sabato, 16 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Mosul allo scontro finale, un milione di civili allo stremo
Pubblicato il 17-02-2017


mosul

Le forze irachene si preparano per l’imminente assalto finale ai quartieri occidentali della città di Mosul: è il rush finale per riconquistare l’ultima zona ancora in amano ai jihadisti, dove si teme siano rimaste intrappolate 750mila persone. E se la parte occidentale è ancora in mano ai jihadisti, anche nella zona tornata sotto il controllo iracheno, in cui risiedono 400mila persone, la situazione è ancora difficile e la paura non è sparita.

A quattro mesi esatti dall’inizio dell’offensiva, la battaglia a Mosul è ancora lungi dall’essere conclusa. Dall’antichissima seconda citta’ irachena il 14 giugno 2014, nella moschea al Nur, il leader dell’Isis, Abu Bakr al Baghdadi, proclamò la nascita del ‘califfato’ e da li’ progressivamente estese la presenza jihadista verso sud, nelle regioni tribali sunnite dell’Anbar, e verso ovest, per cercare un collegamento e una continuità territoriale con la roccaforte in Siria, Raqqa.

L’operazione per riconquistarla -“Qadimun ya Nineweh, che in arabo significa, ‘Stiamo arrivando, Ninive’- è cominciata il 16 ottobre scorso: in campo l’esercito iracheno, con l’appoggio dei miliziani curdi e dell’aviazione straniera, soprattutto statunitense. Solo il 17 gennaio, dopo tre mesi di  violenti combattimenti, le autorità hanno annunciato la  riconquista del controllo di Mosul est. Nei giorni scorsi un video diffuso dalla Raf, l’aeronautica militare britannica, ha mostrato il bombardamento e la distruzione del quartier generale dell’Isis in città.Il maltempo sta ostacolando l’avvio dell’offensiva finale nei quartieri occidentali, inizialmente previsto per l’11 febbraio, dove la situazione umanitaria di chi è rimasto  intrappolato si preannuncia catastrofica. Il comandante delle forze speciale dell’antiterrorismo, il generale Maan al Saadi, ha detto che ci vorranno almeno 7 giorni per arrivare alle porte della città; e che l’ostacolo maggiore sono ancora i civili, che i jihadisti utilizzano come ‘scudi umani’ e sottopongono a terribili ritorsioni (a metà gennaio una tv libanese ha raccontato la storia di una donna e dei suoi quattro figli dati alle fiamme di fronte a un gruppo di profughi).

Anche se più piccola, la parte occidentale di Mosul è quella più densamente popolata, dove centinaia di migliaia di  persone vivono da settimane praticamente in una situazione di assedio: poco cibo, scarseggiano i medicinali. Tutti i ponti che collegano le due parti sul fiume Tigri, già danneggiati dal bombardamenti della coalizione, sono stati distrutti.

Le Nazioni Unite hanno annunciato che domenica riprenderanno le attività umanitarie nella parte orientale della città. I lavori erano stati  sospesi temporaneamente all’inizio della settimana, per la perdurante situazione di insicurezza: si temono le cellule ‘dormienti’ dell’Isis che si nascondono e potrebbero preparare una nuova offensiva sull’ovest. “Tutti parlano della liberazione ma Daesh è ancora qui, i suoi droni sorvolano le nostre teste, colpiscono le nostre case, o nostri ospedali, le moschee”, racconta Omar Samir un abitante del quartiere di Azzouhour. “Gli attentati kamikaze sono tornati e questo riporta alla memoria il Daesh”, aggiunge Umar Samer, un abitante del quartiere di Al-Zuhoor. Il 9 febbraio un kamikaze si è fatto saltare in un noto ristorante nella parte orientale, ferendo diverse vittime. Nuriya Bashir, una sessantina d’anni, è restata a Mosul est nel corso dell’intera offensiva, ma ha deciso di abbandonare la casa con i nipoti due giorni fa: “Il marito di mia figlia è stato ucciso da un drone  lasciato cadere da una granata. Il Daesh sapeva dove si trovava quella sera. Cellule dormienti sono ovunque”, racconta dal campo profughi di Hassansham, alla periferia orientale della città. “Con la liberazione di Mosul est, molti profughi avevano lasciato il campo per ritornare alle loro case”, racconta Rizqar Obeid, il direttore dei campi di Khazer e Hassancham. “Ma negli ultimi giorni, abbiamo ricevuto circa 40 famiglie che non potevano più tollerare la situazione in città”. Oum Samir accusa le forze di sicurezza di non fare più il loro lavoro nei quartieri liberati: preoccupati dall’imminente offensiva a ovest, le unità di elite dell’anti-terrorismo (CTS), protagoniste della riconquista della zona a est del Tigri, se ne sono andate.

“Abbiamo lasciato quella parte della città all’esercito”, spiega il generale, Abdulwahab al-Saadi, uno dei comandanti del CTS. Anche secondo lui, comunque, la situazione resta difficile soprattutto per i civili che abitano vicino al fiume, che separa la città in due, perché “i jihadisti dell’ovest continuano a tirare colpi di mortaio”.

E i droni armati e i colpi di mortaio non sono l’unico problema: “E’ ovvio che ci siano ancora problemi di sicurezza a Mosul est: gli abitanti di quattro villaggi, situati appena ai limiti settentrionali della città, sul lato orientale del Tigri, hanno raccontato che ci sono ancora jihadisti in mezzo a loro: ce ne sono un centinaio nell’area, che se ne vanno in giro liberamente con le armi e le tute da combattimento”, racconta un residente che non vuole rivelare il suo nome per paura di rappresaglie. I jihadisti, racconta, di recente anche hanno condannato a morte alcuni abitanti. Di qui l’allarme: secondo l’Institute for the Study of War, la mancanza di un presidio militare affidabile a Mosul est potrebbe spianare la strada al ritorno dei jihadisti. Oltre all’impatto immediato sulle vite dei civili, il think tank mette in guardia che tali “nuove infiltrazioni potrebbero anche mettere a rischio gli sforzi per riprendere il lato ovest,  costringendo le truppe irachene a combattere su due fronti per  riconquistare la città”.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento