martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inflazione record. Istat: al top da 4 anni
Pubblicato il 28-02-2017


istat inflazione

L’Istat ha comunicato i dati provvisori sull’inflazione per il mese di febbraio 2017: “Secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,5% nei confronti di febbraio 2016 (era +1,0% a gennaio).

Analogamente a quanto accaduto a gennaio, l’accelerazione dell’inflazione a febbraio 2017 è per lo più ascrivibile alle componenti merceologiche i cui prezzi sono maggiormente volatili e in particolare agli Alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) e ai Beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente). A rafforzare l’inflazione c’è poi l’accelerazione della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, da +1,0% di gennaio).

Di conseguenza, l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si porta a +0,6%, da +0,5% del mese precedente mentre quella al netto dei soli Beni energetici sale a +1,3% da +0,8% di gennaio.

L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è principalmente dovuto ai rialzi dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,0%) e dei Beni energetici non regolamentati (+0,5%).

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni (+1,9%, da +1,2% di gennaio) segna un’accelerazione più marcata rispetto a quella dei servizi (+0,9%, da +0,7% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a gennaio, il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni raddoppia portandosi a meno 1,0 punti percentuali (da meno 0,5 di gennaio).

L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +1,0%. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e del 3,1% su base annua (era +1,9% a gennaio).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,7% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 3,2%, da +2,2% del mese precedente.

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,6% su base annua (da +1,0% di gennaio)”.

L’improvvisa risalita dell’inflazione in tutta l’area euro, vede anche l’Italia allineata alla tendenza generale con un caro vita balzato all’1,5 per cento a febbraio.

Tornando al livello più elevato da 4 anni a questa parte, ha superato il dibattito sui rischi di deflazione, che fino a pochi mesi fa era l’argomento dominante. Ormai è chiaro che la dinamica dei prezzi è tornata al rialzo. Tuttavia, la velocità con cui si è verificato questo mutamento, le cause che lo hanno determinato, o meglio quelle che non vi hanno contribuito, non scaturisce da un rafforzamento dell’economia, e il contesto generale in cui si verifica non permette di guardare a questi dati con troppo ottimismo.

La risalita dell’inflazione potrebbe rendere più difficile alla Bce proseguire il programma previsto fino alla fine dell’anno, o oltre “se necessario”, di acquisti massicci di titoli di Stato, il quantitative easing, per tenere a bada lo spread ed anche i timori sul rischio Italia.

Tornando all’inflazione, i dati diffusi oggi dall’Istat, come del resto quelli giunti finora per l’intera area euro, mostrano che il rialzo dell’indice generale riflette prevalentemente spinte rialziste sull’energia, legate al recente recupero dei prezzi del petrolio, e sugli alimentari, un’altra voce altamente volatile legata a doppio filo con l’energia stessa. Al di là di questi fattori, l’inflazione di fondo ha avuto una lieve variazione: 0,6 per cento a febbraio rispetto allo 0,5 per cento di gennaio.

A questa accelerazione dei prezzi manca un contributo dal lato della domanda. La dinamica delle retribuzioni delle famiglie mostra infatti come queste ultime si trovino del tutto “indifese” sui rincari. Secondo i dati dell’Istat sui salari, i cui ultimi dati risalgono a dicembre, si attestavano al più 0,4 per cento su base annua e in assenza totale di incrementi rispetto al mese precedente. L’intero 2016 si è chiuso con un limitato più 0,6 per cento. Ora, i consumatori dovranno fare improvvisamente i conti con un carrello della spesa (prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona) che a febbraio è balzato al più 3,1 per cento su base annua.

Il rientrato allarme sulla deflazione è stato subito sostituito dagli allarmi sui rincari lanciati da associazioni di consumatori e di categoria. Non mancano i timori che si inneschi una fase di “stagflazione”, espressi da alcuni sindacati, ovvero la combinazione perversa di bassa crescita economica e retributiva e inflazione al rialzo, specialmente in Italia dove l’espansione economica è ai livelli più bassi di tutta l’Ue.

A parità di salario nominale, i salari reali in presenza della deflazione aumentano, mentre diminuiscono in presenza di inflazione.

Con il ritorno dell’inflazione (o della stagflazione), senza la crescita dei salari reali e dell’occupazione, potrebbe verificarsi una minore propensione delle famiglie all’indebitamento ed all’acquisto di beni durevoli. Anche il risparmio delle famiglie ne risentirebbe ed il disagio sociale continuerebbe ad aumentare. Il problema nodale resta la crescita dell’economia reale.

Salvatore Rondello

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