martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps, più contributi per autonomi e parasubordinati. Nuove buste paga per colf e badanti
Pubblicato il 27-02-2017


Inps
AUTONOMI E PARASUBORDINATI: CONTRIBUTI 2017
Dall’inizio di quest’anno sono scattati rispetto al 2016 gli aumenti degli oneri previdenziali dovuti per legge dai lavoratori e dai datori di lavoro agli Enti assicuratori preposti alla riscossione. Tenuto conto infatti delle risultanze Istat sul costo della vita, il carico contributivo del 2017, per i soggetti obbligati, è diventato più gravoso, anche per il lavoro autonomo. Per quanto attiene gli artigiani e i commercianti, i contributi aumentano dello 0,45% così come previsto con il Decreto Salva Italia,  nonostante la rivalutazione Istat dell’indice dei prezzi al consumo sia risultata pari a zero. Pertanto, l’aliquota di contribuzione pensionistica delle due categorie di lavoratori autonomi è passata rispettivamente al 23,55% e al 23,64%. Tale misura progressiva ha in pratica accelerato l’andata a regime dell’obbligazione assicurativa dovuta, per la quale era prefigurata il rialzo annuale di 0,45%, pianificato dal provvedimento collegato alla finanziaria 1998 (legge n. 449/1997), che avrebbe dovuto gradualmente portare l’onere contributivo verso il definitivo 24% e spostato in avanti di 1,3 punti percentuali l’obiettivo finale (partito dal 19% del 2007). Tradotto in numeri ciò significa che nel corso del 2017 gli artigiani dovranno applicare il 23,55% sui proventi di impresa conseguiti sino a 46.123 euro e il 24,55% sulla quota di reddito compreso tra 46.123,01 e 76.872 euro, massimale imponibile per il 2017. Mentre i commercianti, la cui aliquota non è stata per il nuovo anno maggiorata di uno 0,9%, destinato al fondo per la razionalizzazione della rete commerciale (per favorire cioè la cosiddetta ex rottamazione delle licenze), dovranno applicare il 23,64% sul reddito sino a 46.123 euro e il 24,64% sulla parte eccedente inclusa tra 46.123,01 e 76.872 euro. Nel 2017 il minimale imponibile ai fini della determinazione della contribuzione da versare all’Inps dovrebbe salire a quota 15.548 euro, per cui la quota assicurativa minima (comprensiva del premio di maternità) dovuta dagli artigiani sarà di 3.669,99 euro, mentre quella che dovranno corrispondere i commercianti sarà di 3.682,99 euro. Nulla di nuovo, invece, per quanto attiene i lavoratori dipendenti, ai quali la precedente finanziaria 2007 aveva disposto un innalzamento dell’aliquota contributiva destinata al fondo pensioni di uno 0,30%. Per cui il valore percentuale dell’onere previdenziale riferito all’invalidità, vecchiaia e superstiti (Ivs) dovuto all’Istituto assicuratore rimane ancora disposto al 33% (era del 32,70% fino al 2006), di cui 23,81 a carico dell’azienda (dato immutato) e 9,19 a carico del lavoratore. Nel 2017 la quota parte dovuta dal dipendente sale però al 10,19% (ex art. 3-ter della legge n. 438/1992) per la misura che splafona i 3.843,58 euro (pari a un dodicesimo di 46.123). I parasubordinati che risultano comunque i più tartassati in assoluto continuano a non restare fermi. Con l’incremento percentuale postulato dalla legge di riforma del welfare a partire dal 2008, l’aliquota contributiva dei lavoratori parasubordinati, già elevata di cinque punti dalla finanziaria 2007, (nel 2013 raggiunge quasi il traguardo ritenuto però non ancora conclusivo), nel 2017 sale al 32,72% (così ripartito: il 21,81% di competenza del committente e il 10,91% del lavoratore con massimale annuo di 100.324,00 euro). Un adeguamento assicurativo che non favorisce il settore più in difficoltà e svantaggiato del mercato del lavoro. Questa particolare ed atipica tipologia di lavoratori, nell’arco temporale di un decennio ha in sostanza dovuto fare fronte ad un maggiore prelievo di circa oltre dieci punti che incide in maniera davvero notevole sui loro complessivamente modesti compensi. E’ importante sottolineare, però, che la più volte citata finanziaria 2007 ha riconosciuto alle iscritte alla Gestione separata il congedo parentale (con un indennizzo economico pari al 30% dell’indennità di maternità, per tre mesi entro il primo anno di vita del bambino), finanziato con una ulteriore implementazione dell’onere assicurativo da corrispondere dello 0,72% dovuto nello specifico dai soggetti sprovvisti di altra copertura previdenziale, ovvero non intestatari di assegni pensionistici. Ciò premesso ecco cosa cambia, per il 2017, nella gestione separata Inps: il lavoratore non iscritto ad altro fondo obbligatorio pagherà un contributo del 32,72% (32 più lo 0,72 destinato al fondo maternità e assegni familiari), di cui 10,91% a suo carico e il 21,81% a carico dell’azienda committente, entro il tetto limite (massimale) di 100.324,00 euro; il lavoratore già iscritto ad altro fondo obbligatorio, ovvero titolare di trattamento pensionistico, verserà un contributo del 24,00% (8,00 a suo carico e 16,00% a carico del committente), entro la soglia dell’imponibile massimo previdenziale di 100.324,00 euro. Per quanto concerne l’accredito dei contributi basato sul minimale di reddito si segnala che per l’anno in corso la sua misura è pari ad euro 15.548,00. Pertanto gli iscritti con aliquota del 24,00% avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuo corrisposto di euro 3.998,95. Ovvero di euro 5.087,31 per quelli che applicano l’aliquota del 32,72%

