martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat: inflazione all’1%. Aumenta prezzo beni alimentari
Pubblicato il 22-02-2017


istat inflazioneL’Istat ha comunicato oggi l’indice nazionale dei prezzi al consumo rilevati nel mese di gennaio 2017 per l’intera collettività (NIC). Al lordo dei tabacchi, si registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,0% nei confronti di gennaio 2016 (la stima preliminare era +0,9%), mostrando segni di accelerazione (il NIC a dicembre segnava +0,5%).
Il tasso di incremento annuo registrato a gennaio scorso è il più alto da tre anni e mezzo. Per trovare un valore maggiore bisogna tornare ad agosto del 2013 quando era stato dell’1,2%.
Il rialzo dell’inflazione è dovuto alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilità. In particolare è stato evidenziato la netta accelerazione della crescita tendenziale dei Beni energetici non regolamentati (+9,0%, da +2,4% del mese precedente) e degli Alimentari non lavorati (+5,3%, era +1,8% a dicembre), a cui si aggiunge il ridimensionamento della flessione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-2,8%, da -5,8%).
A gennaio l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e alimentari freschi, rallenta, seppur di poco, portandosi a +0,5%, da +0,6% del mese precedente; al netto dei soli Beni energetici, invece, si porta a +0,8% (da +0,7% di dicembre).
“Su base annua la crescita dei prezzi dei beni accelera in misura significativa (+1,2%, da +0,1% di dicembre) mentre quella dei servizi rallenta (+0,7%, da +0,9% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a dicembre, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni torna negativo dopo 46 mesi portandosi a meno 0,5 punti percentuali.
L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +0,7%.
I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e dell’1,9% su base annua (era +0,6% a dicembre).
Anche Coldiretti evidenzia che a spingere l’inflazione è stato l’aumento record dei prezzi dei vegetali freschi e della frutta rispetto allo stesso mese dello scorso anno per effetto del maltempo che con gelo e neve ha decimato le coltivazioni agricole. “L’aumento dei prezzi ortofrutticoli a gennaio è consistente pure rispetto a dicembre con un rincaro del 14,6% anche se – sottolinea la Coldiretti – nel mese di febbraio si sta registrando un rapido ritorno alla normalità nei mercati. Con l’andamento dell’inflazione a gennaio sono stati stravolti i consumi alimentari degli italiani con un balzo negli acquisti del 14% di carne bovina, del 10% di salumi e dell’8% di carne di maiale. Ma ad aumentare è anche la presenza nel carrello dei prodotti a lunga conservazione come i surgelati, dal +14% per i vegetali a +11% per il pesce. In salita pure i preparati per dolci (+30%), purè (+13%), brodi (6%) e legumi secchi (4%)”, secondo i dati comunicati dalla Coldiretti sul sito www.italiani.coop.it relativi a gennaio 2017 rispetto allo stesso periodo dei due anni precedenti.
Il comunicato Istat prosegue: “I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,9% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 2,2%, dall’1,0% del mese precedente.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dell’1,7% su base congiunturale e aumenta dell’1,0% in termini tendenziali (la stima preliminare era +0,7%), da +0,5% di dicembre. La flessione congiunturale è in larga parte da ascrivere ai saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, di cui l’indice NIC non tiene conto.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dello 0,9% nei confronti di gennaio 2016”.
Poiché i maggiori incrementi sono avvenuti sui beni che caratterizzano la domanda primaria delle famiglie, di conseguenza, per effetto compensativo, dovrebbe registrarsi una contrazione nella domanda sui beni secondari.
Per le associazioni dei consumatori si tratterebbe di una aumento medio di circa 300 euro su base annua per ogni famiglia media con punte più alte nell’Italia settentrionale.
L’Eurostat ha fornito il quadro di quello che è avvenuto nella UE.
L’inflazione nell’Eurozona a gennaio è salita a 1,8% su base annuale, rispetto all’1,1% di dicembre. Per l’insieme della Ue-28 il tasso di gennaio è stato dell’1,7% contro l’1,2% del mese precedente. Guardando ai singoli paesi, l’inflazione maggiore è stata registrata in Belgio (3,1%), davanti a Lettonia e Spagna (2,9%), con la Germania a 1,9% e Francia a 1,6%. La più bassa in Irlanda (0,2%). In Italia il tasso (1%) è raddoppiato rispetto a dicembre (0,5%) ma resta il nono più debole nell’Ue.
Il maggior impatto sull’innalzamento dell’inflazione nei 19 paesi dell’Eurozona è venuto dai carburanti per i trasporti (+0,50 punti percentuali), dai combustibili liquidi e dai prezzi dei legumi (+0,14 punti ciascuno). Sono rimasti in calo i prezzi delle telecomunicazioni (-0,09 punti), del gas (-0,08 punti), del pane e cereali (-0,05 punti). A gennaio 2016 il tasso di inflazione per l’Eurozona su base annuale era di appena +0,3%, in Italia era al +0,4%, esattamente come in Germania e leggermente superiore alla Francia (+0,3%), ma il Belgio già guidava la classifica con +1,8%.

Salvatore Rondello

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