sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

La Massoneria tra mito, realtà e… politica
Pubblicato il 02-02-2017


Giovanni Francesco Carpeoro, al secolo Pecoraro, è attualmente uno dei massimi esperti di Simboli operanti in Italia. Avvocato, nato a Cosenza nel 1958, ha lavorato nel mondo dello spettacolo assistendo professionalmente molti volti famosi dello star system del Belpaese. Appartenente dal 1981 alla Massoneria di Rito Scozzese, diviene Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro della Legittima e Storica Piazza del Gesù nel 1999, rimanendo tale fino al 2005, data nella quale cessa la sua operatività massonica. Caso forse più unico che raro, Carpeoro scioglie la sua obbedienza massonica, che poi confluirà negli ALAM (Antichi Liberi Accettati Muratori), e a un certo punto della sua vita decide di esporsi pubblicamente con un lavoro di divulgazione sulla Massoneria atto a fare un po’ di chiarezza sulla vera natura delle organizzazioni iniziatiche. Chiarezza necessaria in un Paese in cui il pregiudizio antimassonico, retaggio fascistoide e reazionario, è in forma smagliante. Basta andare ad ascoltare su Radio Radicale l’audizione del Gran Maestro del GOI, Stefano Bisi, alla “Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere”, volgarmente detta “commissione antimafia”, per rendersi conto. Ma Carpeoro oltre ad avere una importante storia iniziatica alla spalle, ne ha anche una politica altrettanto importante nel Partito Socialista Italiano


massoni_corona“Guardi
,” mi dice, ” la mia storia è questa qui: io ho cominciato nella Giovanile, poi sono passato al Partito. Poi quando mi sono incazzato sono passato al PSDI. In seguito sono tornato a parlare amabilmente con Bettino, senza però più riscrivermi ma rimanendo di “area”.  E poi, dopo il mio ultimo incontro con Bettino, non ho più avuto alcun impegno politico. Non sono più andato nemmeno a votare. Anzi, ho votato un paio di volte per i Radicali, perché non lo consideravo un tradimento ideologico. Amico di Marco (Pannella, n.d.r.) in un paio di occasioni li ho aiutati, ma non ho più votato per nessun altro partito”

Ma facciamo un po’ di storia: mi risulta che il primo congresso del PSI ebbe luogo nell’anticamera pubblica di una storica loggia genovese. La collaborazione tra massoneria e forze laiche (Socialisti, Repubblicani e Radicali) produsse la politica dei “Blocchi Popolari”, che portò addirittura all’elezione di Ernesto Nathan quale Sindaco di Roma. Quali furono i rapporti storici tra massoni e socialisti italiani?

Ernesto Nathan fu eletto con i voti della Massoneria. Fu il candidato della Massoneria, quindi in quanto tale trasversale e quindi, proprio in quanto tale, attinse voti tanto dalle componenti progressiste quanto da quelle conservatrici. Inizialmente i vertici socialisti erano quasi tutti massoni: Bissolati, Turati eccetera. E quindi non c’erano problemi. Poi iniziò nell’area massimalista, che si sarebbe scissa molto più tardi, un’ ostilità verso la Massoneria in quanto borghese. Rimasero molti socialisti massoni, però, diciamo che, ci fu un’intensificazione dei legami tra Massoneria e componenti liberali conservatrici, uno su tutti Giolitti.

L’ VIII congresso del PSI, tenutosi a Bologna nel 1904 passa alla storia per la questione dell'”incompatibilità” (tra socialisti e massoni), che porterà addirittura al Referendum nell’anno successivo per stabilire se la qualifica di massone costituisse per un socialista un caso di indegnità morale

Si è vero. Il Referendum fu promosso dall’area massimalista, la quale sosteneva fondamentalmente che la Massoneria in quanto fenomeno borghese non desse sufficienti garanzie di quella lotta per il consenso popolare e per la sovranità popolare che il Massimalismo si proponeva. Del resto non va dimenticato che nell’ XI congresso nel 1910, Mondolfo, Mastracchi, Salvemini e Angelica Balabanoff  si fecero promotori di una mozione che invitava i socialisti che non erano massoni a non entrare nella massoneria e a quelli che vi appartenevano di uscirne.

Quando Benito Mussolini cominciò a diventare un esponente di spicco del socialismo italiano,  fu avvicinato da personaggi appartenenti alla Massoneria, per esempio Raoul Palermi e Filippo Naldi. E’ vero?

Raoul Palermi rifiutò per tre volte la richiesta di Mussolini di affiliarsi alla massoneria, quindi direi che qualsiasi ipotesi di rapporti tra i due sia falsa. Per quanto riguarda Filippo Naldi quello più che un rapporto fu un’associazione a delinquere. Filippo Naldi era tutto: era un banchiere, un finanziere, era un giornalista, era un massone traditore. Era tutto. Naldi non apparteneva al GOI, apparteneva alla Serenissima Gran Loggia  Nazionale di Piazza del Gesù, sospeso più volte ma vi apparteneva. Come del resto Palermi, che ne era il Gran Maestro. Filippo Naldi è l’uomo di potere vero, il Gelli tra le due guerre. E’ colui che convince Mussolini a sposare la linea interventista che lo porterà ad uscire dal Partito Socialista e dalla direzione dell’Avanti. E’ colui che gli troverà  i soldi per il Popolo d’Italia. E’ colui che porterà la zizzania, perché lo zoccolo duro di Mussolini era costituito da massoni, erano i cosiddetti “Sansepolcristi” e Naldi poterà guerra in quell’ambiente, per cui ci sarà sempre una certa diffidenza di Mussolini nei confronti dei Sansepolcristi. Tenga presente che tutti e quattro i quadrunviri del primo regime fascista, quando ancora Mussolini faceva delle cose progressiste un po’ da socialista, De Bono, De Vecchi, Balbo e Michele Bianchi erano tutti massoni. Ma Filippo Naldi  tradisce ulteriormente procurando a Mussolini i contatti con un cardinale (Gasparri? n.d.r.), il quale pone come condizione per l’accordo tra Chiesa e Fascismo, i c.d. Patti Lateranensi, di mettere fuori legge la Massoneria. Quindi grazie a Filippo Naldi la Massoneria è stata messa fuori legge e l’unico che la difese in parlamento è stato Gramsci, che si è alzato e fece un memorabile discorso.

