martedì, 25 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

La banca più “indebitata” d’Italia
Pubblicato il 02-02-2017


Ci siamo, ecco l’esercito di analisti, finanzieri, banchieri, bancari, donne delle pulizie, parenti, amici e nemici che sapevano tutto su UniCredit: il Bar degli economisti dietro l’angolo è sempre aperto per i maghi e le fattucchiere che conoscevano ogni cosa!
No, non difendo la banca simbolo del lusso sfrenato costruita nella piazza di Milano che porta il nome dell’architetto Gae Alulenti, ma non partecipo neanche alla mattanza la quale vedrà messi in mezzo alla strada migliaia di semplici impiegati di cui certo in Italia non abbiamo bisogno; specialmente in questo momento dove la disoccupazione tocca punte mai raggiunte prima d’ora.

Mi voglio solo soffermare su due aspetti semplici, elementari, come fossi stato contagiato dal buon senso del padre di famiglia. Butto lì cifre ascoltate dai telegiornali, ma tanto nel mio ragionamento non fanno differenza. UniCredit negli ultimi due anni ha rimesso 17 Mld perché non ha lavorato, non ha guadagnato, la vendita degli smartphone, delle lavatrici e dei forni a microonde hanno solo scaldato i motori della disfatta che era in atto. Inoltre UniCredit non può più addebitare spese a “cazzo” come hanno fatto molte banche fino a qualche tempo fa, cioè sanavano i bilanci imputando costi inesistenti (di poche decine di euro) a milioni, e milioni, di correntisti che – inconsapevoli – partecipavano a tappare i buchi di bilancio delle suddette banche per decine di Mld.

Gli ordini dall’alto erano di rimborsare immediatamente i clienti rognosi, ma quanti erano? Si stima intorno al 10%. E gli altri? Gli altri, vuoi perché indebitati, intimoriti, rabboniti dai vari direttori, rinunciavano al diritto di storno della cifra “fraudolenta” e uscivano a testa bassa dalle filiali con un calendario (nemmeno profumato come quello dei barbieri di una volta). Da quando lo tsunami ha colpito gli istituti di credito, – oltre alle milioni di cause contro di loro scatenate dalle associazioni dei consumatori -, ora sono tutte molto più attente. Ma torniamo a UniCredit come fatto simbolico, e sostanziale allo stesso tempo. Il palazzo costruito per loro in piazza Gae Aulenti a Milano, che aveva l’ambizione di gareggiare con quello della BCE di Francoforte è stato finanziato con i soldi che non avevano, o meglio li avevano ma erano quelli dei clienti diventati a loro insaputa – garanti – di questo investimento; perché le banche spendono e spandono, e gli amministratori delegati, i consiglieri, dirigenti e funzionari si stipendiano a dismisura con i quattrini che non sono i loro quattrini. Ed ecco che il sistema bancario più sicuro del mondo sempre raccontato dai – sunnominati – finanzieri, banchieri, bancari, donne delle pulizie, parenti, amici e nemici, è miseramente crollato come il grattacielo di Gae Aulenti sotto il peso delle perdite: dove credo varrà la pena guardarci dentro; proprio per capire se gli euro spesi dalla banca erano della banca, e anche come sono stati ripartiti ai vari fornitori (soprassediamo alle mille filiali completamente rinnovate).

Oddio, errori ne facciamo tutti, quante persone hanno comperato o affittato la casa e poi perso il lavoro in questi anni?! Però hanno pagato in solido, perché la casa gli è stata giustamente portata via e, inoltre, segnalati nell’elenco dei cattivi pagatori sono diventati dei reietti. Adesso cosa facciamo con banca UniCredit? Continuiamo a stipendiare gli amministratori e gli lasciamo la “casa”, oppure iniziamo a cacciare a pedate senza stipendio e liquidazione i funzionari che, presi da delirio di onnipotenza, si sono fatti costruire la cattedrale simbolo del disastro economico della banca?

Angelo Santoro

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Commenti all'articolo
  1. Non solo cacciare a pedate e senza stipendio e liquidazione, ma sottoporli anche ad azione di responsabilità, così da farli rispondere anche con il loro patrimonio personale. e questo valer anche per MPS e le altre banche che hanno subito il bail-in.

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