mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il 16 febbraio ’59: l’ascesa del lider máximo
Pubblicato il 16-02-2017


castro-195916 febbraio 1959: Fidel Castro divenne primo ministro di Cuba e mantenne la carica fino al 1976, quando questa fu abolita. La rivoluzione cubana aveva trionfato. Il giovane Fidel aveva sposato la causa anti-imperialista fin dai primi tempi dell’università, dove studiava diritto.

Nel 1947, dopo aver provato a partecipare ad un tentativo di spedizione per liberare Santo Domingo dalla dittatura di Trujillo, che fallì ancora prima di cominciare, aderì al Partito Ortodosso, fondato di recente dal senatore Eduardo Chibàs. Tra i principali obiettivi del partito, vi era quello di eliminare le basi americane a Cuba al fine di garantire all’isola la piena sovranità.

Tuttavia, iniziò un periodo complicato della sua vita. Invischiato nelle faide armate tra fazioni studentesche, Castro capì che era giunto il momento di viaggiare uscendo per la prima volta da Cuba. Destino volle che mentre era in Colombia si trovò nel mezzo di una sollevazione popolare, e dopo essere tornato in patria i giornalisti lo soprannominarono il “bogotazo”.

È interessante il fatto che di lì a poco sposò Mirta Diaz-Balart, figlia del sindaco di Banes e vicino a Fulgentio Batista. Il matrimonio ebbe luogo nel 1948 nonostante la forte opposizione della famiglia di lei, con cui la giovane coppia tagliò i ponti nonostante la necessità di aiuti economici che loro avrebbero potuto fornire.

Dopo un periodo negli Stati Uniti di cui non si sa molto, Castro tornò a Cuba e terminò i suoi studi.

Come avvocato, egli decise di battersi solo per i poveri e creò la Protect Home, un’associazione per gli abitanti del quartiere La Pelusa, a L’Avana, che rischiavano la demolizione della propria casa.

La vita di Castro ebbe una svolta il 5 agosto 1951, quando Chibàs si uccise all’improvviso durante una trasmissione radio, nonostante fosse in vantaggio nei sondaggi per le elezioni presidenziali. Dietro questo suicidio inaspettato vi era il disonore per aver accusato di corruzione il presidente Carlos Prìo Socarrás senza avere delle prove certe.

Castro, volendo iniziare a scalare il suo cursus honorum, prese in mano la situazione e dopo aver indagato denunciò nuovamente Prìo, questa volta a ragione.

Nel marzo 1952 tuttavia, arrivò il colpo di stato di Fulgentio Batista per cui le imminenti elezioni furono cancellate. Nel tentativo di assaltare la Caserma della Moncada a Santiago, Castro fu arrestato e molti dei suoi compagni furono uccisi. Durante il processo contro di lui, si difese da solo attaccando di fatto le ingiustizie del regime di Batista e concludendo con la celebre frase: “Condannatemi, non importa, la storia mi assolverà”.

Condannato a 15 anni di carcere, uscì di prigione nel 1955 in seguito ad un’amnistia. Una volta tornato a Cuba diede vita al Movimento 26 Luglio (in onore del giorno dell’assalto a Moncada), mentre Cuba era in preda alla violenza. È dal Movimento 26 che iniziò la guerriglia contro Batista a cui parteciparono anche il fratello Raul e il protagonista simbolo della rivoluzione Ernesto “Che” Guevara. Diventati un battaglione di 800 uomini, i combattenti del Movimento riuscirono a mettere in difficoltà le forze di Batista che il 1 gennaio 1959 fuggì da Cuba.

Venne formato un nuovo governo e Castro assunse il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate. Tuttavia, il primo ministro in carica si dimise e il 16 febbraio Castro prese il suo posto.

Iniziava così la carriera politica del lider máximo di Cuba, che avrebbe caratterizzato la storia dell’isola per tutta la seconda metà del ‘900 fino ai nostri giorni.

Egli subito portò avanti i suoi obiettivi di indipendenza dagli Stati Uniti espropriando importanti compagnie come la United Fruit, poi l’accordo per acquistare petrolio dall’Unione Sovietica e la rottura dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti che culminò con la crisi di Cuba. La collaborazione economica e militare tra Castro e Chruscev condusse infatti ad uno dei momenti più critici della guerra fredda.

Castro, come è noto, si è spento lo scorso 25 novembre dello scorso anno e la sua figura rimane avvolta da sentimenti contrastanti, tra chi lo ritiene un liberatore e un eroe, e chi invece lo vede come un dittatore come un altro, colpevole di aver soffocato la libertà dei cubani. Cosa sarà di Cuba quando anche il fratello Raul lascerà il posto alle nuove generazioni, è una pagina tutta da scrivere.

Giulia Clarizia
Blog Fondazione Nenni

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