sabato, 16 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dopo la musica resta
la lezione del Festival
di Sanremo 2017
Pubblicato il 15-02-2017


san remoCon la chiusura ieri del numero solidale 45500 per la ricostruzione delle scuole nelle aree terremotate, sembra definitivamente archiviata l’edizione 2017 del Festival di Sanremo. La kermesse, infatti, è stata caratterizzata dal continuo lancio di questa raccolta fondi della campagna “Ripartiamo dalle scuole”, sollevando anche qualche polemica. Carlo Conti dunque è un po’ come se simbolicamente avesse “mandato” la cartolina della manifestazione che ha contribuito a ideare quale direttore artistico (come fatto con quelle sulla Liguria durante la trasmissione). Ma si tratta di un evento che non è solo musica, divertimento e intrattenimento.

Durante le puntate si è divertito a “giocare” sul “suo” ‘pollice verde’, fingendo di dare consigli e suggerimenti sui fiori dei bouquet regalati agli artisti in gara: mazzi dati in omaggio ai cantanti, provenienti da una terra di cui fiori sono l’emblema per eccellenza. Ma, per rimanere in tema floreale, come si suole dire metaforicamente, non è sempre tutto “rose e fiori”; come ogni rosa che sia tale ha le sue spine, così anche Sanremo nasconde le sue difficoltà. Criticità che devono essere affrontate e superate per veder sbocciare quel fiore che è il Festival, entrambi con la “f” di fiducia che si vuole e deve costruire con il pubblico. Ma non è facile ottenerla: le aspettative sono tante e le insidie molteplici. “Se son rose fioriranno” – si dice spesso con una ventata d’ottimismo e di coraggio -: Carlo Conti per ben tre volte ha visto maturare la rosa che aveva coltivato con cura.

Non ha, però, mancato di rimarcare come dietro la riuscita di questo “suo” traguardo personale di soddisfazione, vi sia stato un duro lavoro. Il Festival è una macchina complessa, in cui dietro le quinte agiscono un’infinità di persone, uno staff che lavora a ritmi altissimi e forsennati, per un’organizzazione che, per essere perfetta, è fatta di varie fasi che coprono tutto l’arco della giornata (la rassegna stampa, gli ascolti, la conferenza stampa, le prove, la preparazione per la diretta e l’andata in onda), in cui non si ha tempo per altro se non per la gestione di questo mega-evento, vero “spettacolo nello spettacolo” – come egli stesso lo ha più volte definito giustamente. Questo ben ha messo in evidenza il conduttore durante un’intervista allo speciale Tg 1 “Tutto fa Sanremo”. E proprio tale titolo fa intravedere un’altra insidia che mina la kermesse: fa pensare al “tutto fa notizia”, “purché se ne parli”, “tutto fa audience e ascolti”, che riconduce a un modo di parlare di questa manifestazione che deve essere responsabile, se non vuole sfociare in un gossip poco produttivo, anzi nocivo. Un’informazione che non deve essere a carattere scandalistico, ma di tipo analitico, sociale, oggettivo, realistico. Purtroppo non sempre è così, soprattutto “perché Sanremo è Sanremo”. Ovvero, tende a rimanere un riferimento musicale perennemente, durante tutto l’anno. Non è un caso che il video della canzone vincitrice di Francesco Gabbani “Occidentali’s karma” già abbia ottenuto un record di visualizzazioni in poco più di 24 ore: più di 4 milioni (4.353.802) nel giro di un solo giorno. Ma Sanremo non sono solamente storie a lieto fine. Sono, spesso, storie di tenacia e coraggio di sapersi mettere in gioco, di spirito di sacrificio e di forza di volontà di tentare per riuscire finalmente. Ḕ il caso di Francesco Guasti; eliminato tra le Nuove Proposte lo scorso anno e tornato quest’anno a gareggiare, è riuscito ad arrivare tra i finalisti e tra gli applausi degli spettatori con la sua “Universo”: ben gradita al pubblico, la canzone ricorda “Nessun grado di separazione” di Francesca Michielin. Storia di riscatto la sua e di esempio. Si fece prendere dalla disperazione, sbattendo le porte e gridando ed esprimendo tutta la sua rabbia e delusione, un dolore e un’amarezza che ha deciso di superare, come si fa con i limiti. Non ha mollato e ci ha riprovato: la vita gli ha dato una seconda possibilità e stavolta non ha fallito questa opportunità. Per questo l’invito per tutti i concorrenti è sempre quello di continuare a credere nei propri desideri e passioni e di non lasciarsi andare al rancore e alla rassegnazione. Lo stesso Francesco Gabbani, del resto, lo scorso anno era stato escluso, poi ripescato grazie anche all’interessamento e alla segnalazione dell’errore tecnico dello stesso Massimo Giletti e andò a vincere, come avvenuto quest’anno tra i Big. Campioni in gara che vanno rispettati per il fatto stesso di essere dei grandi artisti veterani che, spesso, accettano di sottoporsi al giudizio di una giuria e di un televoto severi, oltre che all’opinione e alla critica della stampa a volte troppo cinica.

