sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

La malattia del sangue
della sinistra
Pubblicato il 09-02-2017


E’ dal 2009 che scrivo che la crisi economica non è il frutto dell’ingordigia delle banche e della finanza corsara, ma di una precisa filosofia politica, il paradigma hayekiano o neoliberista, che ha prodotto una crisi sociale, e cioè lo sfaldamento del ceto medio americano, che per poter continuare a consumare è stato incoraggiato ad indebitarsi fino al suicidio.
Ora però mi pare che a sinistra si stia esagerando, vedendo ordoliberisti dove non ci sono e scambiando il neoliberismo (che è una ideologia secondo me sbagliata) con il capitalismo (che è un utile modo di produzione). Mi riferisco in particolare ad un recente articolo di Stefano Fassina (“La Merkel ci porta sulla rotta del Titanic”) apparso sull’Huffington Post , che, mi spiace dirlo, ho letto con crescente fastidio.
Quell’articolo si apre con una critica alla proposta della Merkel di accelerare lungo la via dell’integrazione con una Europa a due velocità.
Secondo me, l’idea non è affatto cattiva, anzi potrebbe essere la soluzione. Vista la Brexit, si aprono le condizioni per rilanciare il processo di integrazione, senza la zavorra della tradizionale politica europea della Gran Bretagna tesa ad annacquare il processo di integrazione (con l’allargamento). Non solo, ma vista l’aperta ostilità di Trump nei confronti dell’Europa, una reazione si impone per rilanciare il processo di integrazione.
La proposta della Merkel è sia il tentativo di rilanciare il processo, sia di rimediare ai danni dell’annacquamento britannico (widening) con l’approfondimento (deepening) dell’integrazione. L’idea dunque è buona, ma tutto dipende da come la si realizza. Se gli altri Stati la leggono come un tentativo egemonico tedesco è la fine. Serve un gioco di contrappesi e di segnali chiari: nel primo gruppo ci devono essere tutti i paesi più grossi e la proposta deve essere congiunta, se la fa solo Berlino più di uno potrebbe storcere il naso.

Fassina insiste poi sostenendo che la rotta su cui è messa l’Europa è totalmente sbagliata e pertanto se si accelera si va solo a sbattere più velocemente.
Scrive Fassina: ” i Trattati, il Fiscal Compact e l’impianto di politica economica del paese leader dell’Unione monetaria sono retti dal mercantilismo ordiliberista. Vuol dire che si affida la crescita alle esportazioni. Ossia, si fa svalutazione interna, in particolare svalutazione del lavoro, come fatto dal governo Schroeder con le mitiche ‘Riforme Hartz’, per accaparrarsi la domanda interna di qualcun altro”. Sulle riforme Hartz, sarà il caso di ritornare in futuro, qui si può solo dire che se è vero il mercato del lavoro è stato reso più flessibile, si è anche rafforzata la rete di tutele ed assistenze per chi perde il lavoro (il reddito minimo garantito).
C’è altro nel ragionamento di Fassina che non convince. Se è vero che si svaluta il lavoro per rendere più competitive le esportazioni, allora perchè i consumi in Germania sono alle stelle? Se è vero che la Germania ruba domanda aggregata ad altri paesi, perchè in Italia i consumi sono al palo e i risparmi aumentano? Perchè tutta l’Europa sta crescendo (USA compresi), mentre noi no?
Fassina poi correttamente individua alcune ottime soluzioni: una svolta pro-labour dei trattati, un riforma della BCE, che Draghi ha già di fatto realizzato, una qualche forma di limitazione al movimento di capitali (basta alzare le tasse). Ma Fassina stesso, senza dare spiegazioni, stronca queste possibili soluzioni in quanto non sarebbero politicamente realizzabili e lancia la sua proposta: “Noi vogliamo salvare la Ue dall’euro e costruire una confederazione tra Stati nazionali ri-democratizzati e rivitalizzati attraverso la riconquista di leve di politica economica fondamentali”.
Confesso che qui il fastidio è stato massimo e avrei tanto voluto chiedere con la massima cortesia (sì, cortesia, giuro) cosa si debba intendere per “rivitalizzati”, ma meglio andare avanti.