Giacomo Matteotti era un avversario del Naldi se non sbaglio
Naldi lo fa ammazzare a Matteotti. Naldi è il titolare del contratto di noleggio dell’automobile usata dai killer del deputato socialista. Viene condannato a 6 mesi di confino e poi dopo torna in auge tranquillamente. E sarà il grande protagonista dell’organizzazione della fuga dei Reali a Napoli. I Savoia fuggiranno a Napoli perché Naldi organizzerà tutto. Ci fu la sua mano  anche dietro al Gran consiglio che avrebbe dovuto rimettere a capo i Sansepolcristi, attraverso l’ordine del giorno Grandi, che era concordato con Mussolini, il quale aveva sempre avuto il sospetto che la massoneria volesse fargli fare le scarpe da Balbo, che per questo fu fatto ammazzare. In realtà poi l’uomo della Massoneria di Piazza del Gesù diventa Costanzo Ciano. L’ordine del giorno Grandi fu un tentativo disperato di Palermi, attraverso Naldi, di restituire il potere allo zoccolo duro del fascismo. Il piano fallì perché Mussolini venne rapito dai Tedeschi il giorno dopo e a quel punto fece tutto quello che dicevano i Tedeschi.

Dopo la guerra, entrando nella storia repubblicana del nostro Paese, i rapporti tra Massoneria e PSI si rinsaldarono?

Si, i rapporti tra PSI e Massoneria nel dopoguerra furono ottimi per merito di Pietro Nenni, il quale non era massone ma era molto vicino a posizioni massoniche. Dei suoi due segretari, Pietro Longo e Bettino Craxi, uno dei due era massone: Pietro Longo. In seguito il PSI perse un po’ di massoni quando ci fu la scissione di Palazzo Barberini, perché molti massoni finirono nel PSDI: Costantino Belluscio, lo stesso Saragat, Renato Massari, Matteo Matteotti (il figlio di Giacomo), insomma gliene posso citare un numero industriale. Praticamente di tutti i massoni che erano nel PSI, l’80%  passarono al PSDI. 

Oltre che da massoni regolari il PSDI fu frequentato anche da iscritti alla P2

Ma consideri che nella P2 c’è finita gente che neanche sapeva di essere iscritta alla P2. E’ un discorso molto complicato, però le dico solo una cosa: è da 20 anni che in Italia si parla di P2 ma nessuno parla della P1. Preferiscono arrivare alla P10, ma guai a parlare della P1. Per chi fosse interessato nel mio libro “Dalla Massoneria al Terrorismo” ne parlo.

Bettino Craxi invece aveva in simpatia i Massoni?

Bettino non era massone, ma si aveva in simpatia i Massoni. Veniva da quel tipo di cultura e di studi. Aveva tutto per essere un Massone, tranne il carattere. Lui non è mai entrato in Massoneria perché Bettino era uno che le divise le amava solo sugli altri, su di sé non le ama molto.  E quindi non entrò mai in massoneria per questo motivo. Entrò in una Ur-Lodge, questo si. Le Ur-Lodge ammettevano anche non affiliati alla massoneria e tutt’ora lo fanno.

Le Ur-Lodge sono dei centri di potere che si dividono tra progressisti e conservatori, è corretto?

Si, è corretto. Alcuni volevano lavorare per il bene ma secondo me è sbagliato comunque il concetto della Ur-Lodge. E’ in ogni caso una visione oligarchico – aristocratica della vita che non condivido. Ma c’è anche chi ha sbagliato in buona fede, nel tentativo di fare del bene e questo gli va riconosciuto. Bettino entrò in una Ur-Lodge per motivi di politica internazionale. Altrimenti tutto sarebbe passato sulla sua testa, no?

A proposito di politica estera che ne pensa del paragone che spesso ricorre tra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi?

Beh, mi sembra impietoso. Berlusconi non era uno statista. Certamente un grande imprenditore che si è prestato a una cosa che non ha saputo fare, perché non era nelle sue corde. Se io domani voglio andare a giocare a Basket e sono altro un metro  mezzo, dove mi fanno giocare?

Senta, che mi dice dei rapporti attuali tra area laica e Massoneria?

Ma non esiste più nulla perché in Italia non c’è più politica. Lei quale definirebbe area laica? Stiamo parlando di gente che ha fondato un partito dove l’unico iscritto è lui stesso. Di che stiamo parlando? D’altro canto la Massoneria è conciata ancora peggio, quindi voglio dire stiamo parlando di morti che si parlano.

Quindi Lei non vede nessuna possibilità di una ricostruzione Laica in Italia?

Ad oggi no

Corrado Li Greci

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