Convegno Inail

AZIONE CENTRALE PER IL PIANO NAZIONALE DELLA PREVENZIONE

Il Convegno è stato dedicato alla presentazione dei risultati del progetto promosso dal CCM-Ministero della salute e sviluppato da Inail DimeilaAzione centrale per il Piano nazionale della prevenzione: il Sistema Infor.MO per la sorveglianza dei fattori di rischio infortunistico e per la programmazione degli interventi di prevenzione”. Tra gli obiettivi del progetto figura l’implementazione del Sistema Infor.MO nella sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, individuando i fattori di rischio sia in fase post-infortunio, attraverso le inchieste condotte dai Servizi di prevenzione delle Asl, che in fase pre-infortunio, attraverso l’attività di vigilanza condotta dai Servizi stessi, attività in accordo con quanto suggerito dal Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 che riconosce al Sistema Infor.MO una fonte di conoscenze sui fattori causali degli infortuni lavorativi. L’evento è stato articolato in 3 sessioni, nella prima sono state affrontate le tematiche dell’azione centrale a supporto del PNP 2014-2018, il quale riconosce nel Sistema Infor.MO una fonte di conoscenze sui fattori causali degli infortuni in ambito lavorativo. Nella seconda sessione sono stati approfonditi alcuni esempi di piani mirati di prevenzione, quali modelli di intervento sinergico tra i diversi soggetti istituzionali, anche in ottica di valutazione di efficacia dell’attività di assistenza alle imprese.

L’ultima sessione ha avuto ad oggetto la presentazione di alcune esperienze in ambito territoriale e nazionale  in merito agli strumenti  di supporto per le imprese nella gestione della salute e sicurezza.

Colf e badanti

MICRO RITOCCHI A BUSTE PAGA

Micro cambiamenti per le buste paga di lavoratori domestici, colf e badanti. L’Inps ha recentemente diffuso le nuove tabelle dopo l’accordo trovato tra le parti sociali e l’Assindatcolf, l’associazione dei datori di lavoro aderente a Confedilizia. L’impatto sulle buste paga non poterà rincari per le famiglie e, inoltre, se il salario pagato supera già le soglie minime gli aumenti verranno assorbiti.  ”Con la definizione delle tabelle Inps si stabiliscono in modo definitivo i valori che per l’anno in corso andranno a determinare gli importi sulle busta paga dei collaboratori domestici – spiega l’Assindatcolf – Si tratta dell’ultimo tassello che ancora mancava dopo l’accordo trovato dalle parti sociali la settimana scorsa sul fronte dei nuovi minimi retributivi, rimasti sostanzialmente invariati rispetto al 2016”. ‘Le famiglie datrici di lavoro domestico – spiega l’associazione – possono tirare un sospiro di sollievo: le spese che nel 2017 verranno sostenute per pagare il lavoro di colf, badanti e baby sitter rimarranno pressoché identiche a quelle dell’anno passato o varieranno solo per cifre irrisorie, nell’ordine di alcuni centesimi. Solo a titolo esemplificativo, l’aumento destinato alle colf conviventi sarà di soli 0,64 euro al mese, circa 8 euro l’anno, mentre quello per le badanti conviventi di 0,77 euro al mese, circa 10 euro annuali. In alcuni casi, – prosegue Assindatcolf – quando il lavoratore già percepisce uno stipendio superiore rispetto ai minimi sindacali, si tratterà addirittura di rincari non percepibili poiché già assorbiti negli stipendi effettivi”. Quanto alla parte contributiva che determina gli importi netti in busta paga – spiega l’associazione – stando alle nuove tabelle Inps, rimane invariato a 1,01 euro il contributo orario da versare nel caso di rapporto di lavoro domestico dalla durata superiore a 24 ore settimanale, categoria nella quale rientra la maggior parte delle prestazioni .

 Carlo Pareto

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