martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Go Beyond. Uil e Fondazioni puntano sugli esclusi: i giovani
Pubblicato il 17-02-2017


Al via “Go Beyond” il percorso formativo suddiviso in dodici seminari organizzato dalla Fondazione Nenni, dalla Feps, pensatoio europeo progressista, dalla Uil e dal Forum dei Giovani. A presentare l’iniziativa Carlo Fiordaliso, vice-presidente della Nenni e Andrea Gattuso che si propone di contribuire alla formazione dei quadri politici e sindacali del futuro, di costruire una classe dirigente nuova in grado di impegnarsi nelle istituzioni politiche nazionali e locali, nelle organizzazioni non governative e nell’associazionismo.
Tra i presenti Massimo D’Alema, presidente Feps, che non ha mancato di attaccare la mancanza di politiche giovanili e una prospettiva governativa tutta concentrata sulla Finanza: “Non si è deciso di pubblicare i nomi di quei signori che hanno preso i soldi dal Monte dei Paschi di Siena, compreso il Partito di cui porto in tasca la tessera e la cosa mi induce a vergognarmi di averla”. Maria Pisani, portavoce del Forum dei Giovani, ha evidenziato e denunciato proprio la mancanza di ascolto verso giovani che vantano sempre più competenze ma carenza di prospettive lavorative e future.
Cesare Salvi, ex ministro del lavoro e consigliere di amministrazione della Fondazione Nenni ha presentato la formazione di Go Beyond che avverrà attraverso i grandi temi sociali, economici e istituzionali che caratterizzano il nostro presente, con l’intento, come indica il titolo dell’iniziativa, di andare avanti, di scoprire cosa c’è oltre la linea di un orizzonte sempre più confuso ma proprio per questo decisamente stimolante.


Giovani italiani, da non garantiti a esclusi

go beyonddi Antonio Maglie

Inaugurando Go Beyond, il corso di formazione organizzato dalla Uil, dalla Fondazione Pietro Nenni, dalla Feps e dal Forum dei giovani, Massimo D’Alema, al centro dell’interesse generale per le questioni che accompagnano il dibattito interno del Pd (“scissione o non scissione), ha sciorinato una serie di dati che illustrano la tragica condizione dei giovani italiani vittime di un paio di decenni di politiche contrarie ai loro interessi (prendiamo la cosa come un atto di contrizione dello stesso oratore che pure è stato presidente del consiglio seppur per un tempo non lunghissimo). La freddezza dei numeri può essere spietata ma da questa spietatezza, purtroppo non si può sfuggire. In Europa siamo tra gli ultimi a livello di tassi occupazionali, siamo ultimi nell’alta formazione (cioè la percentuale di laureati), siamo fanalino di coda tra i giovani sulla soglia dei trent’anni costretti a rimanere a casa per mancanza di lavoro (o sua inadeguatezza salariale) e di reddito.

Loro, i giovani, sono vittime di politiche per l’occupazione incentrate non sull’aumento degli investimenti e, quindi, dei posti di lavoro (in maniera stabile) ma su facilitazioni contributive e fiscali garantite agli imprenditori ai quali in sostanza è stato dato un riconoscimento non per il fatto di non aver investito in questi anni di crisi, ma di non averlo fatto nei dieci anni precedenti al fallimento di Lehman Brothers intenti com’erano a trasferire quote consistenti degli utili sulle rendite finanziarie (e, quindi, parassitarie); di riforme della scuola e dell’università, da quella della indimenticabile Gelmini alla Buona Scuola renziana che di buono ha solo l’aggettivo, che hanno avuto l’unico effetto di impoverire l’istituzione; di una politica formativa basata sulle mance elettorali (i famosi cinquecento euro) ma non su un rilancio e una valorizzazione reale del diritto allo studio; di una legislazione sul lavoro che ha solo tolto garanzie aggiungendo precarietà (esistenziale prima ancora che occupazionale); di scelte che hanno bloccato l’ascensore sociale inaridendo progressivamente il concetto di giustizia e coesione sociale.

Negli anni in cui esplodevano i contratti flessibili, si parlò di “non garantiti”. Ma ora la definizione veramente non è più sufficiente. D’altro canto siamo il Paese che meglio può essere rappresentato da una nota battuta di cabaret: quando tocchiamo il fondo, cominciamo a scavare. Abbiamo scavato, con impegno e straordinari risultati. Dalla generazione dei “non garantiti” siamo passati a quella degli “esclusi”.

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