sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

La Repubblica Ceca
e le sue anomalie
Pubblicato il 09-02-2017


Tomio OkamuraL’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (19^ puntata).

Sono molte le singolarità che contraddistinguono la politica ceca da quella delle altre nazioni dell’est Europa. La prima grande differenza è l’assenza di grandi partiti in grado di raccogliere ampie fette di consenso. Alle scorse elezioni nazionali il primo partito è stato il Partito Socialdemocratico del primo ministro Bohuslav Sobotka, che è riuscito a superare il 20% solo di qualche decimale. Scenario molto differente rispetto ad altri Paesi dell’Europa orientale, in Romania, un paio di mesi fa, il Partito Socialista ha trionfato con oltre il 45%, la stessa percentuale è stata sfiorata dal partito di Viktor Orban alle ultime elezioni ungheresi.

La seconda grande anomalia è l’assenza di una destra forte. In Slovacchia le due principali forze politiche di estrema destra sommate superano il 20%, in Ungheria, gli ultranazionalisti dello Jobbik, sono saldamente sopra il 15% e non si può certo dire che il primo ministro Orban non sia un modello per le destre europee, in Polonia la destra nazionalconservatrice governa dopo aver ottenuto oltre il 37% dei voti alle ultime elezioni parlamentari.

Il Partito Repubblicano della Cecoslovacchia è stata la principale forza politica di estrema destra durante gli anni 90. Il partito nazionalista riesce ad entrare per due volte nel Parlamento ceco ed a superare l’8% alle elezioni nazionali del 1996, salvo poi entrare in una profonda crisi.

Negli anni successivi diverse nuove formazioni politiche cercheranno di recuperare il consenso perso dalla compagine di estrema destra, senza però riuscirci. Per tornare a vedere la destra radicale nel Parlamento ceco bisognerà attendere il 2013.

La principale figura della nuova destra della Repubblica Ceca è Tomio Okamura, e anche questa è un’altra anomalia della politica ceca. Okamura, con nome e tratti orientali, si contrappone ad una grossa schiera di leader della destra dell’est Europa, pronti a rivendicare la propria lunga discendenza nazionale e molto spesso anche il ruolo dei propri avi durante l’età dell’oro delle rispettive nazioni.
Tomio Okamura, dopo esser diventato popolare in Repubblica Ceca grazie alla partecipazione ad un programma televisivo, viene eletto senatore nel 2012. Dopo aver annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali, fonda il partito nazionalista Usvit che nel 2013 riuscirà a raccogliere il 6,9% dei consensi e ad ottenere 14 seggi alla Camera dei deputati ceca. Ma nel 2015 Okamura abbandona l’Usvit per dare vita ad un nuovo partito, l’SPD, ancora più incentrato sulla sua figura e membro della nuova alleanza dell’estrema destra europea, il Movimento per un’Europa delle nazioni e della libertà, assieme al Front National di Marine Le Pen e all’italiana Lega Nord, che il partito di Okamura prende come modelli, specie nelle sue campagne contro l’Unione Europea e l’immigrazione.

Le prossime elezioni nazionali in Repubblica Ceca si dovrebbero tenere il prossimo ottobre, gli ultimi sondaggi dicono che l’SPD viaggia fra il 4% e il 7%, mentre l’Usvit viene dato vicino all’1%. Il Partito Socialdemocratico dell’attuale primo ministro Sobotka si aggira fra il 16% e il 19%, superato dagli alleati di governo centristi di Ano 2011, dati fra il 28% e il 30%. Il Partito Comunista di Boemia e Moravia, che dal 1990 viaggia fra il 10% e il 14% è dato stabile sulle percentuali degli ultimi anni, mentre le quattro principali forze politiche del centrodestra sommate vengono date sotto il 25%. Le prossime elezioni presidenziali si terranno invece il prossimo anno e lo storico leader del Partito Repubblicano della Cecoslovacchia, Miroslav Sládek, ha annunciato il ritorno in politica e la sua candidatura a Presidente.

Gianluca Baranelli

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