02-2017


Se ne sono accorti, finalmente. Seicento docenti universitari hanno firmato un appello perché si ritorni all’uso della lingua italiana, visto che gli studenti non sanno più scrivere. E, aggiungo, parlare. D’altronde mica é colpa loro. Un po’ di colpa ce l’hanno anche i docenti che la lingua dovrebbero insegnare. E ce l’ha la scuola, anche quella primaria, che di tutto si occupa tranne che dell’uso corretto della lingua (non si fanno più, o quasi più, dettati, l’uso delle doppie è spesso ignorato, mancano esercizi di bella calligrafia che é anche ordine mentale). Ce l’hanno i mezzi di informazione: la Tv, i giornali, i social. E ce l’ha un mondo che non conosce quasi più socializzazione dal vivo.

Cominciamo dalla Tv. Perché non si pretende dai conduttori dei programmi, dai giornalisti e dagli invitati un uso corretto del congiuntivo? Non si dice “Spero che tu sei”, ma “Spero che tu sia”. Chi non usa il congiuntivo venga tenuto lontano dalla Tv. Se lo vogliono mettere in testa anche a Roma? Poi l’uso dell’aggettivazione che pare scomparso. E sostituito dall’espressione e dal prolungamento dell’ultima lettera. Io non dico più “una triste serata”, ma una “serata” con diverse A. Possibile che si pensi all’aggettivo qualificativo come un retorico strumento di stampo ottocentesco? Se poi passiamo ai giornali, qui c’é da ridere, o da piangere. Nelle mie ricerche, fondate sulla lettura di giornali prevalentemente locali, mi ha impressionato la correttezza meticolosa degli articoli degli anni trenta, quaranta e anche cinquanta, nei primi due decenni citati pur coniugata con l’enfasi del regime. Tutto era però formalmente ineccepibile.

Eppure l’analfabetismo e la scolarizzazione, in particolare secondaria e universitaria, non erano paragonabili a quelle odierne. Allora si pretendeva che un giornalista sapesse scrivere bene, oggi si preferisce un cacciatore di scoop. Poi esiste un ulteriore fenomeno, che può rivelarsi pericoloso. Con la sostituzione della lingua parlata e scritta con quella dei social si arriva alla trasformazione del nostro linguaggio in una forma duale: mi piace o non mi piace, condivido o non condivido. Tutto è schema, e spesso sigla. Negli sms una lettera d’amore si trasforma in un tvb, se é amore intenso in un tvmb. I giovani, peraltro, hanno occasione di socializzare solo per via informatica

Noi avevamo i dibattiti dopo i cineforum, le assemblee studentesche, le sezioni e le federazioni dei partiti, i circoli culturali, insomma la nostra generazione é stata allevata al culto della parola e dello scritto. Abbiamo collaborato con giornali, li abbiamo fondati e stampato opuscoli, scritto e distribuiti volantini. La parola parlata e scritta non ci mancava. Oggi tutto questo é tramontato o quasi. I giovani non vivono più associati e legati da strumenti di comunicazione tradizionali. Certo esiste Internet, che però ha cambiato il linguaggio. Ed esistono fior fior di intellettuali che non sanno comunicare un pensiero in pubblico. Non ci sono abituati. Trionfa il solipsismo. Allora, cari docenti, cercate non solo di elevare un giusto grido di allarme, ma di proporre qualche soluzione, anche drastica. Insegnare l’italiano a scuola, pretendere dagli studenti, prima delle nozioni sulle vostre materie, un uso corretto della lingua italiana nello scritto, che dovrebbe essere esteso, e nell’orale. Urlare al lupo, senza fornire strumenti per catturarlo, può essere inutile se non dannoso.

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Commenti all'articolo
  1. Sono d’accordo con le tue osservazioni, tra le altre istituzioni diseducative e caotiche, credo che la TV con i suoi pseudo dibattiti politici abbia tracciato un solco assai profondo. Oltre alla mancanza del congiuntivo, del condizionale corretto etc, sono gli insulti e la rabbia che hanno sostituito il discorso. Che fare?
    Riprendere ad insegnare, riprendere la grammatica, la scrittura a mano, il linguaggio durante le interrogazioni, se esistono ancora, fare osservazioni su ciò che si dice, su come si dice ( compreso il tono di voce) e correggere il linguaggio con cui a volte i ragazzi, ma anche i professori, si rivolgono l’un l’altro. E perchè non riprendere i dibattiti politici nelle sedi dei partiti? Pochi i costi di questa riforma di civilità, ma c’è qulcuno che la voglia veramente?

  2. Credo che uno dei sintomi più evidenti della decadenza della lingua parlata italiana sia l’abuso degli avverbi, su tutti l’orribile “assolutamente” che ormai si sente, anche sulla radio nazionale, in quasi ogni periodo. Di solito, quanto più si ripetono gli avverbi, tanto più vuoto di concetti si fa il discorso.
    Saluti, Mario.

  3. Caro Mauro, i miei più sentiti e convinti complimenti. Se come analista politico sei bravo, come fustigatore degli italici costumi sei insuperabile. Resisti ti prego.
    Pino Meneghini

  4. Carissimo Mauro,
    Esprimo il mio più pieno e condiviso apprezzamento per il tuo scritto. Sei una colonna nella cultura e nell’immagine che spassionatamente dai al nostro Giornale.
    Bravo ed ancora complimenti!!
    Prof Alberto Franci
    Università di Urbino

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