martedì, 23 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Ilva. Gip Milano boccia accordo, a rischio il risanamento
Pubblicato il 14-02-2017


milanoSi riannoda la questione Ilva. Il gip di Milano Maria Vicidomini ha bocciato le richieste di patteggiamento di Adriano, Fabio e Nicola Riva in uno dei procedimenti milanesi su Ilva. La decisione però rischia di far saltare l’accordo per finanziare il risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto, il più grande impianto siderurgico d’Europa, proprio mentre è in corso l’iter per la vendita di Ilva dopo due anni di amministrazione straordinaria.
Nelle settimane scorse, la Procura di Milano aveva dato il via libera a questi patteggiamenti in seguito alla decisione della famiglia Riva di rinunciare a ogni contenzioso con lo Stato italiano sul “tesoretto” da 1,3 miliardi di euro, attualmente bloccato in Svizzera, dopo il sequestro effettuato nel 2013 dalla Guardia di Finanza. Soldi destinati al risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto. Per il gip però le pene patteggiate sono troppo basse per ratificare il patteggiamento.
L’intesa tra lo Stato e la famiglia Riva con la rinuncia a ogni contenzioso era stata annunciata a Novembre dal Capo dell’Esecutivo Matteo Renzi. I pm Mauro Clerici e Stefano Clerici assieme al procuratore capo Francesco Greco avevano dato il placet al patteggiamento dopo la decisione della famiglia Riva di rinunciare ai contenziosi che, di fatto, apriva al rientro in Italia dei capitali destinati ai progetti di risanamento e riqualificazione degli impianti dell’Ilva.
Adriano Riva, accusato di bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di valori, aveva concordato con la Procura milanese due anni e mezzo di reclusione. Il nipote, Fabio, accusato solo di bancarotta, aveva invece chiesto un patteggiamento per quattro-cinque anni di reclusione, in continuazione con una condanna per altro reato già diventata definitiva. L’altro nipote, Nicola, accusato di bancarotta, aveva chiesto una pena inferiore ai due anni di carcere.
La famiglia Riva era proprietaria del 90% della più importante azienda siderurgica, poi sottoposta all’amministrazione straordinaria dopo la crisi provocata anche da un’inchiesta della magistratura per disastro ambientale.
Ieri, intanto, il Tribunale federale svizzero ha rinviato al 31 marzo una decisione sulla somma congelata. Secondo i media svizzeri, alcune questioni giuridiche nell’accordo tra Riva e Stato italiano sull’Ilva non sarebbero ancora risolte, ragione per la quale gli ex proprietari dell’azienda hanno depositato la richiesta di sospensiva

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