Lo stesso Gabbani, proprio durante lo speciale Tg 1, ha detto che avrebbe votato per Fiorella Mannoia proprio per il rispetto per una grande artista. Se alcuni preferiscono partecipare come ospiti e non in gara, a volte è solamente perché non hanno il brano giusto. “Alcune canzoni le puoi cantare solo a Sanremo, sul palco dell’Ariston” –ha spiegato proprio la Mannoia-. Se la sua frase preferita del testo è “Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta”, essa sembra riferirsi alla musica stessa; la definizione ben le si addice: così “Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta”, pare ben descrivere la musica che può sempre risollevarti nei momenti di difficoltà, pur nella sua infinita varietà di espressioni.

Purtroppo, però, a volte Sanremo sono anche polemiche (reali o strumentali che le si voglia ritenere). Storie di incomprensioni, di canzoni non apprezzate o capite che portano dispiacere. Il Festival non sono solo gioia, felicità e sorrisi, applausi, ma anche lacrime e denti stretti dietro cui si nasconde l’amarezza. Pensiamo alle esclusioni quest’anno delle canzoni di Gigi D’Alessio “La prima stella” (anche se in un video in cui festeggia con tutto il suo staff e con Anna Tatangelo brindano, mentre l’artista napoletano garantisce di ‘non esserci rimasto assolutamente male’); ma soprattutto a quella più polemica di Al Bano “Di rose e di spine” (per richiamare poi la metafora iniziale del Festival quale di una rosa con le sue spine, i suoi alti e bassi): “uno schiaffo in faccia che non mi aspettavo, ma non mi arrendo, perché sono orgoglioso del brano che ho portato anche se non è stato capito.

Non sarà l’ultima volta che salirò sul palco dell’Ariston” – ha commentato Al Bano. L’artista ha detto poi di poter accettare le critiche al testo, alla sua esecuzione o all’interpretazione che ha dato, ma la musica e l’arrangiamento andavano assolutamente premiate e su questo il premio che ha ricevuto gli dà ragione e ha un po’ messo tutti d’accordo, dando onore al merito e giusto valore e riconoscimento all’arrangiamento appunto. La storia di Sanremo, poi, è fatta di scontri atroci dietro le quinte. Retroscena più aspri, inediti, impensabili, non trascurabili, che fanno comprendere come la strada del successo sia dura e difficile. Pensiamo a quello tra Claudio Villa e l’organizzatore del Festival dell’epoca Gianni Ravera. Era il 1982 e Ravera aveva già organizzato Sanremo l’anno prima. La canzone di Villa venne esclusa e lui lo accusò di poca trasparenza.

“Le giurie non esistono” affermò Villa. “L’unico giurato è Ravera”. Il cantante si rivolse persino al pretore di Sanremo per chiedere all’organizzazione di rendere pubblici i verbali delle giurie. Il Festival rischiò di essere sospeso; così Villa –razionalmente- decise di sottoscrivere un compromesso con lo stesso Ravera: uno degli eliminati, attraverso un sorteggio, sarebbe stato ripescato e ammesso alla finale; si trattò di Michele Zarrillo, in gara con “Una rosa blu”, ma quest’ultimo, d’accordo con la sua casa discografica (la Cbs), deciderà di non presentarsi sul palco per solidarietà con Ravera. Non sarebbe stata né la prima né l’ultima volta del montare di polemiche e scandali, soprattutto a causa di errori tecnici. Non ultimo quello di Gabbani o quello della canzone “Pace” di Paolo Vallesi e Amara; o quella dei La Rua. Questo forse un po’ il senso della serata delle cover: “ripescare canzoni messe un po’ in soffitta” e finite nel dimenticatoio, come è stato con “Signor tenente “ per Marco Masini. Perché Sanremo è anche un po’ la storia della musica italiana ed è per questo che sul palco dell’Ariston vengono assegnati premi alla carriera o avvengono reunion. E, come avviene sempre quando si tratta di Storia, vi sono i suoi alti e bassi, lati positivi e negativi.

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