giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Psi verso il Congresso tra tradizione e futuro
Pubblicato il 15-02-2017


quarto-stato moderno

“Tra poche settimane il Psi si riunirà in Congresso. È un congresso straordinario – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – per restituire stabilità e autorevolezza dopo le cose accadute al partito. Ma è straordinario anche per la fase che l’Italia sta passando. C’è un nuovo Governo verso il quale noi saremo leali ma più liberi. A cominciare dal tipi di legge elettorale che verrà messa in campo. È una fase italiana e europea molto delicata. Anche perché vanno a votare a breve Francia e Germania. E quindi vi un interesse della famiglia del socialismo europeo e da cittadino italiano dico anche un interesse per capire quale sarà il futuro dell’Europa”.

Il Congresso sarà anche il momento per cominciare a pensare alle prossime scadente elettorali…
Il primo obiettivo è creare un progetto per l’Italia. E quindi siglare un patto con gli italiani. Chiudere la fase della straordinarietà, perché se c’è una cosa che ha contraddistinto questa legislatura è appunto quella della straordinarietà. Questo è il terzo governo e sappiamo come è nato. Bisogna tornare davanti agli elettori con una proposta che sia corale. Per questo torniamo a parlare di una coalizione riformista che rispetto al passato è molto più coesa e ha un numero minore di soggetti che ne fanno parte. L’Ulivo ne aveva 11, spesso tra di loro in conflitto. Ora vedo tre, quattro forze politiche che possono costruire questa coalizione e quindi molto più coese soprattutto dal punto di vista programmatico.

Poi?
E questo è il primo obiettivo. Il secondo è il programma di cui dotarsi. La debolezza della società italiana, nonostante un piccolo segno positivo del Pil che ancora non si afferra, è tutta sul terreno. Tutta la parte che riguarda le politiche economiche per dare riposte alla maggiore fragilità sociale, va potenziata. E su questo il Congresso discuterà. Ci sono buone proposte. Il nostro partito deve diventare, come il Pd è l’architrave di un sistema, l’architrave di un rapporto vincente tra le forze politiche più piccole che spesso non hanno più diritto di cittadinanza. Questa è l’azione che ci dobbiamo proporre a cominciare dalle prossime elezioni amministrative. Quindi il Congresso serve sia ad aprirsi a un mondo che possiamo definire in forma lata, socialista. Ma soprattutto il Psi, che ha una  rete nazionale da Sondrio fino a Trapani, è capace di accogliere intelligenze nuove. Meglio se non provengono dalla nostra storia. C’è un’altra azione che va resa prioritaria. Utilizzare la sigla del Partito non tanto per accogliere sotto questo tetto, ma per costruire una sorta di perno attraverso il quale dare diritto di cittadinanza, a forze che altrimenti non avrebbero la possibilità di mettere il collo fuori dalla soglia del municipalismo locale.

E quali forze vedi in questo progetto?
Vedo i radicali, il mondo ambientalista. Vedo anche parte del mondo cattolico che non hanno più un riferimento. Lo hanno avuto in parte in Forza Italia, ma oggi sono frantumante e spesso si rifugiano nella mancanza di partecipazione a voto.

In un centrosinistra egemonizzato dal Pd perché un elettore dovrebbe scegliere il Partito socialista e non orientarsi direttamente verso il partito maggiore?
Per tradizione e per futuro. Per tradizione, perché abbiamo dimostrato nel corso dei decenni che precedono di saper rispettare gli impegni presi con gli italiani. Le grandi riforme in Italia portano tutte il timbro di ministri che appartengono a quest’area.

E per il futuro?
Primo. Affidare a un solo partito un potere estremo, mi permetto di suggerire che è un fatto da evitare. Meglio una dialettica tra partiti che appartengono allo stesso campo. E la dialettica non significa confusione, significa trovare una forma di sintesi su il punto più avanzato possibile. La seconda ragione è che il Pd è un partito che congiunge anime completamente diverse. Spesso in conflitto. Il pericolo maggiore dei governi di questa legislatura è stato generato dalle diatribe interne al Partito democratico. Quindi se esiste una forza che dal punto di vista dei diritti civili delle responsabilità civiche e dei diritti sociali dà una garanzia, tanto meglio.

Il Pd da nocciolo intorno al quale si doveva aggregare un centrosinistra riformista, a dirla come Orlando, si rischia diventi l’epicentro nell’instabilità del sistema. Che ne pensi?
Che è una fotografia corretta. Basta guardare i voti parlamentari e gli annunci di guerra che spesso di alzano dalla minoranza del partito democratico.

Manca ancora la legge elettorale. Le posizioni dei socialisti sono note.
Il Matterellum è il sistema migliore per costruire delle coalizioni vincenti. L’alternativa è il premio dato a una coalizione anziché a un solo partito. La storia ci insegna che un solo partito ha raggiunto la vocazione maggioritaria, tra l’altro senza premi di maggioranza. E’  stato nel 48 con De Gasperi. Non è più successo. L’Italia è un Paese che ha vissuto bene con il proporzionale e che non ha mai delegato a una sola forza politica il potere assoluto. In questo gli italiani sono stati sempre molto saggi. E non avverrà alle prossime elezioni politiche. Poi noi non possiamo passare tra l’altro da una legge elettorale, che taluni ritenevano che il giorno stesso delle elezioni si sarebbe saputo quale governo avrebbe guidato il paese, a una legge elettorale che sarebbe la garanzia di avere nessun governo. Nel mezzo c’è un strada che è quelle che va appunto tra il Matterellum e una legge che dia il premio di maggioranza a una coalizione coesa, e lì penso che il chiodo debba essere battuto.

Sul fronte diritti civili il silenzio è quasi totale…
La crisi economica fa pendere l’ago della bilancia da una parte. Sul fronte dei diritti civili c’è maggiore disattenzione. Però ricordo che ci sono varie tipologie di diritti civili. Il testamento biologico che è in via di incardinamento nei lavori parlamentari, appartiene al rango diritti civili puri. Ma ci sono diritti civili che sono perfettamente equiparabili ai diritti sociali.

Per esempio?
Per esempio, nel momento in cui si riconoscono le coppie di fatto, si possono dare finanziamenti per il mutuo agevolato per l’acquisto della prima casa non soltanto a chi è sposato davanti un sacerdote oppure davanti a un sindaco, ma anche a una coppia di fatto. E questo si trasforma naturalmente in provvedimento di natura economica.

Parliamo di Europa. Non è un momento facile per il nostro continente…
Ci sono due problemi che vedo maggioritari. Il primo è che l’occidente con la politica di Trump rischia di perdere la sua centralità. Secondo rischio, e non c’entra Trump, è che l’Europa, che è stata fucina di cultura e di civiltà per secoli, se non dà una soluzione ai problemi che l’affliggono, diventerà marginale nel nuovo mondo. I problemi che l’affliggono sono gli accordi di Maastricht da rivedere, accordi di Dublino da rifondare completamente, dotarsi di un ministro del tesoro unico. Infine gli eurobond. Questi i quattro punti che potrebbero restituire una identità futura all’Europa.

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