venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Immigrazione, un’illusione fermarla, intervenire sulle cause
Pubblicato il 13-02-2017


Ciò che deve preoccupare sono i modelli prospettati dall’accordo EU-Turchia: rallentare le migrazioni ai confini dell’Europa, delegando a governi problematici la gestione del fenomeno, pena la violazione dei diritto dei richiedenti asilo e la protezione internazionale. Pensare di fermare le migrazioni internazionali è un’illusione. Meno illusorio è intervenire nel lungo periodo sulle cause e gestire le migrazioni attuali in un’ottica internazionale con strumenti condivisi di programmazione congiunta, generatori di impatto sociale assicurando il rispetto dei diritti umani. L’alternativa strutturale è il dialogo stretto con i governi impegnati in transizioni democratiche e nella costruzione dello stato di diritto.

Come sottolineato nel “Migration Compact” occorre più partenariato. La cooperazione internazionale non deve essere impiegata su finalità di sicurezza che non le sono proprie, essa deve rispondere ordinatamente agli obiettivi di sviluppo definiti in sede europea, agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (obiettivo 10.7 su una migrazione equa, sicura e responsabile) e all’obbligo di coerenza delle politiche per lo Sviluppo, sanciti nei trattati europei. Ciò che ancora ci preoccupa, sull’onda securitaria è l’implementazione del Fondo per l’Africa di 200 milioni di euro, istituito dal Governo italiano nella Legge di Bilancio per l’anno 2017. Dubitiamo possa avere successo se non si integra con una serie di sostegni a “interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i Paesi africani d’importanza prioritaria per le rotte migratorie”. Conosciamo bene le condizioni inumane dei campi per migranti in Libia. Dobbiamo essere onesti: quei campi sono in netta violazione di tutte le convenzioni sui diritti umani e dei rifugiati. Il nodo irrisolto è politico. Ancora una volta gli stati membri dell’Europa rinunciano a politiche di governo del fenomeno, scegliendo illusoriamente di impedire le migrazioni. A gennaio 2017 sono è sbarcate in Italia secondo i dati Unhcr, tra il 1 e il 31 gennaio 2017, 4.463 persone. Un dato leggermente inferiore a quello di gennaio 2016, quando arrivarono 5.273 persone. E l’Europa che fa?. Il tema migrazioni è in cima all’agenda politica e all’attenzione dell’opinione pubblica europea da ormai tre anni. Moltissime sono le questioni poste, proposte, affrontate, risolte, fallite in questo tempo. La questione sistemica più evidente è che l’Europa non ha trovato una soluzione condivisa, a causa di posizioni inconciliabili tra i suoi stati membri, tra chi fa la prima accoglienza (Italia e Grecia), chi accoglie già numeri importanti di migranti e rifugiati (Austria, Svezia), chi aveva spalancato le porte ma poi ci ha ripensato (Germania), chi non ne vuole sentir parlare (Ungheria) e chi nell’Europa non ci sta più (Regno Unito). In mezzo a questa confusione, oltre all’accordo con la Turchia, la principale strategia comune è la cosiddetta relocation, cioè il ricollocamento dei profughi in modo che siano distribuiti più equamente tra gli stati dell’Unione Europea. L’accordo, stipulato a settembre 2015, prevedeva il ricollocamento di 106 mila persone da Grecia e Italia ad altri paesi Europei entro settembre 2017. In 15 mesi sono state rilocate solo 10 mila persone: il 10%.

Mi associo a quanto affermato dalle Nazioni Unite, oggi contrariate poiché la  Libia non è un Paese sicuro. L’accordo parla di “migranti illegali” mentre in realtà buona parte di coloro che fuggonoavrebbe diritto alla protezione internazionale.  Nel 2016 il 38% dei richiedenti asilo l’ha ottenuta. Cercare protezione non è illegale, ma anzi è un diritto, e ignorare la cosa significa venir meno alle proprie responsabilità di accoglienza. È questo che vuole fare l’Europa?”

Sull’accoglienza poi è evidente che la Libia non è certamente un approdo sicuro per chi cerca asilo. Un paese instabile dove si registrano violenze e torture e non è tra i firmatari della convenzione di Ginevra. Non risulta tra l’altro alcun coinvolgimento delle Nazioni Unite nello specifico l’Alto commissario per i rifugiati. Risaltano invece le preoccupazioni espresse dalle Nazioni Unite sugli accordi con la Libia dove le condizioni umane per un accordo non ci sono, visto che nei 24 centri di accoglienza “di detenzione”, vengono denunciate continue  violenze, torture, abusi, dove le donne subiscono stupri ripetuti. Centri in netta violazione dei diritti Umani.

Le forze politiche devono insistere sull’unica via – veloce – per la protezione per chi fugge, l’apertura di corridoi umanitari e l’attuazione ad horas dei ricollocamenti già approvati dall’Unione Europea.

Corrado Oppedisano
Rete Forumsad Cooperazione Internazionale – membro CNCS MAECI

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