Fassina prosegue poi indicando la sua via ideale: “il ‘divorzio amichevole’ della moneta unica per recuperare allo Stato nazionale strumenti vitali e cooperazioni rafforzate su alcune funzioni come difesa e sicurezza”.
A questo punto quali siano le differenze con il nazionalismo economico, monetario, legislativo e territoriale, che è la piattaforma della Le Pen o con alcune delle posizioni più populiste del M5S contro l’Europa della banche e della sordida finanza, ho difficoltà a capirlo. Voglio vedere come facciamo a integrare difesa e sicurezza dopo che abbiamo disgregato la moneta.
Chiudo dicendo che per me questo non è altro che il nuovo volto del vecchio massimalismo (la “malattia del sangue”, per usare un espressione di Craxi, della sinistra italiana e non solo) che ritorna prepotente; è, attraverso la negazione di tutto quanto è stato fatto sinora, la rinuncia ad ogni riformismo; è la voglia continua di fare tabula rasa dell’esistente; è il richiamo malato all’Utopia e al mondo totalmente altro, che ovviamente non esisterà mai se non nei sogni pericolosi che una parte della sinistra condivide con una parte della destra.

Per quanto mi riguarda provo orrore per questa inutile e miope deriva massimalista; provo fastidio per questo autolesionista trumpismo di sinistra; e trovo avvilente la facilità, la superficialità, la saccenteria con cui si gettano alle ortiche, come miopi e inutili, gli sforzi e gli entusiasmi che intere generazioni hanno profuso nella costruzione del sogno europeo. Io continuo a pensare che gli Stati Uniti d’Europa (una federazione e non un confederazione) siano una meta a cui guardare e l’euro una tappa importante verso quella meta.

Ps. Vorrei ricordare a Fassina che i processi di integrazione sono lenti, faticosi, complessi, difficili. Quelli di disgregazione sono immediati. Dalla vocazione europea passeremmo al nazionalismo più ottuso e cialtrone, che tanto piace ad una certa destra. Ci pensi la prossima volta che da sinistra sventola la bandiera sovranista.

Nunzio Mastrolia

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Commenti all'articolo
  1. Mi sembrano molto efficaci le parole “la voglia continua di fare tabula rasa dell’esistente”, per connotare la “deriva massimalista”, talora stracolma di “saccenteria” e anche di “verità” profuse a piene mani, tanto da far sembrare gli altri come perfetti sprovveduti, e incapaci di leggere i fenomeni storici, ma proprio per non cadere nello stesso e speculare errore eviterei di dare etichette al nazionalismo e al trumpismo.

    I nazionalismi moderni, ossia quelli abbastanza giovani dei nostri tempi, sono spesso nati a mio avviso come forma di reazione ad un rinnovato “nichilismo”, che ha fatto del multiculturalismo la sua bandiera, tanto da far apparire come retrogradi e xenofobi quanti nutrivano al riguardo una qualche perplessità, espressa peraltro in modo molto civile e moderato, il che ha via via portato a radicalizzare le rispettive posizioni.

    Infine, a me pare che i riformisti di oggi – ai quali va comunque riconosciuta la moderazione, quando sono reali ed autentici – non siano stati in grado di far capire che anche “il capitalismo è un utile modo di produzione”, prendendo sempre a prestito le parola dell’Autore, e talvolta ho l’impressione che si siano spostati pure loro verso il “massimalismo”, perdendo quella imparzialità che li aveva di norma contraddistinti (uso questo termine ma non so se sia effettivamente il più appropriato).

    Paolo B. 10.02.2017

  2. Trovo che Fassina non meritasse tanta foga nella risposta.
    Anche perché cosa abbia in mente Merkel non è chiaro. Vuole limitarsi alla “collaborazione rafforzata”, che già è prevista, o – come si teme – intende separare l’area “forte” da quella più debole? Se prevalesse la seconda ipotesi l’Unione europea sarebbe – a quasi dodici anni di pene dal fallimento del Trattato costituzionale – definitivamente liquidata.
    Se invece – ma non è facile – ripartisse una politica di solidarietà (quella che è mancata per la Grecia) si potrebbe ripartire dal Q.E. congelando nella BCE il prestito da essa sottoscritto e, magari, col tempo riducendolo via via, fino a cancellarlo nel tempo.
    Il capitalismo: quale? Quello cinese, quello americano, quello russo, quello indiano, quello di Internet? Quello della finanza?

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